Quando si può crescere insieme

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Foto: L.I.A

Raccontiamo una storia che arriva da Zavattarello (PV), anzi dalla Frazione Moline di Zavattarello, bucolica e medievale località dell’Oltrepò Pavese, dove il maestoso Castello Dal Verme domina le colline che vedono incontrarsi le province di Pavia e Piacenza, dove l’Associazione di Promozione Sociale “ L.I.A. di Bergamo gestisce un Centro di Prima Accoglienza per Richiedenti Asilo

Qui un gruppo di ragazzi, provenienti da diversi paesi dell’Africa e dell’Asia sosta in attesa dello status (o meno) di rifugiato, ha creato un vero e proprio laboratorio di integrazione che suscita sempre più curiosità sia agli occhi degli esterni che…degli operatori stessi.

I disagi del decentramento geografico rispetto ai centri abitati più prossimi sono stati trasformati in valori positivi, permettendo di concentrarsi maggiormente sulle dinamiche socio/etno/religiose interne alla struttura.

Bisognerebbe parlare a lungo della difficoltà – ma anche dell’opportunità – di avere a che fare con giovani di diversa etnia e religione, ma anche portatori di cucine e gusti diversi. La celebrazione di feste religiose “aperte” e la convivialità del pasto hanno favorito la creazione di momenti di confronto e crescita reciproca.

Inerenti le festività natalizie, due sono stati i maggiori eventi d’integrazione: la realizzazione del mercatino di Natale del paese l’8 Dicembre, e la presenza, per il secondo anno consecutivo alla rappresentazione vivente del presepe per le vie del borgo di Zavattarello.

Un importante ruolo lo svolge l’istruzione che è stata resa “continua” all’interno della struttura: è stata individuata un’aula dell’edificio adibita a scuola 5 giorni su 7, le lezioni sono tenute da un operatore formato coadiuvato dal mediatore. La frequenza regolare delle lezioni (non da parte di tutti gli ospiti in quanto non coattiva ma…”moralmente obbligatoria” ) ha permesso a diversi ospiti di raggiungere livelli di alfabetizzazione italiana ottimi tanto da far assumere alcuni degli ospiti come interpreti per altre strutture o come lavoratori presso esercizi commerciali di connazionali.

Un contributo fattivo all’interazione tra la struttura ed il paese ospitante viene fornito dall’espletamento dei lavori socialmente utili attivati nel 2016. Terminato un breve corso inerente la sicurezza sul lavoro, oltre a piccoli lavori di falegnameria, imbiancatura e mantenimento della pulizia di alcune aree cittadine, il grosso dello sforzo viene destinato alla cura del “bosco incantato” che costeggia il castello comunale: supervisionati e coadiuvati dall’incaricato del comune, i richiedenti asilo collaborano alla realizzazione di percorsi e installazioni funzionali alle attività del bosco che vanno dal trekking alle variegate forme di turismo (naturalistico, storico..)

Considerata l’importanza che viene attribuita all’istruzione, fondamentale si sta rivelando la sinergia creata con la Biblioteca comunale ed il comitato che si occupa del relativo sviluppo. Sono state pianificate giornate formative ed informative in materia di immigrazione e diritti umani, e le testimonianze raccontate dai richiedenti asilo verranno raccolte in un memoriale, che verrà donato alla biblioteca, a disposizione degli avventori. A questo va aggiunto che i ragazzi affiancheranno i volontari della Biblioteca nella gestione ordinaria della stessa con funzione, ad esempio, di archiviazione dei testi.

Al fine di non rendere questi eventi “fini a se stessi” si sta cercando di dare una continuità a ciascun progetto e di incastrarlo agli altri in modo da creare un continuum nei rapporti con la popolazione locale che altrimenti si esaurirebbe al termine di ogni manifestazione.

Per quest’ultimo fine è in partenza il progetto “Aggiungi un posto a tavola!”, in cui i richiedenti asilo verranno ospitati dalle famiglie aderenti al progetto e vivranno, soprattutto nei giorni festivi, la possibilità di trascorrere una giornata in una famiglia italiana per far si che si possano instaurare conoscenze che vanno al di la di un rapporto tendenzialmente epidermico.

Buona accoglienza, istruzione, integrazione, ascolto…sono solo alcuni degli elementi che combinati sapientemente possono aiutare a scardinare il sentimento comune di diffidenza verso “l’altro” il “diverso”. I confini non esistono, sono solo nella mente degli uomini e l’auspicio di tutti è che la popolazione di Zavattarello, e dell’Oltrepò in genere, così generosa ed ospitale per tradizione e capace di gesti d’altruismo eccellenti nei confronti dei nostri richiedenti asilo, possa “viverci” e “vivere” il fenomeno dell’immigrazione sciolta da ogni sterile stereotipo e pregiudizio ma solo con una voglia di conoscenza reciproca, facendo rete tra noi e loro e cercando nel positivo che l’immigrazione porta (ripopolamento ecc..) uno stimolo alla convivenza pacifica.

Rete che sarebbe auspicabile instaurare anche con soggetti terzi, fuori dai nostri confini, con i quali condividere queste esperienze, mettendole a disposizione ed integrandole ad altre, per provare a proporre un servizio sempre più prossimo alle quotidiane nuove esigenze che la sfida dell’immigrazione ci pone.

Matteo Vairo

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