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Rapporto Undp 2011: allarme ambiente

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Africa ultima, nord Europa prima. L'Italia al 24 ° posto. E' il risultato del calcolo dell'Indice di sviluppo umano realizzato dal Rapporto 2011 dell'Undp. Che nonostante gli aggiustamenti negli strumenti di calcolo conferma lo squilibrio mondiale tra nord e sud del pianeta. Con in più l'allarme sul deterioramento ambientale, seria ipoteca per il futuro dello sviluppo umano.

Sono ancora una volta una buona rappresentanza di paesi africani gli ultimi della lista nella misurazione dell’Indice di sviluppo umano realizzata dall’Undp: tra gli ultimi dieci in graduatoria figurano infatti il Ciad, il Mozambico, il Burundi, il Niger e, buon ultima, la Repubblica Democratica del Congo.

E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto sullo sviluppo umano presentato in questi giorni dall’Undp, dal titolo "Sostenibilità ed equità: un futuro migliore per tutti", con il quale ha analizzato le condizioni di vita in 187 paesi del mondo, misurandone la qualità in base ai livelli di scolarizzazione, l'aspettativa di vita e il reddito pro capite.

Nonostante i tentativi da parte dell’Agenzia delle Nazioni Unite di presentare quest’anno un'immagine più fedele alla realtà, con la realizzazione di una graduatoria parallela per correggere l'Isu (Indice sviluppo umano) con nuovi parametri che tengono conto delle disuguaglianze nel campo della sanità, dell'istruzione e del reddito, i risultati non sono cambiati di molto per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo. Gli aggiustamenti hanno invece mostrato diverse sorprese per quanto riguarda i paesi occidentale, tra i quali crollano alcuni "big" del calibro di Stati Uniti, che scivolano dal quarto al 23esimo posto, e Israele, dal 17esimo al 25esimo. Paesi in cui aumenta la sperequazione tra ricchi e poveri.

Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, in cui, in generale, il valore medio dell'Isu è cresciuto del 42 per cento dal 1970, la distribuzione del reddito è peggiorata in gran parte del mondo, con l'America Latina che risulta il continente maggiormente diseguale in termini di reddito. Persistono poi ancora gravi squilibri di genere e l'accelerata distruzione dell'ambiente pesa in modo sproporzionato sui Paesi più poveri, cui impone un "doppio fardello di deprivazione" perpetuando un circolo vizioso di impoverimento e danno ecologico.

La “prima della classe” è ancora una volta la Norvegia, seguita da Australia, Paesi Bassi, Stati Uniti (che nonostante il “declassamento” mantiene una buona posizione), Nuova Zelanda, Irlanda, Liechtenstein, Germania e Svezia. L'Italia è al 24esimo posto, subito dopo la Spagna, ma nettamente prima di Regno Unito, in 28esima posizione, e Grecia, 29esima.

Ma al di là degli aggiustamenti in classifica, la novità di quest’anno è l’allarme lanciato dallo staff dell’Undp che denuncia un collegamento diretto tra i danni ambientali e Isu: l'amministratrice dell'Undp, Helen Clark, ha sollecitato “un'audace azione globale contro il deterioramento” per non vanificare decenni di sforzi nel miglioramento dell’Indice di sviluppo umano, rivelando lo stretto legame tra fattore ambientale e crescita e invitando tutti i Paesi del mondo a uno sviluppo più sostenibile.

Nel 2050 infatti, secondo gli studiosi, i progressi nello sviluppo umano globale potrebbero essere rallentati o persino invertiti se nel frattempo non verranno prese misure che contrastino i danni ambientali. Il Rapporto 2011 richiama l'attenzione su un incontrollato deterioramento ambientale - dalla siccità nell'Africa sub-sahariana ai crescenti livelli dei mari che potrebbero sommergere nazioni come il Bangladesh - che potrebbe causare un aumento dei prezzi alimentari fino al 50 per cento e invertire gli sforzi per migliorare l'accesso all'acqua, agli impianti igienici e all'energia per centinaia di milioni di persone in Africa sub-sahariana e Asia meridionale.

Da Volontari per lo Sviluppo

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