Ripensare l'handicap

Stampa

Oltre le diverse interpretazioni, le lungimiranti intuizioni, le intenzioni benpensanti, riguardanti l’emergenza handicap, i vari interventi educativi, medici e riabilitativi, a livello professionale, di tipo operativo, risultano spesso “nascosti”, non evidenti, perché l’”altro”, il portatore di diversità ed alterità, è fonte di timore, paura e soggetto a segregazione, emarginazione e pregiudizio.

Un’evoluzione positiva dell’intervento professionale, operativo e riabilitativo, si auspica mediante una presa di coscienza generale di ciascun soggetto in causa, dall’educatore, allo psicologo, al famigliare, coinvolti nell’incontro quotidiano con questo sintomo del male sociale, con risvolti individuali e risposte spesso individualistiche ed egoistiche dove la quotidianità nella sua complessità, sfugge alle maglie attanaglianti delle rappresentazioni, che escludono le difficoltà e riducono spesso il problema all’ambito del diritto e dell’uguaglianza.

Gli interventi corretti rivolti ad handicap gravi non devono avere origine in un umanitarismo pietistico o masochista, ma nel rispetto dei diritti e nella consapevolezza che l’azione professionale ben fatta a favore del diversamente-abile, volta al bene sommo del “diverso”, è vantaggiosa per l’intera società che riscopre, nell’apertura verso le insondabili e poliedriche sfaccettature, le polimorfe caratteristiche dell’umano, dei valori inalienabili, insostituibili, imprescindibili ed arricchenti per una civiltà purtroppo votata al consumismo e al rifiuto dell’inefficienza come la nostra. Dunque il rispetto, il confronto, la tolleranza positiva e non pregna di sufficienza e recondito disprezzo, il dialogo costruttivo, l’interscambio di opinioni, il contatto con ogni aspetto, peculiarità e carattere di “alterità” che permea l’esistenza umana e la sua ontologia.

Gli interventi a favore dell’handicap devono incentrarsi su principi di socializzazione, suscitare stimoli socializzanti e non segreganti, che inibiscono la capacità del dialogo, dell’interscambio dia-logico, nell’assenza di abilità relazionali e socializzanti: la necessità di raggiungere risultati positivi nell’azione operativa, di conseguire una giusta integrazione, buoni livelli di autonomia, sono obiettivi fondanti presi in carico da tutta la comunità sociale ed educante. Abbandonare il problema handicap a se stesso significa impoverire una comunità e aprire una ferita profonda sul piano culturale, a partire dal nucleo famigliare del disabile che diventa decisivo con la sua centralità affettiva, in quanto non deve permettere di ridurre il figlio a un caso, a una categoria di disabilità, ad un’utenza, indirizzato da “politiche societarie” che valorizzano la soggettività sociale, le reti associative e di volontariato e le relazioni interfamigliari, attribuendo rilievo alla centralità dei legami familiari e societari. L’intervento riabilitativo non dovrebbe dunque esasperare la differenza, facendo di questa stessa peculiarità la stigmate stessa dell’emarginazione. La segregazione è un fenomeno imperante e omnipervasivo. Le risposte alle esigenze dell’handicap vanno fornite in organizzazioni di servizi come per altri cittadini.

Un’azione riabilitativa corretta deve permettere al soggetto di vivere in modo agiato la città e il quartiere, evitando l’emarginazione segregante in centri residenziali, con eccessivo concentramento di persone. Occorre consentire un’equa distribuzione sociale del peso materiale e psicologico che non dovrebbe gravare totalmente nell’ambito della famiglia, penalizzandola.

In quest’ottica olistica di intervento risulta auspicabile l’adozione di piccole comunità residenziali o semiresidenziali, interventi qualitativi come servizi aperti che facilitino l’interazione e la partecipazione di tutti i soggetti in causa: gli operatori, il personale medico e riabilitativo, gli educatori e i famigliari, che possano interagire nell’ambito di servizi collocati in zone abitate, facilmente raggiungibili e accessibili, perché l’obiettivo principale, il focus fondamentale sotteso all’azione di ogni intervento consiste nell’inte(g)razione.

I miti della società dell’effimero 

Una società fondata sul principio del valore e della sopravvivenza del più forte presenta notevoli svantaggi perché conferma principi ancestrali e primordiali quali il culto della potenza fisica, la rivalità, l’inimicizia, il dissidio, la supremazia e il principio di onnipotenza che emargina o addirittura annienta i più deboli, la fragilità. In una società che incoraggia la competizione economica, il successo del potere, la supremazia dell'arroganza rispetto al dialogo rispettoso e al confronto pacifico, vengono abbandonati principi valoriali basati sull’etica, fondati sulla giustizia che stimolano alla solidarietà ed alla cooperazione solidale per l’emancipazione personale di ogni singolo e distinto individuo, in quanto portatore di una insita diversità.

Una civiltà, una società, una comunità basate sul principio di potere e di onnipotenza, fondate sul primato dell’economico, in un’ottica massificatrice ed edonistica del tempo libero dove riecheggia l’eco del prestigio del dio denaro in chiave strettamente consumistica ed aleatoria, per raggiungere gli scranni del potere con politiche dell’effimero, queste portano di conseguenza ed inevitabilmente, come anche la Storia insegna,  all’esclusione degli infermi, dei deboli, delle minoranze, degli anziani, dei minorati fisici e mentali, insomma dei cosiddetti “diversi”, e come è stato, al loro annientamento.

In base a questi presupposti si deduce che il problema, la questione handicap può arricchire una società di valori e principi di apertura al dialogo tra diversità, in un “mito” che qualcuno sta vivendo in una nuova civiltà che finalmente vede nel più debole non più un perdente, ma un’occasione per provare e dare Amore.

 Laura Tussi da da PeaceLink.it

Ultime notizie

Coi migranti, lungo la Western Balkan Route

26 Maggio 2016
Nel mese di febbraio del 2016, IPSIA insieme agli amici e colleghi di Caritas della Serbia ha percorso al contrario una parte della Western Balkan Route. (Silvia Maraone)

L’Europa delle foreste, la Polonia della deforestazione

25 Maggio 2016
Mentre l’Unione europea finanzia il programma di riforestazione della Fao la Polonia apre al taglio commerciale la sua foresta millenaria.  (Alessandro Graziadei)

SeaFuture 2016: affari della Marina coi regimi repressivi

24 Maggio 2016
Si inaugura stasera alla Spezia “SeaFuture 2016”, il cui obiettivo principale è vendere le navi dimesse dalla Marina Militare alle Marine di regimi repressivi, tra cui l’Egitto. (G. Beretta)

Ginevra: l’alba dell’ONU dei popoli per un futuro senza nucleare?

24 Maggio 2016
Gli stati non nucleari insieme alla società civile internazionale prospettano la strada per arrivare ad un futuro che bandisca le atomiche. A Ginevra, la seconda sessione dell’OEWG sul nuclear...

Brasile e Venezuela, crisi sudamericane sull’orlo del golpe

23 Maggio 2016
Situazioni diverse ma non troppo. Per Dilma Roussef, presidente esautorato del Brasile in attesa di processo politico, contro di lei è stato colpo di Stato? Dal Venezuela invece, versione contraria...