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Questa storia di proibire è finita
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Foto: Solira.org
Pubblichiamo volentieri un estratto dell'introduzione del ddl presentato al Consiglio della Provincia Autonoma di Trento al quale, per la stesura, ha collaborato anche il nostro portale dal titolo “Norme in materia di adozione del software libero ed open source, dei formati, dei dati aperti e dei diritti digitali del cittadino”. La presentazione è avvenuta il giorno della scomparsa di Steve Jobs
«…questa storia di proibire è finita» affermava Elias Khury nel settembre 2005. Uno sguardo lungo quello del presidente della Samir Kassir Foundation. Qualche anno più tardi sarà proprio il tam tam di internet a diventare il principale strumento di comunicazione della primavera araba, nei villaggi della Tunisia come nelle capitali del vicino Oriente.
A nessuno sfugge come l’informazione abbia un ruolo sempre più centrale nei processi globali, regionali e locali. Ma il “quarto potere”, oggi, è molto diverso da quello che descriveva Orson Walles nel suo celebre film uscito negli Stati Uniti il 1° maggio 1941. Iniziava e si chiudeva con la stessa inquadratura: un cartello su una recinzione con la scritta "Vietato l'ingresso". Si trattava allora di una visione del futuro, come a definire la libertà (d’informazione) e i confini della stessa, laddove l’assetto proprietario metteva le briglie alla libertà. Sarà così per tutto il Novecento, fino a rendere incerto il punto di contatto fra la dimensione reale e quella virtuale.
Con la rivoluzione informatica, “questa storia di proibire…” viene messa radicalmente in discussione. Tanto è vero che il potere della carta stampata prima e della televisione poi sono andati progressivamente ridimensionandosi grazie proprio alle reti elettroniche, comunicazioni incommensurabilmente più veloci e analogamente persuasive.
Questo non significa che stampa ed etere non continuino a mantenere un ruolo importante ed anche nella stessa “rivoluzione dei gelsomini” il ruolo di un’emittente come Al-Jazeera è risultato importante, per certi versi decisivo. Specie se poi sono proprio i grandi network ad essere i proprietari delle piattaforme della comunicazione elettronica, della proprietà intellettuale dei sistemi operativi, delle reti attraverso le quali si sviluppano le autostrade informatiche.
Un bene comune
Lungo le reti della comunicazione elettronica s’incontrano straordinarie opportunità e insieme inquietanti scenari. (…) Non è dunque per niente casuale che la “Società dell'Informazione” abbia un posto di primo piano fra le “Linee Guida” dell'Unione Europea, tanto da rappresentarne una delle politiche più incisive. E dunque anche agli obiettivi indicati nelle linee dell’Unione Europea – le opportunità per migliorare la vita di tutti i cittadini attraverso servizi informativi pubblici più efficaci, efficienti ed accessibili – c’è la necessità di far corrispondere sistemi liberi e aperti, come si trattasse di un bene comune.
In questo senso il software libero non è una semplice alternativa al software proprietario. E', infatti, contrariamente a quest'ultimo, una “res extra commercium”: non un bene economico ma un bene libero e cioè un bene “non scarso” che può essere utilizzato liberamente. Il software libero sta all’emergente società dell'informazione e della conoscenza come l'acqua sta alla società agricola: una fondamentale “res communis omnium” che va incentivata e tutelata per garantire il florido sviluppo della società.
In questo senso il software libero non è un'alternativa tecnica al software proprietario, ma la concretizzazione di un ideale sociale e culturale, uno strumento per eliminare una delle barriere d'accesso alle risorse informatiche per tutti i cittadini e per tutti gli esseri umani. Rilasciando il software secondo i termini di una licenza di software libero, viene riconosciuta a tutti gli utenti pari dignità e diritti: sono gli stessi valori riconosciuti dall'art. 3 della Costituzione Italiana e dall'art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Il software libero attua i valori costituzionali ed i diritti fondamentali di libertà d'espressione e d'informazione, libertà di cultura, libertà d'iniziativa economica, uguaglianza e cooperazione e il diritto ad informare ma anche il diritto ad essere informati.
Una visione di futuro
(…) Occorre mettere in campo «una positiva discontinuità», superando conservatorismi e pigrizie che, in un settore in così rapida trasformazione, diventano letali e a lungo andare insostenibili. In questa direzione vanno i programmi di infrastrutturazione del nostro territorio. «Saremo il primo territorio ad avere tutte le utenze pubbliche e private connesse alla rete a banda larga e saremo tra i primi territori in Europa a riconvertire radicalmente i propri sistemi di mobilità verso soluzioni tecnologiche innovative ed ecologicamente accettabili. La Giunta riconferma questi programmi anche a fronte di scetticismi e perplessità, poiché ritiene che arrivare tardi a questi standard equivale a perdere, come territorio, molte opportunità competitive. Ciò che oggi può sembrare non proporzionato alla domanda, fra pochi anni diventerà termine di confronto» affermava Lorenzo Dellai (...).
Una scelta europea
Il FLOSS (Free Libre Open Source Software) ha sempre rappresentato un punto chiave nelle indicazioni fornite dalla Commissione Europea in merito allo sviluppo della Società dell'Informazione. Seguendo l'Agenda di Lisbona del Marzo 2000, nel piano di azione presentato al Consiglio europeo di Siviglia nel giugno 2002 e denominato “eEurope 2005 una società dell’informazione per tutti”, la Commissione ha preso l'impegno di definire una disciplina per l’interoperabilità per promuovere la fornitura di servizi paneuropei di e-government ai cittadini e alle imprese. In particolare si raccomandava di sviluppare iniziative e specificazioni di natura tecnica con lo scopo di far cooperare i sistemi informativi della Pubblica Amministrazione in tutta l'Unione Europea. Alla base vi è l'uso di standard aperti con una forte raccomandazione all'impiego di software libero (FLOSS) per i quali la UE promuove attivamente attività di ricerca. (…) Diversi report della Commissione Europea hanno inoltre mostrato come il FLOSS può essere efficacemente adottato nei laboratori di informatica delle scuole primarie e secondarie e tale adozione risulti essere particolarmente utile per abbattere le resistenze all'adozione del FLOSS stesso. Alcuni esempi significativi sono il progetto Linex, attuato nella regione dell’Estremadura in Spagna il quale, inizialmente, ha previsto l'installazione nelle scuole di un personal computer con Linux a bordo ogni due studenti e poi ha esteso la diffusione di software libero a tutta la Pubblica amministrazione. Un altro progetto interessante, FUSS, ha riguardato l'aggiornamento a Linux e Software Libero di tutti i PC delle scuole italiane della Provincia Autonoma di Bolzano. Non mancano importanti esempi di diffusione del FLOSS in altre parti del mondo come in Brasile, in Gran Bretagna, in Norvegia, in India, fino agli Stati Uniti e all'Olanda e non ultima alla Slovenia.
Primo firmatario Michele Nardelli
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