Sud Sudan: segnali di pace e movimenti di truppe

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Foto:  P. Merlo

Sud Sudan - La situazione aggiornata in Sud Sudan è quanto meno confusa e variabile: si potrebbe arrivare, anche in pochi giorni, ad una pace solida, tra il governo ancora in carica, formato principalmente da “Dinka”, guidati ancora da Salva Kiir, e il suo rivale Ryan Machar, “Nuer”. Ma si potrebbe riaccendere la guerra tra eserciti fedeli ai due contendenti. Oppure si potrebbe arrivare, e si spera proprio di no, ad un colpo di stato che dovrebbe vede Machar assaltare il posto occupato ora dal rivale Salva Kiir.

Lunedì scorso, 8 febbraio, avrebbe dovuto riunirsi il Parlamento per la formazione del nuovo governo “di salute pubblica”, ma Ryan Machar pare che non voglia presentarsi a Juba senza almeno una parte del suo esercito, e rimane, almeno per ora, in Sudan, protetto dall’amicizia di Omar-al-Bashir, dittatore del Sudan, a cui Machar ha offerto la fornitura di petrolio ed il ripristino dei commerci tra i due paesi.

D’altro canto, se Machar non dovesse presentarsi a Juba, non si capisce in che modo potrebbe fare parte di una autorità nuova standosene ben lontano e con la paura di venire catturato o ucciso dai rivali politici (e non solo). La notizia della nomina di Machar a vicepresidente del Sud Sudan sembrerebbe un gesto di pacificazione benché la situazione sia ancora del tutto fluida.

Infatti, a complicare ulteriormente lo scenario, è intervenuta la “secessione” di circa seimila soldati dell’esercito, a Wau, grosso centro nel nord del Paese, che si sono dichiarati pronti a combattere al fianco proprio di Ryan Machar…

Domenica, durante la messa in un villaggio, sono transitati alcuni cingolati per il trasporto delle truppe: andavano ad una base a pochi chilometri da Yirol, dove si trova un grande accampamento di soldati (con donne e bambini), a protezione di Yirol sul suo versante nord.

Da Juba invece la notizia che molti soldati stanno lasciando la città, come da richiesta della Commissione per la Pace.

Nei ventotto nuovi stati nati dalla ristrutturazione voluta da Salva Kiir e condannata anche dall’Unione Africana, si sono insediati in pompa magna i relativi nuovi governatori che, come succede ovunque, hanno cominciato a sequestrare terreni e case per edificare gli uffici governativi locali, hanno fatto promesse di pace durevole e di condanne esemplari per chi venisse scoperto in possesso di armi o rubasse le mandrie, ma soprattutto hanno cominciato a spendere un fiume di denaro di non si sa chi per comprare auto bellissime ed assolutamente inadeguate alle strade che non ci sono, per assumere i nuovi burocrati e così via…

A livello di aneddoto: ad Yirol, una delle nuove capitali, dopo la grande cerimonia di insediamento del nuovo governatore, i vari deputati intervenuti non sono ripartiti con le proprie auto, ma con volo charter, lasciando gli autisti a riportare a casa le vetture…

Proprio la formazione dei 28 nuovi stati, ritenuta illegittima dal buon senso e dalle varie commissioni internazionali che stanno cercando di dare una sistemazione democratica al Paese, è la chiave del problema. Il presidente Salva Kiir ha fatto questa divisione durante gli accordi, quindi cambiando lo “status quo” in corso d’opera. Le altre forze politiche chiedono la sospensione dell’attuazione di questo piano organizzativo e siamo in una fase di stallo totale.

Il Parlamento è pronto alla nomina del nuovo “governo di transizione”, ma con la condizione della sospensione, che Salva Kiir non vuole. I governatori degli Stati, appena insediati sono stati richiamati a Juba “per consultazioni” ed ora si aspetta un nuovo passo, speriamo in avanti, verso la soluzione della vicenda.

Intanto l’economia del paese sta andando incontro al disastro: la sterlina sud-sudanese, in pochi mesi ha oltre che dimezzato… I mercati locali, in pratica in tutto il paese ad eccezione della capitale Juba, si stanno svuotando e si compra e si vende quello che arriva ogni giorno… Spesso manca il pane, la frutta, anche per motivi di stagionalità è poca, la carne è scarsa ed assai poco controllata dal punto di vista sanitario. Se è pur vero che qui la gente è abituata da tempo immemorabile a fare un solo pasto al giorno, è altrettanto vero che, mancando gli alimenti, oltre agli altri generi che qui sono veramente secondari, la gente ha fame e soffre. Basta osservare i ragazzi che “curano” gli alberi di mango, in attesa che i frutti arrivino almeno ad un colore verde pallido per poter cominciare a recuperare le forze della sottonutrizione di questi mesi…

Paolo Merlo

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