Sul Cammino di Santiago, alla ricerca di spritualità

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Foto: Travelfar.it

Di tutte le persone che ho incontrato per strada ho tenuto una faccia, un nome, una lacrima o qualche risata. In tutti i paesi e le piazze dove ci siamo fermati, abbiamo perso un minuto ad ascoltare qualcuno. Sono state lezioni di vita imparate che ancora conservo. Nessun rimpianto per quello che è stato, che le stelle ti guidino sempre, che la strada ti porti lontano. Buon viaggio hermano querido e buon cammino ovunque tu vada”.

Sono parole dalla canzone “La Strada” dei Modena City Ramblers, che esprimono bene il senso della mia recente esperienza, sulla strada del Cammino di Santiago, iniziata quasi un mese fa alle porte dei Pirenei francesi, nella località di Saint Jean Pied de Port, e terminata a Santiago de Compostela, città iberica sulla punta occidentale della Spagna. È il Cammino per eccellenza. Un’esperienza da fare una volta nella vita, anche a detta degli oltre 200.000 pellegrini che giungono ogni anno alla meta. Io sono tra loro.

Il Cammino di Santiago de Compostela è una delle vie di peregrinazione più importanti della storia. Santiago è infatti considerata la terza città santa per la cristianità dopo Gerusalemme e Roma. La tradizione narra che Giacomo, uno dei 12 apostoli, dopo la morte di Gesù Cristo andò nella penisola iberica per predicare il cristianesimo; fece poi ritorno a Gerusalemme dove, intorno al 44 a.C., venne arrestato e decapitato. Dopo il suo martirio, si narra che i suoi discepoli caricarono il suo corpo su una nave di pietra che raggiunse la Spagna, per dargli sepoltura nella terra dove lui stesso si era recato da pellegrino. Secondo la tradizione, nel IX secolo le sue spoglie vennero trovate dall’eremita Pelayo, che seguì una scia di stelle che lo condussero fino all’antico e dimenticato sepolcro. Da tutto ciò deriva il nome della città che qui nacque: Santiago (termine spagnolo per “San Giacomo”) de Compostela (del Campus Stellae) a ricordo di quella stella che indicò a Pelayo il luogo del sepolcro. Alfonso II re delle Asturie proclamò san Giacomo Santo Patrono della Spagna e la notizia si diffuse rapidamente attirando i pellegrini di tutta Europa verso questo luogo sacro.

Negli anni 80 del Novecento il cammino è tornato in auge e, nonostante sia nato come pellegrinaggio cristiano, oggi attira pellegrini da tutto il mondo e di ogni religione. Questa antica via di pellegrinaggio nel 1987 è stata dichiarata Primo Itinerario Culturale Europeo e nel 1993 è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Il cammino può essere qualsiasi strada in Europa che conduce a Santiago de Compostela, in quanto il vero viaggio inizia fuori dalla porta di casa. In realtà il cammino più famoso, ed anche il più attrezzato, è il Cammino Francese, che attraversa il nord della Spagna da est a ovest per circa 800 Km passando da importanti città come Pamplona, Logroño, Burgos e Leon e da tanti piccoli paesini che sembrano rinati grazie all’itinerario. I luoghi suggestivi sono tanti, ma alcuni sono particolarmente evocativi in quanto legati a leggende o a miracoli lì avvenuti; Roncisvalle, località legata alle gesta di Orlando e dei paladini di Carlo Magno, Santo Domingo de la Calzada, con l’unica cattedrale al mondo ad avere al suo interno una gabbia con due galline vive, San Juan de Ortega, antico monastero sperduto in un querceto a mille metri di quota, O Cebreiro, luogo fatato e misterioso a 1300 metri di altitudine, porta d’ingresso della Galizia, legato ad un miracolo eucaristico.

Il Cammino francese parte dai Pirenei, con i suoi paesaggi suggestivi, le difficoltose salite e discese, fino a raggiungere la Navarra con i suoi lidi verdeggianti, poi la Rioja con i preziosi vigneti e l’ottimo vino, e la Castilla y Leon con la vastissima Mesetas, forse il tratto più difficoltoso, un infinito paesaggio che isola il pellegrino lasciandolo completamente solo con i suoi pensieri. L’ultima regione è la Galizia con le sue dolci colline boscose e l’inebriante profumo degli alberi di eucalipto, che ben accolgono il pellegrino quasi giunto alla meta.

All’inizio del Cammino viene data la credenziale, una sorta di passaporto del pellegrino, da timbrare ad ogni tappa e che è necessario per ricevere la Compostela, un documento assegnato a Santiago presso la Oficina del Peregrino, che attesta il compimento del pellegrinaggio. Tra i pensieri, le chiacchiere con un compagno di viaggio, l’immersione dei sensi nei fantastici paesaggi e colori, le visite alle antiche chiesette rurali e cattedrali che negli anni l’uomo ha lasciato a i posteri nel corso del cammino, il pellegrino non deve perdere l’attenzione al percorso ed ai suoi segni, le frecce gialle, che indicano la giusta direzione e che ben segnalano tutto il tragitto.

I pellegrini alloggiano negli albergue, in dormitori misti che, se non permettono sempre un buon riposo, sono luoghi di socialità nello spirito del cammino. È stato ugualmente piacevole, giunta a metà del cammino, nella città di Leon, cercare una stanza singola e silenziosa che per una modica cifra mi regalasse un po’ di riposo e di intimità in preparazione delle prossime tappe. Ho trovato un alloggio in centro, proprio al lato della celebre Cattedrale, capolavoro gotico di importante interesse storico e architettonico. Un vero toccasana, mi sono trovata bene e ho recuperato delle preziose energie..

Indipendentemente dai chilometri percorsi (tanti percorrono dei piccoli pezzi di Cammino, magari suddivisi nei diversi anni) ciò che conta davvero è camminare – quando il tempo e le distanze assumono un sapore diverso al ritmo dei propri passi - lasciando che tutti i sensi siano stimolati e osservando cose a cui prima non avevi mai fatto attenzione. Percorrere speranze, paure e fatiche sulle orme delle centinaia di migliaia di persone che lo hanno fatto prima di te, è un’emozione unica.

Per quale motivo oggi migliaia di persone decidono di mettere la propria vita in uno zaino, il più leggero possibile, e farsi pellegrini? Religione, spiritualità, cultura, sport, ogni persona ha una propria particolare motivazione. Ma qualunque essa sia, il viaggio arricchirà il pellegrino perché, a detta dei protagonisti, il cammino cambia profondamente tutte le persone che vivono questa indimenticabile esperienza che conserva la speranza e le impronte di centinaia di migliaia di persone nella storia.

Allora, Buon Cammino a tutti, o meglio Ultreya y Suseia! (antico saluto tra pellegrini che significa “animo, avanti e verso l’Alto”!).

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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