Racconti per (non) perdere tempo

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Foto: Konbini.com

Durante le feste appena trascorse mi è capitato di fare gli auguri ad alcuni amici con questo post, al fianco la foto delle letture attraversate durante l’anno che si è da pochi giorni chiuso. Scrivevo: “Perché i libri sono ali per la mente e mattoni di vita. Sono biodiversità di pensiero. Perché i libri fanno crescere, piangere, ridere, scoprire di lupi e di donne, di cibo e di tradizioni. Perché sono luoghi in cui ancora devi andare, forse luoghi dove già hai posato i passi, magari luoghi che esistono solo tra quelle pagine che sfogli con le mani e con la testa. Perché sono e diventano e restano briciole di noi. E allora volevo metterli in fila i compagni di viaggio di questo 2015, per farvi un augurio con le storie e le parole che ho incontrato. E per farmene consigliare altre da chi abbia voglia di fare lo stesso, passando il testimone di un dono virtuale che vale più di mille pacchetti da scartare, costruendo e condividendo torri di libri, roccaforti di cultura contro l'ignoranza.”

Senza volerlo questo augurio condiviso mi riporta ad alcune esperienze di street literature di cui vi ho già parlato qui su Unimondo, dal book crossing agli speed date, e vista la sintonia di pensiero non poteva non offrirmi l’occasione di ricordare un’idea che viene da oltreconfine, ma non da troppo lontano. Siamo a Grenoble, sud est della Francia. Qui il sindaco della città Eric Piolle, in collaborazione con Short Edition - éditeur communautaire de littérature courte -, ha preso l’iniziativa di fornire le fermate dei mezzi pubblici di distributori automatici e gratuiti… di racconti. Non di chewing gum, non di sigarette, non di réclame da quattro soldi né di gratta e vinci. Non è la prima volta che Piolle adotta provvedimenti controcorrente, avendo recentemente sostituito con degli alberi gran parte dei manifesti pubblicitari della città. Questa volta però sono i racconti a diventare protagonisti, messi a disposizione dei cittadini in attesa per potenziare non solo la lettura ma anche la fantasia, la crescita intellettuale, lo spirito critico, quello svago che il tempo lo fa perdere mentre lo fa ritrovare. Piccoli distributori di nomi, biografie, percorsi, idee, che stampano foglietti simili a uno scontrino, la cui lunghezza varia a seconda della storia che si sceglie e in base al tempo di attesa del proprio mezzo di trasporto.

Qualche giorno fa, passando per Salisburgo (ci spostiamo un attimo in Austria), ho adocchiato lungo una strada abbastanza trafficata una free library, un piccolo “mobile” di sassi e vetro, pieno di libri in attesa di passare di mano in mano tra lettori sconosciuti eppure accomunati dalle parole e dalle pagine. In Italia esperimenti di questo tipo sono stati tentati in più di una città, ma forse faticano a decollare perché ancora non ne abbiamo colto lo spirito, e spesso accade che si prelevino più libri di quanti se ne depositino, riducendo il valore delle “case dei libri” a quello di librerie a costo zero.

Ciò nonostante, il successo solo parziale di iniziative di questo genere o la ritrosia a programmare investimenti in questa direzione non deve scoraggiare: educare alla condivisione non è impresa da realizzare in un giorno, anzi fa parte della cultura da costruire passo dopo passo (o fermata dopo fermata!) all’insegna del bene comune, anche quando esso è costruito dalle parole. Incoraggiare la lettura rimane un’idea vincente, che se fatica ad attecchire non vale comunque la pena abbandonare. Se il valore sociale di una chat su whatsapp rimane un aspetto da non trascurare e piuttosto da approfondire, l’occasione di approfittare di un breve racconto gratuito potrebbe incuriosire anche i più pigri, risultare avvincente per chi fatica a leggere testi più complessi, regalare soddisfazioni ed emozioni a chi spesso non solo non se le può permettere ma spesso non prova neanche a concedersele.

E’ la cultura là dove non te l’aspetti che opera le migliori detonazioni creative.

Ricordo che, quando vivevo a Roma, con un’amica (caso vuole, francese) ci trovavamo spesso a commentare quante poche persone si vedessero leggere un libro durante i viaggi in tram e le lunghe attese alle fermate. Non c’erano ancora così tanti smartphone come adesso tra le mani dei “digital-intontiti” a catalizzare azzardi, pensieri, fantasie e cultura su uno schermo riflettente, ma imperversavano le cuffiette, gli mp3 che litigavano con i rumori della strada a chi urlava più forte. Qualcuno ha detto che copiare è l’unico e migliore modo per rinnovarsi ed evolvere. E’ un paradosso che vi propongo come provocazione, una sfida che anche noi di Unimondo vorremmo suggerire non solo alle case editrici che volessero cimentarsi in questa avventura, ma anche alle amministrazioni locali che desiderino realmente promuovere quella condivisione che fa crescere cittadini partecipi, innaffia menti fresche e aperte, fa germogliare una società fertile.

Ringrazio Luigi Annibaldi per la mail che mi ha inviato dopo aver letto l'articolo, segnalando la preziosa iniziativa ideata dalla Scuola di Scrittura Omero, che ha lanciato l'app ReadAndGo, scaricabile qui su smartphone e Iphone... perché le belle idee vanno sempre condivise e promosse!

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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