Riforestare il Cile: un gioco da… cani!

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Quando ho avuto occasione di visitare le indescrivibili latitudini patagoniche alla fine del 2016, una cosa che saltava subito all’occhio erano i segni ancora evidenti dell’ondata di incendi dell’estate australe che avevano colpito il Cile tra il 2015 e il 2016. Se a questo aggiungiamo le fiamme di inizio 2017 che, oltre a circa 1500 abitazioni e 11 vite, si sono portate via più di 560 mila ettari di terre, possiamo solo immaginare la devastazione che rimane. Le forze messe in campo per spegnere i fuochi sono state ingenti e hanno coinvolto oltre una dozzina di Paesi che hanno inviato corpi speciali per arginare l’estendersi degli incendi. Ma è stato qualche mese più tardi che il Cile ha accolto l’arrivo di una squadra unica e preziosa, pronta a riparare un ecosistema pesantemente danneggiato. Tratti salienti? Quattro zampe e un impeto irrefrenabile: scorazzare liberi nella natura.

Das, Summer e Olivia: questi i nomi dei tre border collie equipaggiati con speciali imbraghi contenenti semi da sparpagliare con dedizione sulle aree bruciate, distribuendo a piene zampe anche la speranza che la vegetazione ricresca rigogliosa e in tempi rapidi. Il compito che è stato loro affidato è decisamente molto serio, ma per i cani è un’occasione di divertirsi e lavorare, tratto che caratterizza in maniera peculiare la razza.

Sono animali giovani e attivi, che vengono costantemente premiati per il loro impegno - inconsapevole ma pur sempre indispensabile - volto a far rinascere ettari ed ettari di terra bruciata: in un giorno i cani, in maniera molto più efficace degli uomini, possono percorrere fino a 30 chilometri e distribuire più di 10 kg di semi pagati in autofinanziamento dalla proprietaria delle cagnette, supportata occasionalmente da piccole donazioni. Anche se i cuccioli svolgono con entusiasmo questo lavoro più per la gioia di correre liberi nella foresta ed essere premiati al loro ritorno, è innegabile che i risultati raggiunti siano decisamente soddisfacenti: “abbiamo già avuto i primi riscontri di nuove forme di vita che stanno ritornando nella foresta”, racconta con allegria Francisca Torres, la loro padrona, che con la sorella li accompagna in queste scorribande in cui non si ruba ma si semina. Francisca, 32 anni, è educatrice cinofila e direttrice di Pewos, una comunità virtuale animalista e ambientalista che conta oltre 26.000 membri: lei, che con cani di varie razze e provenienze ha costruito negli anni un’esperienza invidiabile, conferma con convinzione come i border collie siano una razza molto importante, che si caratterizza per intelligenza, rapidità ed energia, tratti che ne fanno per queste ragioni degli ottimi cani da lavoro con le pecore e dei brillanti esemplari per obedience, ma anche degli insostituibili seminatori.

Dove una volta c’erano foreste millenarie, ad oggi ci sono soltanto tronchi e prati bruciacchiati, dove un silenzio sepolcrale copre con la sua coltre di tristezza e cenere gran parte della regione di El Maule: qui la morte ha fatto ammutolire gli uccelli e tranciato la vita. Dal mese di marzo 2017 le voci entusiaste di queste tre border hanno riportato nella zona le speranze di un’impresa titanica ma possibile. Educati a non attaccare nessun animale della flora selvatica che piano piano sta ripopolando la zona, questi cani e la loro padrona stanno compiendo una gigantesca opera di solidarietà e di generosità verso il futuro delle generazioni che verranno, lavorando per recuperare la biodiversità di un habitat ricchissimo, in attesa che tornino le api e che contribuiscano con l’impollinazione ad accelerare questo processo (anche tra le api gli incendi hanno causato parecchie vittime, e le poche rimaste hanno pochi alimenti per il loro compito di impollinatrici). Insomma, avete presente quella frase attribuita a Confucio, “il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”? Qui l’invito l’hanno preso sul serio, come un gioco.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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