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Ragazzi lombardi in mimetica per il 'Training Day'
Non siamo più soli. Già nello settembre dello scorso anno chiedevamo a gran voce più manualità per i nostri ragazzi. Non solo mente ma anche mano in quanto chi non sa far niente dovrà acquistar tutto. (...) L’inserimento nel mondo del lavoro e del volontariato dev’essere graduale ma, soprattutto, dev’essere.
L’attuale legislazione prevede 16 anni come età minima a tutela della “crescita psico-intellettiva” del minore. Il legislatore, allora, voleva prevenire forme di lavoro minorile ancora riscontrabile nei sud d’Italia e nel mondo. Ma i nostri giovani, contrariamente, bisognano di faticare. Perché non immaginare un avvicinamento al lavoro già a 14 – 15 anni per alcune settimane? Potrebbero fare esperienza di costanza, obbedienza, puntualità, autorità, conoscenza del disagio apprezzando le “difficoltà” di ambienti non protetti. Aiuterebbe i pochissimi disadattati ma stravisibili a staccarsi dalla tetta materna e/o dal bicchiere dell’happy hour, che è poi la stessa cosa, avvicinandoli al 99% della “migliore gioventù”.
Poi c’è stata la proposta del Governo italiano che andava esattamente “in questa direzione”. Alzata di scudi da parte di molte organizzazioni. Interlocutorio il Sindacato: La richiesta è quella di "rilanciare l'apprendistato per aiutare concretamente l'occupazione dei giovani", ma di farlo in collegamento con "percorsi di istruzione e formazione professionali nei quali, come previsto dalla legge, si assolva all'obbligo di istruzione".
Con gioia constatiamo che anche don Mazzi è sulla stessa "lunghezza d'onda". Egli scrive: l’idea dell’apprendistato e della “scuola-bottega” ha salvato e avviato alla straordinaria esperienza dell’artigianato fior di giovani ora uomini fatti. La scomparsa di questa tipologia di lavoro impoverisce enormemente la nostra Italia, terra di creativi e di artisti. Nel dopoguerra i Centri di formazione professionale hanno offerto l’opportunità a moltissimi ragazzi, più portati alla pratica che alla teoria, per qualificarsi nei mestieri. È una via diversa ma non di serie B.
Stiamo perdendo tantissimi giovani, l’evasione scolastica è drammatica, lasciamo sulla strada il 30% degli adolescenti. Non ce ne frega niente?
Quindicenni in bottega e diciottenni al Servizio Civile. E' uno scandalo che in Italia non si riesca a rispondere alla domanda di migliaia di giovani di “mettersi al servizio”. Qual'è l'alternativa? Alla naja s'è sostituita la noia. Ci ritroviamo con un esercito con più comandanti che comandati. A seguire s'è cancellato il servizio civile obbligatorio passandolo per vittoria politica. Al posto delle Residenze per anziani, dell’assistenza ai disabili gravi, alla cooperazione internazionale, alle botteghe del commercio equo s’è scelto il nulla. La strada.
Ancora don Mazzi: Come vogliamo combattere il bullismo, il randagismo adolescenziale, lo spaccio? Sempre con i cani, con le pattuglie di polizia, con le carrette dell’esercito, con le multe e con le galere? Facciamo rete. Colleghiamo presto e bene scuola, famiglia, artigianato, formazione professionale, regioni, provincie, ministeri. Non scherziamo con la morte, con la malavita e con le disperazioni dei genitori.
Come scrivemmo la scorsa settimana mentre in Francia e Stati Uniti s’è finalmente capito che investire sui giovani in Servizio Civico è la via per rendere più coesa una società, in Italia, il Governo sembra andare nella direzione opposta" - denuncia il presidente di Arci Servizio Civile.
Insomma, siamo d’accordo con tutte le misure che il Governo può offrire per dare opportunità ai giovani. Dall’apprendistato al Servizio civile.
La via per trovare i fondi è nota: nel 2010 le spese militari lasceranno sul terreno dei conti pubblici oltre 23.500 milioni di euro. L'Italia è oggi all’8° posto al mondo per spese militari. Queste sono le top ten dalle quali vorremmo volentieri essere esclusi.
Fabio Pipinato






