Senza scuola non c'è cittadinanza

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Foto: Nigrizia.it

Settembre, riapre la scuola. Ricomincia quel processo educativo che dovrebbe far maturare nei giovani la coscienza di essere cittadini con tutti gli impegni e le sfide che ciò comporta. Viene da chiedersi se invece la scuola non sia diventata una macchina che sforna degli ingranaggi funzionali al mercato globale…

Per rispondere a questa domanda mi voglio soffermare sulla battaglia civile che sta portando avanti la Rete del rione Sanità di Napoli, un quartiere di 50mila abitanti che deve fare i conti con la mancanza di lavoro e quindi con tante famiglie in difficoltà; e che deve confrontarsi con le bande di ragazzini che controllano il territorio, gestiscono con ferocia traffici di ogni sorta e rappresentano una “evoluzione” della camorra classica.

L’impegno della Rete, composta di tante piccole realtà, è focalizzato sulla scuola pubblica. Abbiamo raccolto dati e poi resa pubblica, già lo scorso maggio, la nostra denuncia davanti all’istituto tecnico superiore Caracciolo. Nel rione non esiste nessun asilo nido comunale, c’è una sola scuola elementare (la Andrea Angiulli, che per fortuna lavora bene) e soprattutto non esiste un complesso che riunisca la scuola media inferiore. Non c’è dunque da meravigliarsi se dopo le elementari il 40% dei ragazzi abbandona la scuola e finisce per fornire manovalanza alle bande della malavita.

La situazione non migliora se si guarda agli istituti superiori. Il Caracciolo, unico istituto superiore del quartiere, ha meno di 500 allievi e per questo lo si vuole accorpare a un altro, l’Isabella d’Este. Se si va in questa direzione la scuola rischia di chiudere. Anche perché nell’anno scolastico 2016-2017 il Caracciolo ha perso il 50% degli studenti: una classe partita con 25 ragazzi è arrivata a giugno con 5. E poi – qui don Milani sobbalzerebbe – il 73% degli studenti è stato bocciato.

La denuncia ha avuto un buon riscontro sui media cittadini e regionali, e la Rete è stata convocata dalla regione Campania, dal provveditorato e dal prefetto. Due le nostre richieste principali: in una situazione degradata come quella del quartiere, non ci può essere l’accorpamento del Caracciolo, che invece deve avere un suo preside e una sua segreteria; per quanto riguarda i professori, sono assegnati in base a un punteggio ottenuto partecipando a un concorso, ma qui c’è bisogno di docenti, certo preparati, ma soprattutto motivati, che si prendano cura degli studenti. Nel quartiere c’è anche bisogno di scuole che restino aperte fino alle otto di sera, scuole a tempo pieno per dare davvero la possibilità a questi ragazzi di avere un’alternativa alla strada.

È chiaro che per rispondere a queste richieste va fatta una scelta politica. Finora abbiamo ottenuto soltanto delle promesse, vedremo se si concretizzeranno. La Rete vuole ora rivolgersi direttamente al ministero dell’istruzione.

Ciò che facciamo vale per tutte le periferie di Napoli e del sud d’Italia dove la scuola versa in gravi condizioni. Non chiediamo “progettini”, vogliamo che lo stato rispetti i diritti fondamentali di questi ragazzi. Come ha detto papa Francesco lo scorso giugno sulla tomba di don Milani: «Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia».

Alex Zanotelli da Nigrizia.it

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