Quando ragazze e ragazzi fanno la storia

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Foto: F. Benciolini ®

16 giugno 1976, Soweto Sudafrica: gli studenti neri delle scuole superiori si organizzano in una manifestazione pacifica per rivendicare il diritto ad una istruzione di qualità. Dal 1953, infatti, con l’introduzione del Bantu Education Act la scuola a loro riservata è controllata dal governo che ne determina in modo chiaro ed inflessibile gli obiettivi: costruire una classe di lavoratori separata e subordinata rispetto alla popolazione bianca di origine europea. Siamo negli anni in cui in Sudafrica si teorizza e si consolida il sistema dell’apartheid e, come accade nella storia dei paesi di tutto il mondo, l’organizzazione dell’istruzione è il pilastro da cui partire per fondare la società che si vuole costruire.  Hendrik Frensch Verwoerd , primo ministro del Sudafrica dal 1958 al 1966 passato alla storia come l’“architetto dell’apartheid”, esprime chiaramente questo intento quando dichiara "There is no place for [the African] in the European community above the level of certain forms of labour. It is of no avail for him to receive a training which has as its aim, absorption in the European community." (Non c’è posto per l’africano nella comunità europea al di là di alcune mansioni lavorative. Non ha senso che riceva una formazione che miri ad integrarlo nella comunità europea). Nel 1976 questa visione si esplicita con l’ennesimo atto restrittivo: la limitazione dell’uso delle lingue native e dell’inglese nelle scuole riservate ai neri a favore dell’Afrikans, la lingua dei bianchi al potere. Si tratta di una decisione volta a sottolineare il ruolo subalterno dei neri e ad impedire l’accesso ad una formazione di qualità e ad una informazione più articolata in un momento in cui si sta, tra l’altro, diffondendo l’uso della televisione. Gli studenti e gli insegnanti si organizzano, vogliono poter dire la loro e lo fanno, il 16 giugno 1976, marciando in 15.000 per le strade di Soweto. Sono per lo più studenti tra i 10 e i 20 anni. La reazione è feroce e spietata e il 16 giugno 1976 passerà alla storia come il giorno della grande marcia per un’istruzione di qualità per tutti ma anche  come il giorno della strage di più di 450 studentiLa forza della narrazione e delle immagini di questi avvenimenti faranno però il giro del mondo e avvieranno una consapevolezza interna ed internazionale che contribuirà a segnare la fine dell’apartheid in Sudafrica.

Dal 1976 la data del 16 giugno è per il continente africano simbolo e metafora della lotta per i diritti dei più giovani. Nel 1991 l’Organizzazione dell’Unione Africana ne ha fatto ufficialmente il Day of the African Child, giornata riconosciuta successivamente anche dall’ONU. Oggi l’Unione Africana e il mondo intero la pongono, per lo meno sulla carta, come la data dedicata alla riflessione sui diritti delle bambine e dei bambini africani.

A 40 anni dai fatti di Soweto, tema del Day of African Child di questo 2016, è stato “Conflict and Crisis in Africa: Protecting all Children’s Rights” (Conflitti e crisi in Africa: proteggere i diritti di tutti i bambini e le bambine). Il tema, proposto dall’ African Committee of Experts on the Rights and Welfare of the Child, si riferisce in modo esplicito all’ African charter on the right and welfare of the child (29 novembre 1999), il documento dell’Unione Africana che dichiara e sancisce i diritti dell’infanzia, e poggia su un importante studio riguardante l’impatto dei conflitti sui bambini e le bambine condotto nel corso del 2015 all’interno del continente. Un tema caldo indubbiamente perché, come si legge all’interno della Concept Note for the Commemoration of the Day of the African Child (DAC) 2016, non solo sono molti i territori teatro di conflitti armati e non all’interno dell’Africa, ma moltissime e differenziate risultano essere le conseguenze e le ripercussioni che questi conflitti hanno sui più piccoli: dal reclutamento all’uccisione e alle mutilazioni, dalla violenza sessuale agli attacchi a scuole e ospedali, dai rapimenti all’impossibilità di accedere ai soccorsi umanitari. I conflitti e le crisi, inoltre, mantengono critica la situazione economica di molte parti del continente, favorendo la disgregazione dei nuclei familiari, mantenendo alta la soglia della povertà, allontanando sempre più il raggiungimento degli obiettivi che l'ONU nel 2002 ha dichiarato imprescindibili per costruire un "a World fit for children".

Ma come far sì che questa situazione possa mutare? Quali azioni sono necessarie perché l'ambiente in cui si trova a vivere l'infanzia africana oggi sia davvero protetto e favorevole rispetto ad una crescita serena ed equilibrata? Alcune linee guida vengono ancora dalla Nota sopra citata dove si invita ad un coinvolgimento nella partecipazione alle giornate e alle campagne a favore della pace (art.62), alla condanna di ogni governo non costituzionale (art.63) e si ribadisce il ruolo delle istituzioni, Unione Africana e Peace and Security Department in primis, nella azione di prevenzione dei conflitti e peace building. Un approccio olistico ed integrato, capace di vedere stati, società e persone nella loro complessità, viene inoltre indicato quale strada maestra per un intervento efficace verso una reale soluzione dei conflitti.

Nelle indicazioni presenti nella Nota scritta in vista del 16 giugno 2016 non si auspicano però solo macroazioni rivolte a politici e responsabili istituzionali. Un ruolo importante viene riconosciuto ai bambini e alle bambine là dove si invitano le organizzazioni a celebrare con loro questa giornata importante favorendo forum e programmi progettati e facilitati dagli stessi bambini e bambine. L'idea è che il 16 giugno sia ancora, come nel 1976, luogo di condivisione del loro punto di vista e delle loro proposte rispetto ai temi che li riguardano e li coinvolgono, rispetto ai diritti di cui dovrebbero godere.

In questa direzione si sono svolte le celebrazioni che hanno avuto luogo nella cittadina di Nyahururu, in Kenya, dove una rete di realtà del territorio quali il St. Martin CSAKindernothilfe e le scuole primarie locali, si sono incontrate dando proprio a loro, ai bambini e alle bambine, la parola e lo spazio. Molte e profonde le riflessioni condivise in varie forme dai quasi 400 alunni e alunne presenti che con canzoni, danze, poesie e piccoli sketch hanno ricordato a tutti come i bambini e le bambine non siano solo gli adulti di domani ma già oggi abbiano molto da dire ed insegnare. In Africa come ovunque nel mondo si dia loro spazio e tempo di ascolto. Non solo un giorno all'anno.

Francesca Benciolini

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