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Territori palestinesi: la protesta del villaggio di Bil’in

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Protesta a Bil’in - Foto: M. Perathoner

Cinque anni fa la protesta nacque per manifestare il dissenso contro la costruzione la barriera intorno al villaggio e la sottrazione, da parte dello Stato di Israele, di centinaia di acri di terra agli abitanti a favore delle colonie circostanti, terre confiscate e utilizzate per la costruzione degli insediamenti di Matityahu e Kiryat Sefer.

Ma, nonostante i risultati raggiunti - “La Corte suprema israeliana ha giudicato che il muro danneggia il villaggio e nel mese di luglio del 2008 Israele ha finalmente presentato un tracciato alternativo per il muro che restituirà buona parte dei territori agli abitanti”, spiegano gli organizzatori - poco è cambiato e l’appuntamento settimanale a Bil’in, piccolo villaggio della Cisgiordania, prosegue. E continuerà, secondo i centinaia di manifestanti che ogni venerdì si ritrovano davanti al muro per manifestare il proprio dissenso, fino a quando continuerà l’occupazione israeliana in Cisgiordania.

Situato a 12 chilometri a ovest di Ramallah, capitale amministrativa dell’Autorità nazionale palestinese, Bil’in è diventata, nel corso degli anni, la località simbolo delle proteste contro la separazione tra Israele e Territori palestinesi. Dal 2005, infatti, attivisti israeliani e internazionali, gli abitanti del villaggio e sostenitori della causa palestinese si radunano davanti alla barriera eretta a partire dal 20 febbraio 2005 intorno al villaggio, sottraendo terreni a una popolazione la cui principale risorsa è la produzione agricola.

“Gli abitanti di Bil’in dipendono dall’agricoltura, in particolar modo dall’apicoltura e dalla coltivazione di uliveti” - dichiarano i membri dell’organizzazione Friends of Freedom and Justice Bil’in, associazione nata a sostegno del villaggio.

Secondo i dati forniti dal Popular Struggle Coordination Committe, il Comitato per la lotta popolare palestinese che coordina le attività e le diverse proteste regolarmente organizzate in varie località dei territori occupati, circa il 56 per cento delle terre di Bil’in sarebbero state confiscate da Israele. “A partire dagli anni 80 ampie zone agricole sono state dichiarate «terra statale» a favore della costruzione del blocco di colonie di Modi’in Illit, nel quale abitano ad oggi circa 42.000 coloni e che entro il 2020 dovrebbe raggiungere i 150.000 abitanti”, denuncia l’International Solidarity Movement, una delle organizzazioni presenti tutti i venerdì alla protesta.

Nonostante i risultati ottenuti, la situazione per gli abitanti di Bil’in resta non sembra essere migliorata. “Sono passati ormai due anni dalla decisione delle Corte sulla modifica al tracciato del muro”, dichiara Mohammed Khatib, abitante del villaggio, “ma solo tramite le nostre proteste i militari implementeranno la decisione. ”Secondo Khatib tutto il muro dovrà essere smantellato, in quanto dichiarato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja. Bil’in è un villaggio palestinese che vuole continuare ad esistere, che lotta per salvaguardare la sua terra, i suoi uliveti, le sue risorse e la sua libertà.”

Michela Perathoner
(Gerusalemme - inviata da Unimondo)

 

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

 

 

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