Sbilanciamoci 2015: se la rinascita economica passa anche per la pace

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Immagine: @ALTAN per Sbilanciamoci.org

“L’austerità è il problema, non la soluzione”. Continuano a ripeterlo gli autori del Rapporto Sbilanciamoci! 2015  che, dati e numeri alla mano, dimostrano come per uscire da questa lunghissima crisi economica e sociale basterebbe semplicemente una reale volontà politica di agire nell'interesse dei cittadini. Il Rapporto è infatti una vera e propria contromanovra finanziaria in opposizione alla Legge di Stabilità dell'attuale governo Renzi che, secondo gli autori, continua a tagliare dove non dovrebbe tagliare e a finanziare ciò che invece andrebbe tagliato e reindirizzato. Come il comparto militare che, manco a dirlo, è una delle “spese tossiche” che le 46 organizzazioni della società civile che fanno parte di Sbilanciamoci ormai da anni vorrebbero ridurre fortemente. Di contro, l'implemento delle politiche di pace e cooperazione, a cui è dedicata una parte importante del Rapporto, rimane per loro un investimento essenziale per un paese che vorrebbe cambiare rotta anche e soprattutto a livello economico.

Partendo dall'assunto che “guerre e conflitti civili non si possono fermare con le armi”, Sbilanciamoci non solo svela in modo dettagliato gli altarini delle nostre spese in armamenti, stipendi e interventi militari inutili (si legga a questo proposito anche il resoconto di Francesco Vignarca di Rete Disarmo, tra gli autori del Rapporto), ma soprattutto fa delle proposte ben precise su come dirottare quei fondi verso interventi ben più proficui nel breve e lungo termine, tra cui:  azioni nonviolente di interposizione, interventi umanitari a supporto delle popolazioni civili, attività di monitoraggio della garanzia dei diritti umani, più iniziative di mediazione che favoriscano il dialogo tra le diverse parti in conflitto. Due le ragioni: ridare valore a uno degli articoli più bistrattati della nostra Costituzione, ovvero il n. 11 dell'Italia che ripudia la guerra, ma anche per i benefici in termini di ritorno economico e sociale che gli investimenti per la pace assicurano.

Tutto questo, utilizzando le risorse che già abbiamo a disposizione: gli interventi previsti dal Rapporto, infatti, rientrerebbero tutti nel pieno rispetto del pareggio di bilancio, dettame imposto dall'Ue che le associazioni di Sbilanciamoci, pur auspicandone l'abolizione, hanno deciso in questo caso di rispettare. E'così che poco meno di 250 milioni sarebbero pienamente sufficienti per investimenti cruciali che vanno dall'incremento dei fondi per dare vita e sostanza ai Corpi Civili di Pace, alla riconversione dell’industria militare verso produzioni civili, dalla selezione di 10 servitù militari da riconvertire per progetti di sviluppo locale nelle aree economicamente depresse, fino alla creazione di un Centro Studi per la pace e il disarmo sull'esempio dei prestigiosi istituti di Svezia e Norvegia.

Sul tema della cooperazione allo sviluppo, invece, il giudizio di Sbilanciamoci sulla nuova legge entrata in vigore il 29 agosto scorso non è del tutto negativo. Certo, permangono diverse criticità, che si spera verranno corrette più avanti. Ad esempio, pur lodando il riconoscimento del ruolo fattivo della società civile, secondo il Rapporto questa riforma avrebbe “lasciato aperti troppi spiragli a un recente passato che si voleva dimenticare: quello del sottofinanziamento e della burocrazia debordante”. Ancora, destano preoccupazione “l’eccessiva enfasi sul ruolo del settore privato profit, da un lato, e l’inadeguatezza delle risorse, dall’altro” lamentando, tra le altre cose,  la debolezza del “livello di standard etici richiesti ai privati in seno alla legge”. Infine, c'è l'ombra sui fondi effettivamente arrivati ai Paesi riceventi, aggravata dal fatto che anche quest’anno il Ministero degli Esteri italiano “è stato qualificato come uno dei donatori meno trasparenti al mondo in materia di aiuti internazionali” dall’autorevole Rapporto 2014 dell'organizzazione “Publish What You Fund”, che l’ha piazzato al 54esimo posto su 68.

Il Rapporto non manca poi di sottolineare l'incoerenza tra l'incremento dei fondi 2015 previsti nel documento di programmazione economica dello scorso aprile (241 milioni di euro) e l’attuale disegno di legge in discussione in Parlamento, a cui Sbilanciamoci propone di riallinearsi attraverso 25,1 milioni di euro di fondi aggiuntivi. Proprio la carenza dei fondi continua in questi giorni a permeare la discussione sul Servizio Civile, per cui Sbilanciamoci propone di integrare le risorse portandole a 200 milioni di euro nel 2015 e a 500 entro il 2017: “con 200 milioni nel 2015 sarebbero coperti i costi per 42.500 avvii in Italia e 800 all’estero”. Peccato che l'emendamento Patriarca (parlamentare Pd e presidente del Centro nazionale per il volontariato) che introduceva questa proposta, sia stato appena respinto proprio per difficoltà nella copertura espresse da parte del ministero dell'Economia. Dure critiche ai tagli sono arrivate da parte del mondo del terzo settore che vedono sempre più come una chimera il tanto sbandierato Servizio Civile Universale: “Dei 200 milioni richiesti il governo ne stanzierà 65, 40 milioni in meno rispetto alle risorse investite dal governo Letta” si è detto durante la presentazione del rapporto.

Insomma, sul fronte degli investimenti per la pace, un cambio di rotta sembra incontrare ancora molte difficoltà nel nostro paese, più incline a fare gli interessi di banche e aziende e poco propenso a rinunciare a quello che Vignarca definisce il “bancomat della spesa militare”. Per fortuna, la società civile non si arrende e continua a cercare di coinvolgere la cittadinanza su questi temi, come con la campagna “Un'altra difesa è possibile”, quella contro gli F35, e tanti altri appelli all'azione e partecipazione dal basso. “Le risorse ci sono, ma vanno investite in maniera differente – affermano le organizzazioni di Sbilanciamoci – il punto centrale resta quale modello di economia, di società e di democrazia vogliamo”. 

Anna Toro

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