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Somalia: rafforzare l'embargo di armi, riaffiorano rifiuti nucleari

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Milizie armate a Mogadiscio - foto Getty images

Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha raccomandato il rafforzamento dell'embargo sulle armi in Somalia, a fronte della persistente insicurezza nel Paese che impedisce peraltro l'applicazione di diversi programmi dell'Onu - ripora l'Agenzia Misna. "Informazioni indicano che l'embargo è violato su vasta scala, non solo da gruppi estremisti o miliziani, ma anche da alcuni membri del Parlamento" - ha scritto Annan in un rapporto inviato al Consiglio di sicurezza. "La proliferazione delle armi di piccolo calibro è una questione molto rilevante che deve essere trattata a lungo termine, ma la presenza di grandi quantità di armi pesanti pone un problema più immediato" - ha sottolineato Annan. "Conflitti persistenti tra le due regioni secessioniste del Somaliland e del Puntland per il controllo delle zone di Sool e Sanaag costituiscono un serio motivo di preoccupazione".

Intanto il Presidente somalo Abdullahi Yusuf e il premier Mohammed Ghedi, impegnati in questi giorni in un tour della Somalia mirante a preparare il terreno per il ritorno delle istituzioni di transizione da Nairobi hanno dovuto accettare dai signori della guerra che controllano Mogadiscio il loro "no al dispiegamento di contingenti di Etiopia e Gibuti" come peacekeepers sotto l'egida dell'IGAD (Inter-Governmental Agency for Development). La capitale somala rimane ancora off-limits per i due leader politici, come dimostrano anche gli scontri avvenuti stamane nella zona nord della capitale - riporta Warnews. Per ora il Presidente Yusuf tiene duro, e dal suo viaggio somalo fa sapere che l'arrivo del contingente di pace è "certo e necessario", declinando anche l'offerta da parte della comunità di Johwar di ospitare per un periodo le istituzioni durante la "messa in sicurezza" di Mogadiscio. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unpd) sta intanto lavorando con il governo di transizione somalo, basato a Nairobi (Kenya) per motivi di sicurezza, per organizzare il trasferimento delle neo-nate autorità a Mogadiscio: tra i suoi compiti è incluso l'addestramento di 5.000 poliziotti nella regione centro-meridionale del Paese.

Intanto un rapporto dell'Unep riferisce che lo tsunami del 26 dicembre scorso ha fatto riaffiorare sulle spiagge della Somalia rifiuti tossici e nucleari sepolti illegalmente dall'inizio degli anni '80. L'Onu avverte che mentre i disastri naturali sono di breve durata, la contaminazione dell'ambiente tramite materiali radioattivi "può avere conseguenze di lunga durata a causa della contaminazione della falda freatica e del terreno, con effetti sull'agricoltura e sulle industrie della pesca". Il "rischio ambientale molto serio" non riguarda soltanto la Somalia -si legge nel rapporto Onu di 140 pagine- ma tutta l'Africa orientale. Lo studio sottolinea poi come "la costa della Somalia sia stata usata per anni come una grande discarica da altri Paesi che dovevano sbarazzarsi di scorie tossiche, radioattive o nucleari e che hanno approfittato della lunga guerra e dell'assenza di controlli che impedissero queste attività". Il traffico di rifiuti nucleari con la Somalia è tra l'altro tornato recentemente al centro dell'attenzione a causa di un'inchiesta del settimanale l'Espresso che lo associa all'assassinio della giornalista del Tg3, Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin, uccisi in Somalia 11 anni fa. [GB]

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