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Sicurezza alimentare a rischio per i cambiamenti climatici e le speculazioni

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Siccità e eventi climatici estremi: a rischio i raccolti - Foto: ©Ipcc

“Gli eventi climatici estremi mettono a rischio la sicurezza alimentare in molti paesi del mondo, riducendo milioni di persone in condizioni di fame e povertà”. Lo afferma Oxfam in uno studio presentato nei giorni scorsi all’apertura della Conferenza Onu sul clima di Durban. La ricerca “Eventi climatici estremi: una minaccia per la sicurezza alimentare” (in inglese in .pdf) illustra l’impatto dei cambiamenti climatici nel biennio 2010-2011 e spiega come gli eventi climatici estremi sempre più frequenti avranno un pericoloso impatto sui raccolti e sui prezzi alimentari, riducendo le scorte, destabilizzando i mercati e provocando improvvise impennate dei prezzi.

“Dal Corno d’Africa al Sudest asiatico, dalla Russia all’Afghanistan, un anno di inondazioni, siccità e caldo estremo ha contribuito a diffondere fame e povertà” - ha commentato Kelly Dent, portavoce di Oxfam. “Lo scenario può soltanto peggiorare perché i cambiamenti climatici si intensificano e gli agricoltori devono fare i conti con le alte temperature. I governi riuniti a Durban devono agire subito per salvaguardare le scorte di cibo ed evitare che milioni di persone finiscano per soffrire fame e povertà”.

Nell’ultimo anno gli eventi climatici estremi hanno scosso i mercati globali, contribuendo a incrementare i prezzi del grano e di altri prodotti agricoli alla base dell’alimentazione. Quest’anno potrebbe essere un triste presagio di quanto ci aspetta in futuro. Gli avvertimenti del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) non lasciano dubbi: con ogni probabilità gli eventi climatici estremi aumenteranno in frequenza e gravità se non si agisce subito.

Alcuni esempi sono già sotto i nostri occhi. La grave siccità nel Corno d’Africa ha colpito 13 milioni di persone. La siccità e gli incendi seguiti alla grande ondata di calore in Russia e Ucraina hanno distrutto buona parte del raccolto del 2010 e provocato un aumento tra il 60 e l’80% dei prezzi globali del grano in soli tre mesi. Le intese piogge monsoniche e i numerosi tifoni nel Sudest asiatico hanno ucciso più di 1.100 persone e contribuito a far aumentare i prezzi del riso del 25% in Thailandia e del 30% in Vietnam rispetto all’anno precedente. In Afghanistan la siccità ha contribuito a incrementare i prezzi del grano e della farina di grano. Nelle aree colpite, lo scorso luglio i prezzi erano cresciuti del 79% rispetto all’anno precedente.

“E’ difficile attribuire una specifica catastrofe ai cambiamenti climatici, ma è certo che questi ultimi provocheranno eventi estremi sempre più gravi e frequenti. Per i più poveri e i più vulnerabili, che spendono fino al 75% del loro reddito per acquistare cibo, le conseguenze potrebbero essere disastrose” - dichiara Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia. “La salute del pianeta non è più un problema lontano. Le piogge e le alluvioni che hanno colpito l’Italia in queste settimane dimostrano che i cambiamenti climatici fanno vittime e devastano il territorio anche nei paesi industrializzati, a casa nostra. Poveri e ricchi, Sud e Nord del mondo sono sullo stesso fronte e per questo devono agire insieme in modo rapido”.

Oxfam ha chiesto ai governi riuniti a Durban di centrare tre obiettivi fondamentali: la sopravvivenza del protocollo di Kyoto e l’impegno a concludere al più presto un nuovo accordo esaustivo e legalmente vincolante; incrementare i tagli alle emissioni di CO2 prima del 2020 per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi; assicurare i fondi a lungo termine per aiutare i più poveri ad affrontare i cambiamenti climatici. In particolare, il Fondo verde per il clima non può restare un contenitore vuoto, ma deve essere dotato delle risorse necessarie per entrare in funzione.

Intanto oggi a Milano il convegno “Speculazioni sul cibo e crisi alimentari. Serve una nuova governance?” farà il punto sulle cause che hanno scatenato la crisi alimentare del 2008: “Non è stata la carenza di cibo – in quell’anno la produzione mondiale era addirittura aumentata – ma, come spiega la Fao, le speculazioni nelle borse sulle materie alimentari”.

"In Africa i raccolti di numerosi paesi importatori di beni alimentari erano superiori rispetto alla media, mentre le riserve erano più elevate. E anche nei primi mesi del 2011 la produzione è stata pressoché costante". Secondo la Fao e l’Ocse, nel prossimo decennio 2011-2020 i prezzi dei cereali potrebbero stabilizzarsi a un 20% in più rispetto ad oggi. Per spiegare le impennate dei prezzi occorre guardare altrove, in particolar modo ai mercati finanziari. Esistono lobby internazionali in grado di influenzare i prezzi sulla borsa merci di Chicago, dove si negoziano i contratti sui cereali, i cui valori diventano riferimento per i prezzi in tutto il mondo.

Il convegno di Milano rappresenta la prima occasione pubblica di confronto tra la città che ospiterà EXPO 2015 e l’amministrazione guidata da Giuliano Pisapia, primo firmatario dell’appello e del codice di condotta elaborato dalla campagna Sulla fame non si specula, sostenuta da Unimondo assieme a Vita, Acli, Action Aid International, Fondazione Bridges, Cocis e Pime, e nata agli inizi del 2011 per sollecitare un intervento regolativo sui mercati finanziari che protegga almeno un bene essenziale come il cibo dalle mire speculative. [GB]

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