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Somalia: guerra e siccità bloccano le ong, si rischia la catastrofe per fame

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Un villaggio somalo - Foto Intersos

L'Associazione per i popoli minacciati (APM) con un comunicato diffuso nei giorni scorsi mette in guardia da una probabile catastrofe per fame che minaccia la Somalia con l'approssimarsi dell'autunno. I cooperanti internazionali a causa dell'inasprimento della guerra civile hanno sempre meno la possibilità di raggiungere la popolazione civile con gli aiuti umanitari. Tra l'altro gli attacchi ai cooperanti nel corso degli ultimi sei mesi è aumentato drammaticamente. "Urge adesso un intervento straordinario dell'Unione Europea per portare la pace in Somalia, per poter garantire l'approvvigionamento umanitario a favore di quasi quattro milioni di persone in situazione di estremo bisogno. Tutte le parti in conflitto dovrebbero essere invitate a non ostacolare l'accesso e le forniture umanitarie per la popolazione civile" - scrive APM.

L'Unione Europea, nel corso della lotta ai pirati nel Golfo di Aden aveva anche promesso "ampie misure" per stabilizzare la Somalia. Adesso l'Unione europea deve anche passare alle azioni concrete e impegnarsi con forza per garantire la pace in Somalia. Ai due stati vicini in guerra tra loro, Eritrea ed Etiopia, deve essere impedito di spostare il proprio conflitto sul territorio della Somalia. La crisi umanitaria verrebbe ulteriormente aggravata dalla siccità, che minaccia seriamente la sopravvivenza di 700.000 nomadi nel nord della Somalia e nei vicini Puntland e Somaliland. E' da quattro anni ormai che nella regione le precipitazioni sono completamente assenti. Ora si rischia la totale distruzione delle mandrie.

Dal gennaio 2008 in Somalia sono stati uccisi 42 cooperanti e 33 operatori umanitari sono stati rapiti, 13 aiutanti sono ancora nelle mani dei rapitori. Data la crescente frequenza degli attacchi le organizzazioni ritirano il proprio personale in quanto la loro sicurezza non è più garantita. Così l'UNICEF ha dovuto sospendere la fornitura di aiuti per 85.000 bambini nel sud della Somalia per motivi di sicurezza. Regolarmente attrezzature e veicoli di soccorso delle organizzazioni umanitarie vengono derubate. Il 17 agosto è stato respinto con molta difficoltà un attacco armato notturno alla sede del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite. Tre degli attaccanti sono rimasti uccisi nel raid.

Dagli inizi di maggio 2009 sono stati circa 280.000 i civili fuggiti in seguito alla escalation della violenza nella capitale Mogadiscio. Almeno 12.000 rifugiati erano in attesa nel nord della costa somala presso la città costiera di Bosasso nel Puntland in attesa di buone condizioni atmosferiche, per tentare la pericolosa fuga attraverso il Golfo di Aden verso lo Yemen con l'aiuto di trafficanti di esseri umani. Più di 30.000 persone dal gennaio 2009 sono fuggite via mare. Quasi 500.000 profughi provenienti dalla Somalia vivono già in condizioni di estrema povertà e indigenza in Yemen. Nel 2008, il numero dei nuovi rifugiati arrivati dalla Somalia è aumentato del 70% rispetto all'anno precedente.

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