Roma e il superamento dei campi rom: per 21 Luglio un “fake plan”

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L’associazione 21 Luglio le chiama “baraccopoli istituzionali”: sono i campi per soli rom creati e totalmente gestiti dalle autorità pubbliche – a costi in genere stratosferici. In Italia sono 149, e a detenere il primato con 7 insediamenti è Roma, che in questi ghetti ospita 3.772 rom e sinti in emergenza abitativa (sui 18.000 presenti in tutta Italia). Poi vi sono gli insediamenti informali, e quelli cosiddetti “tollerati”, ovvero quegli stanziamenti non programmati dal Comune che però s’impegna a fornire i servizi essenziali purché le persone che vi abitano siano realmente indigenti. Luoghi isolati, fatiscenti e spesso al di sotto degli standard igienico sanitari, in cui si continua a segregare una popolazione su base etnica (tra cui moltissimi minori) nonostante i ripetuti richiami anche da parte delle istituzioni internazionali per la difesa dei diritti umani. Avrebbe perciò dovuto essere accolto positivamente l’annuncio, dato il 31 maggio dalla giunta capitolina targata 5 Stelle, di voler avviare il superamento della politica dei campi rom nella Capitale cominciando con la chiusura di due campi: l’insediamento istituzionale di La Barbuta, e il campo “tollerato” di La Monachina, entrambi situati fuori dal Grande Raccordo Anulare.

Invece, molte sono state le critiche, a partire dall’associazione 21 Luglio, che pure il superamento dei campi rom lo chiede da anni (così come anche sancito dalla “Strategia nazionale di inclusione dei rom, sinti e dei camminanti”, adottata dal nostro paese nel 2012). Il presidente dell’associazione, Carlo Stasolla, ha definito infatti il piano della giunta capitolina un “Fake plan”, “piano bufala”: “Dall’uso dei fondi europei ad un Patto di Responsabilità, da un generico incremento occupazionale ad un vago sostegno economico: una serie di principi vengono scanditi in successione senza che vengano indicati tempistiche, priorità, obiettivi, azioni” ha commentato Stasolla. In sostanza, secondo quanto comunicato dalla sindaca Virginia Raggi durante la conferenza stampa organizzata in Campidoglio, si prevede entro due anni la chiusura dei due campi di La Barbuta (656 persone organizzate in circa 100 nuclei familiari) e La Monachina (115 persone in circa 30 nuclei familiari), attraverso l’utilizzo di 3,8 milioni di Fondi Europei, disponibili sul bilancio comunale 2017. “Nel frattempo sugli altri campi saranno avviati dei progetti, campo per campo, insieme municipi” ha detto, e ha aggiunto: “Con questo piano mettiamo fine anche all’epoca dell’assistenzialismo, fermando una mangiatoia che per troppi anni c’è stata sui campi da parte della criminalità e di Mafia Capitale”. L’obiettivo vuole essere infatti il ripristino della legalità e la promozione dell’inclusione dei rom e sinti, considerando gli abitanti dei campi come tutti i cittadini e proponendo loro un “patto di responsabilità con precisi diritti e doveri” per sviluppare un percorso che si articola in quattro assi portanti: scolarizzazione, occupazione, abitazione e salute.

Tutto bene, se non fosse che, secondo l’associazione 21 Luglio, si tratterebbe innanzitutto di un annuncio vago in quanto mancherebbero le indicazioni operative per la promozione delle finalità indicate. Soprattutto, i risultati prospettati sarebbero ben più poveri rispetto a quanto annunciato. Non essendo stati forniti dettagli sulle operazioni, 21 Luglio ha infatti effettuato delle ricerche e ha trovato, all’interno del “Piano Operativo di Roma Capitale” redatto dalle autorità capitoline nell’aprile 2017, un’azione denominata “Tutte le strade portano a Rom” per la quale è previsto, proprio come dichiarato dalla sindaca, un impegno di spesa di 3,8 milioni di euro. Da qui l’associazione ha potuto constatare tutta una serie di criticità, a partire dal “target reale”, che determinerebbe qualche sorpresa nei conti finali. Secondo il Piano Operativo, infatti, “si stima che circa il 10% dei Rom presenti nei campi deciderà di sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale e di partecipare attivamente ai percorsi di accompagnamento all’occupazione e alla casa”: “Ciò significa – spiega 21 Luglio – che l’azione concreta fissata dal Piano di superamento dei campi rom della Capitale prevede entro la Primavera del 2020 la fuoriuscita dall’insediamento di La Barbuta e Monachina di sole 11 famiglie (circa 60 persone) per una spesa a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa pro-capite superiore ai 63.000 euro”.

Cifre altissime per numeri così esigui, che secondo l’associazione potrebbero favorire proprio il riformarsi di quell’ “humus ideale” nel quale interessi criminali troveranno spazio per attecchire e radicarsi attorno alla questione rom. “La drammatica situazione di quanti vivono oggi nelle baraccopoli romane – ha detto Stasolla – non richiede slogan improntati sul rispetto della legalità e la trasparenza, e impegni di massima sui quali tutti, o quasi, siamo concordi. C’è urgenza, oggi più che mai, di un Piano sociale vero, che indichi tempi, insediamenti da superare, quantificazione delle risorse umane ed economiche da impiegare, perché tale problematica la si risolve aggredendola con operazioni incisive, chiare e definite”. Intanto, gli slogan proseguono sul blog di Grillo, e i toni sono quelli da “tolleranza zero”: “Ora a Roma si cambia musica – si legge – Chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori. In più sarà aumentata la vigilanza nelle metro contro i borseggiatori”. 

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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