Quest’albero di Natale… piantiamolo!

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Foto: Treedom.net

Non sono mai stata una di quelle “da tamagotchi”. Vi ricordate quei giochini che andavano di moda alla fine degli anni ’90, una sorta di portachiavi interattivo con un animaletto virtuale di cui prendersi cura? Non conosco la vostra opinione a riguardo. Personalmente, l’ho sempre considerato, eufemisticamente, una cavolata. Qualsiasi trovata nata per intrattenere grandi e piccini e sviarli dai rapporti autentici è potenzialmente giustificabile con una serie di argomentazioni formative ed educative, ma diciamoci la verità: insegnare la cura – verso la relazione, l’animale, la persona – è un compito che la vita ci assegna dentro i suoi respiri e le sue complessità, non è certo cosa da passatempo elettronico salva-spazio-e-abbandona-realtà.

Però un regalo di compleanno di questo tipo l’ho fatto. Solo che c’è di mezzo una vita viva e questo, per me, ha fatto la differenza. Perché è una sorta di adozione a distanza… di una pianta. Ve ne parlo ora perché ci avviciniamo al Natale e mi sembra un’idea interessante da considerare, sia per sostituire con un gesto concreto e altrettanto poetico, anche se non così immediatamente visibile, l’abete da cerimonia che molti acquistano solo per qualche giorno, abbandonandolo poi vicino ai cassonetti assieme alla scopa della Befana, sia perché potrebbe essere un’idea originale e sostenibile per un regalo, pensato per chi apprezza un pensiero generoso e solidale, ecologico e che tutela dagli sprechi.

Ideatore dell’iniziativa è lo staff di Treedom, un sito fondato a Firenze nel 2010 che permette di piantare un albero e seguirlo online, andando a finanziare direttamente progetti di riforestazione e di empowerment per le comunità locali in varie aree del mondo. Ogni albero, geolocalizzato e fotografato, ha una sua storia unica, fatta di custodi premurosi (contadini in loco e sostenitori a distanza) e di attenzioni a se stessi, agli altri, al Pianeta. Tutti gli alberi vengono piantati direttamente da contadini locali e contribuiscono a produrre benefici ambientali, sociali ed economici. Per questo modello innovativo di economia sostenibile, Treedom fa parte dal 2014 delle Certified B Corporations, il network di imprese che si contraddistinguono per elevate performance ambientali e sociali.

Non si tratta però solo di riconoscimenti provenienti da enti e istituzioni: le iniziative di Treedom evidentemente si sono guadagnate una credibilità anche tra le persone se, dalla fondazione a oggi, è stato possibile piantare più di 367.000 alberi in Africa, America Latina e Italia… e da poco anche in Asia, con la recente aggiunta di un nuovo progetto in Nepal. Qui si prevede la coltivazione biologica di 12.500 alberi per promuovere le attività dei piccoli produttori di caffè, coltura che garantisce risultati molto redditizi per l'economia locale. Saranno piantate 10.000 piante di caffè e 2.500 alberi di due specie - Macadamia e Jackfruit - che ne favoriscono una sana e robusta crescita. La Macadamia, oltre che per una preziosa funzione antiparassitaria, è infatti utile per creare ombra sulle piante di caffè, che non amano la luce diretta del sole. Altrettanto faranno le piante di Jackfruit, che ha inoltre il vantaggio di produrre gustosissimi e giganteschi frutti (si dice siano i più grandi al mondo) che andranno a sostenere il mercato locale.

Chi beneficerà di questo nuovo orizzonte aperto sul fronte della sostenibilità saranno 100 famiglie di piccoli agricoltori del distretto di Rasuwa, nella Regione Centrale del Nepal: colture biologiche, sviluppate in modo tradizionale, che seguiranno i principi della permacultura, libere da fertilizzanti e pesticidi chimici. Il partner di questo progetto è ASIA (Associazione per la Solidarietà Internazionale in Asia), fondata nel 1988 e attiva in Nepal dal 1996 (e partner anche del network di Unimondo): sarà l’associazione a curare per i contadini un’adeguata formazione su coltivazione, lavorazione e commercializzazione del caffè e si promuoverà la creazione di vivai e il cooperativismo dei piccoli agricoltori.

Insomma, un modo di proporre e gestire progetti responsabile e integrato, che coinvolge le comunità locali nelle scelte e nelle fasi operative di tutela del proprio territorio – un modo di lavorare che fa bene ai singoli e alle collettività, alla terra e all’economia (un altro esempio interessante che va in questa direzione sono le attività promosse da Tree is Life Trust in Kenya). E potrebbe far bene anche alle nostre idee per Natale, appunto (senza allontanarci troppo pensiamo alla proposta fatta ai torinesi dal segretario generale della Fim-Cisl): idee che realizziamo online grazie a supporti tecnologici che dietro allo schermo non si arenano in una serie di codici impersonali, ma hanno le mani e le radici di persone e territori di cui possiamo realmente prenderci cura.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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