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R.d.Congo: Kabila vince le presidenziali, rivale denuncia brogli

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Sostenitori di Kabila

Il Presidente Kabila ha vinto le elezioni presidenziali della Repubblica democratica del Congo con il 58% dei voti, mentre il suo rivale e vice-presidente Jean-Pierre Bemba Gombo ha ottenuto quasi il 42%. Bemba ha già dichiarato di "non poter accettare questi risultati" e di volersi impegnare "a usare tutte le vie legali per fare rispettare la volontà del nostro popolo". Gli osservatori italiani dell'associazione "i costruttori di pace" che si sono recati in R.d. Congo per monitorare le elezioni commentano: "Possiamo affermare di aver osservato elezioni libere e trasparenti". I risultati saranno resi definitivi solo dopo che la Corte Suprema avrà esaminato gli eventuali ricorsi e contestazioni.

Gli scontri scoppiati sabato 11 a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, avevano fatto temere il peggio. Ma la situazione è velocemente rientrata; le contestazioni e le accuse sono rimaste verbali, sebbene la tensione sia salita ad altissimi livelli lunedì e martedì. In particolare, una dichiarazione resa dal Cardinale Etsou a Radio France International sembrava accusare apertamente il Presidente della Commissione Elettorale Indipendente di brogli per favorire il candidato Kabila.

Al ballottaggio del 29 ottobre (le prime elezioni libere del Paese da oltre 40 anni) avevano assistito un migliaio di osservatori internazionali, dispiegati per monitorare le elezioni e garantire credibilità a livello internazionale, con il compito di vigilare sul corretto svolgimento delle votazioni. Tra di loro, un gruppo di 35 volontari italiani che ha risposto all'appello dell'associazione "Beati i costruttori di pace". Si trattava dell'unico gruppo di osservatori internazionali partito dall'Italia, e l'unico formato da volontari che hanno autofinanziato il loro viaggio: sono stati inviati in 14 differenti destinazioni, nel cuore della regione del Kivu, a Est della Repubblica Democratica del Congo. I luoghi delle osservazioni sono stati scelti poiché si trattava di territori dove si sono scatenati gli scontri durante la guerra, e dove tuttora persistono tensioni, oppure perché particolarmente significativi dal punto di vista sociale e politico. Sono anche destinazioni dove difficilmente si sarebbero recati osservatori di altre missioni internazionali. Dal loro lavoro è scaturito un primo rapporto preliminare che l'associazione ha già inviato alla Cei e alla missione Onu in Congo (Monuc).

Dalle osservazioni registrate, l'associazione sostiene che quelle congolesi sono state "elezioni libere e trasparenti". E oggi in una nota gli osservatori italiani affermano: "Abbiamo portato a termine una missione di osservazione elettorale nell'est del paese. Lo abbiamo fatto come nostro piccolo contributo alla pace nell'RDC. Abbiamo conosciuto le zone della guerra, durante le guerre. Abbiamo visto la determinazione delle popolazioni civili di quelle zone ad uscire dalla guerra con la costruzione della democrazia. A conclusione del nostro rapporto preliminare abbiamo scritto di aver assistito ad elezioni libere democratiche e trasparenti. Ed abbiamo esteso a tutti i candidati, ai due candidati alle presidenziali come a tutti i candidati alle provinciali, un appello ad accettare i risultati delle urne, ma anche a fare proprio lo spirito con il quale il popolo congolese ha costruito ed ha partecipato da protagonista al processo elettorale. Uno spirito che vuole porre la parola fine ad una storia di guerra. Che vuole costruire pace nella democrazia, che vuole dare la parola alle urne e non più alle armi". [GB]

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