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Somalia: accordo tra governo e warlords per disarmo milizie

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Miliziani somali armati - da Rainews24

I signori della guerra somali hanno accettato di disarmare le loro milizie e di aderire al nuovo esercito nazionale. L'accordo è stato raggiunto oggi al termine di un vertice con il presidente del governo di transizione somalo, Abdullahi Yusuf, nel palazzo presidenziale a Mogadiscio. "È un primo significativo passo avanti: se davvero ci sarà la consegna delle armi, sarà una svolta importante" ha detto il portavoce del governo somalo di transizione Abdirahman Dinari all'agenzia Misna. "Sono state create due commissioni, una governativa e l'altra da parte dei signori della guerra, che domani si incontreranno per la prima volta con l'obiettivo di definire tempi e modi della consegna delle armi e dell'integrazione all'interno delle forze governative" - ha aggiunto il portavoce somalo.

L'accordo è stato sottoscritto nella sede presidenziale di Villa Somalia dai principali 'signori della guerra' in rappresentanza di tutta la capitale e di diverse zone del paese, alla presenza anche di alcuni deputati. Tra i presenti, secondo il portavoce del Tfg, i warlords protagonisti di anni di violenze a Mogadiscio e non solo, appartenenti a clan diversi e a lungo avversari sul terreno: Mohamed Qanyare Afrah, Muse Sudi Yalahow, Omar Mahamud Mohamed detto "Finish".

Prima della riunione, all'esterno del Palazzo presidenziale è avvenuta una violenta sparatoria tra la scorta di uno dei warlords e le guardie presidenziali che ha provocato - secondo fonti locali - sei morti e 9 feriti. "È stato un incidente nato da un malinteso" - ha affermato il portavoce del governo alla Misna, secondo cui il bilancio sarebbe invece di 2 vittime e 4 feriti.

Unicef e Save the Children chiedono che tutti i bambini arruolati con gli eserciti o i gruppi armati vengano immediatamente smobilitati o rilasciati dai centri di detenzione. "I bambini sono vittime del conflitto e, secondo testimonianze dirette, sono stati anche presenti in misura notevole come combattenti nei recenti scontri" - riportano le due agenzie che chiedono al Governo federale di transizione e alle istituzioni somale di compiere i passi necessari per garantire che i bambini siano adeguatamente accuditi e riunificati alle loro famiglie in totale sicurezza e senza discriminazioni.

Unicef e Save the Children esprimono anche "grave preoccupazione per i rapporti secondo cui bambini e donne somali sono fra le vittime degli attacchi aerei e i campi per gli sfollati vengono bombardati". Le due agenzie temono che con la chiusura dei confini del Kenia siano aumentati i pericoli per i somali in fuga, e riferiscono che, mentre i bambini continuano a essere in assoluto i più esposti a rischi, sono pervenute notizie di alcuni bambini colpiti da proiettili vaganti, mentre altri rischiano di essere reclutati per combattere nelle truppe dei vari signori della guerra ri-emergenti. "Ciò è inaccettabile ai sensi di qualsiasi norma militare e civile" - denunciano le due agenzie.

I raid aerei Usa sugli islamici in fuga nella Somalia meridionale dei giorni scorsi hanno ucciso 70 pastori nomadi denuncia Oxfam, importante agenzia umanitaria britannica. "In base alle leggi internazionali è obbligatorio distinguere tra obiettivi militari e civili" - ha aggiunto Oxfam, citando come fonte delle informazioni le organizzazioni sue partner sul luogo. Un aereo da guerra statunitense ha attaccato lunedì scorso un villaggio nel sud della Somalia nel tentativo di annientare una cellula di al Qaeda.

Intanto l'Unhcr ha inviato due squadre d'emergenza in Somalia e Etiopia e sta attualmente trasportando aiuti umanitari in Somalia attraverso un apposito ponte aereo. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha ricevuto notizia che in seguito ai combattimenti che hanno avuto luogo a Mogadiscio a fine di dicembre e che hanno portato al trasferimento nella capitale somala del Governo Federale di Transizione (TFG), circa 10mila nuovi sfollati somali sono giunti nella città di Galkayo. La popolazione di sfollati nella regione frontaliera del Puntland e nella Somalia Centrale conta complessivamente circa 80mila persone. Nell'intera Somalia sono presenti oltre 400mila sfollati interni, la maggior parte dei quali sono stati costretti a spostarsi durante conflitti precedenti e a causa della siccità che ha colpito la Somalia meridionale e centrale. [GB]

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