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Sardegna: al via il Gsott8, Forum della società civile internazionale

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Il manifesto del Gsott8

Prende il via stasera in Sardegna il Gsott8, il Forum della società civile internazionale. "Non un 'contro-vertice' del G8, ma un vero Forum mondiale per nuove politiche" - hanno sottolineato in una conferenza stampa ieri a Roma i portavoce delle 70 organizzazioni provenienti da 40 paesi del mondo.

"Il forum dei G8 sarà una vetrina, alla meglio una visita di beneficenza. Per questo il nostro Gsott8 non sarà un controvertice ma un forum "per" che sotto, cioè dal basso, in basso a sinistra anche della stessa isola sarda, nel percorso dei Forum sociali mondiali farà tappa nel Sulcis iglesiente Medio campidano mettendo a confronto le principali reti della società civile di tutto il mondo "per" spiegare ai G8 come, concretamente, possono cambiare politica e porre rimedio a molti dei gravi problemi che hanno creato in questi anni con le loro decisioni" – ha spiegato Raffaella Bolini dell’Arci presente alla conferenza stampa con Fair, Legambiente, Fiom-Cgil e CRBM .

Il Gsotto si pone come un pensatoio e un laboratorio di politiche e di pratiche che vuole raccontare loro come tante comunità, organizzazioni, produttori, artigiani, insieme alle loro amministrazioni locali, nel Sulcis come nel resto del mondo, non resistono, ma rifondano un’idea di cittadinanza, produzione, cultura e convivenza "rilocalizzata", responsabile, sostenibile, solidale. Le cinque giornate del Gsott8 si articolano intorno alle tre grandi crisi che affliggono in questi anni il pianeta: energetica e ambientale, alimentare e di produzione, di civilizzazione e di convivenza.

"La risposta a queste tre sfide non può che essere locale, non localista – ha sottolineato Monica Di Sisto di Fair – non solo ideale e teorica ma anche pratica, perché i movimenti indigeni, dei contadini, dei piccoli produttori, le ong e le nostre stesse comunità locali hanno risposto all’esclusione che la competizione globale gli imponeva condividendo sperimentazioni, lotte e nuovi modelli di produzione, di scambio e di consumo. Per questo il Gsott8 non si esaurirà nelle conferenze internazionali, trasmesse in diretta via radio e via internet nel sito www.gsotto.org e rilanciate da Eurovisione, ma si animerà di laboratori, mostre-mercato, spettacoli, degustazioni, balli in piazza, mostre e performance che dimostrano in concreto che c’è vita, e vita migliore oltre le ricette dei G8".

Nel Sulcis, come di fronte ad un paradigma "Solo negli ultimi mesi nel Sulcis zona si sono persi oltre 8mila posti di lavoro nel settore industriale – ha sottolineato Luigi Camposano della Fiom-Cgil che sarà al Gsott8 con il segretario Gianni Rinaldini, un corso di formazione interna e una mostra sui limiti dello sviluppo –. Noi siamo con quei lavoratori che piangono e hanno pianto per la perdita di posti di lavoro per i quali, in molti casi, si rischia la vita come in miniera. Ma siamo anche quei lavoratori che hanno rotto con la loro tradizione industrialista e ragionano da tempo insieme ad altri su come confrontarsi con il limite di questo paradigma. Non ci aspettiamo niente dai G8, ma siamo esigenti nel raccontare e rappresentare una realtà, quella del lavoro, che appartiene a tutti e che per tutti, a Nord come a Sud, è messa in seria discussione dalle loro scelte".

Le miniere del Sulcis - tra Iglesias, Carbonia, Villamassargia e Guspini - ospiano il Gsott8, co-promosso da un ampio cartello associativo che vede impegnati anche le province di Iglesias-Carbonia e del Medio-Campidano "perché sono loro, le autonomie locali - ha spiegato Maurizio Gubbiotti di Legambiente - che in Sardegna come nel resto del mondo si sono trovate a gestire l’esaurirsi delle miniere e l’assenza di alternative concrete". Legambiente porterà i partecipanti del Gsott8, ma anche tutti i cittadini che vorranno, nelle gallerie del Parco geominerario "raccontando con gli ex minatori e i nostri attivisti un passato che ha fatto la storia di un sogno tutto italiano – ha aggiunto Gubbiotti – ma anche per far vedere come si potrebbero vivere fino in fondo quei territori, come spazi di nuova socialità, cultura e biodiversità se solo le promesse di riconversione assunte dai diversi Governi nazionali e regionali negli anni si volessero portare a compimento".

"Conoscete il mio paese, il Bangladesh - ha raccontato Zakir Kibria, dell’ong Bangla Praxis – perché ogni anno è vittima di gravi alluvioni e per questo di grandi carestie. L’emblema di queste vecchie politiche può essere il piccolo villaggio di Phulbari, nel Nord del Paese, la risaia dello stato. Questo piccolo Paese è stato scosso da rivolte terribili nel momento in cui le risaie hanno cominciato ad essere svuotate e la terra rovesciata per diventare una miniera a cielo aperto. Dopo tre morti negli scontri e centinaia di feriti, la comunità è riuscita a proteggere la sua terra e a bloccare il progetto anche se il Governo ogni tanto torna a proporlo. Al Gsott8 noi vogliamo ribadire che in Italia come nel mio Paese la gente vuole fare la sua vita semplice, produrre ciò di cui ha bisogno rispettando la sua terra e aspettandosi che le istituzioni, nazionali e internazionali, la rispettino. Ora più che mai".

Visto dal mondo, il Gsott8 "è una metafora – ha confermato Nnimmo Bassey, coordinatore dei movimenti che lottano contro gli impatti dell’estrazione del petrolio nel Delta del Niger e co-chair di una delle reti ambientaliste più grandi del mondo, Friends of the Earth International – perché quei territori depredati ma ricchi che ci ospiteranno, come in altre zone della terra, sono l’emblema di quella crisi di leadership che attanaglia il mondo e che è la principale colpa che attribuiamo al G8. Quella fuga dalle responsabilità che, di vetrina in vetrina, porta i Grandi della terra a non affrontare nessuna delle conseguenze delle proprie azioni e che lascia i territori soli a pagarne le conseguenze". [GB]

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