Partnership, Planet, People, Prosperity, Peace

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Nel quinquennio 2017-22, World Social Agenda si aggancia ai nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’ONU nel 2015 che si configurano come delle linee guida programmatiche per le azioni da intraprendere entro il 2030 a livello globale. Cinque sono i pilastri sui quali sono innestati i diciassette obiettivi di cui si compone l’agenda. Ognuno di essi è espresso attraverso una parola che inizia con la lettera P: Partnership, Planet, People, Prosperity, Peace. Le cinque P raccolgono la sfida della sostenibilità che le Nazioni Unite hanno deciso di lanciare al mondo intero; sono tra loro legate e la loro interazione rappresenta il presupposto per la realizzazione di ognuno degli obiettivi.

È partnership la prima “P” che il progetto World Social Agenda nell’anno scolastico 2017-18 intende approfondire a partire da una riflessione sul come, cioè sul metodo attraverso il quale costruire processi partecipati e condivisi per la presa di decisioni comuni e sul dove questo metodo andrà a realizzarsi, cioè dentro il luoghi della vita delle persone.

Guardando l’agenda 2030 e i diciassette obiettivi, il “dove” e il “come” vengono affrontatati da due obiettivi: l’undicesimo e il diciassettesimo. Il primo si premura di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili, il secondo mira a rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile. Essi rappresentano dei contesti di significato pertinenti, anche se non totalmente esaustivi, all’interno dei quali provare a cercare le risposte a due quesiti che il progetto World Social Agenda vorrebbe investigare in questo primo anno di lavoro del quinquennio 2017-2022: quale comunità vogliamo costruire e quale senso diamo alla partecipazione? Ci offrono il preteso per investigare le esperienze del nostro vissuto per scoprire e progettare i luoghi quali spazi aperti, inclusivi, sicuri, sostenibili in cui persone e reti di relazioni tra persone possano trovare occasioni e strumenti per essere e fare insieme.

L’obiettivo diciassette sul partenariato fornisce interessanti indicazioni di metodo, definisce le condizioni economiche, finanziarie, tecnologiche, politico-istituzionali della partecipazione a livello di comunità globale. Cosa significa però partecipare, fare comunità? Sarà questo uno degli scopi, forse il più ambizioso, del progetto World Social Agenda nell’anno 2017-18: provare a tracciare alcune coordinate della mappa partecipativa e definire la direzione verso cui tendere all’interno di un contesto, quello comunitario, in cui collaborare nel prendere decisioni e fare accordi è ritenuto alla base di ogni esperienza democratica.

Partenariato, infatti, è collaborazione; e collaborazione a volte fa rima con partecipazione. Lavorare insieme è possibile solo se ci siamo, se siamo parte di un processo che ci riconosce, ci legittima, ci da il potere di decidere o di influenzare le decisioniPartecipare presuppone relazioni e queste si costruiscono, non sono un dato. Nascono dal bisogno di stare insieme, di sentire di appartenere ad un luogo, che è rete di significati, ma anche ambito di interessi molteplici; bisogno fisiologico, ma soprattutto sociale. #partecipazione #reti 

Partecipare comporta un necessario ripensamento della comunità che non è solo il contesto dove agiscono individui e gruppi umani, né solo risorsa, bensì soggetto attivo del cambiamento. La comunità è l’esito di un processo che si costruisce nell’interazione tra soggetti e tra soggetti con i luoghi dell’abitare, non vale per sempre, si negozia nel qui ed ora, si trasforma, si inventa sulla base di regole. #regole

Questa interazione si regge su relazioni di potere tra i soggetti che agiscono. Più potere significa più possibilità di scegliere in un contesto complesso, incerto, sfidante. Infatti, il potere è la capacità di un attore di esercitare la propria autonomia in contesti caratterizzati da elevati margini di incertezza e quindi di rischio.  Azioni degli attori e qualità/quantità di potere tra i soggetti fanno la comunità possibile, desiderabile. #comunità

Non è alla domanda cos’è la comunità che pretendiamo di rispondere. I significati restano plurali e complessi. La direzione è quella di provare ad interrogarci sul senso che ha per noi, all’interno del paradigma della sostenibilità, guardare alla comunità come luogo di superamento del confine tra l’individualismo e il collettivismo, come sostenuto da Martin Buber, per guardare la comunità come spazio in cui si realizza il bene comune.

Essa è degli abitanti che se ne devono far carico, attraverso l’esercizio dei propri diritti e doveri di cittadinanza, partecipando alla costruzione delle regole della gestione, assumendosi responsabilità di cura, per evitare che siano gli altri a fare e noi ad aspettare che i nostri bisogni vengano soddisfatti. Essere cittadini significa appunto farsi carico del bene comune, esprimere le proprie capacità e passioni per dare qualità e benessere al mondo che viviamo. #bene comune

Alla scuola è riservato un ruolo di primo piano nella formazione di cittadini responsabili del bene comune. Sono le competenze di cittadinanza (MIUR, 2007) quelle che dovrebbero favorire la presa di consapevolezza del ruolo attivo di ogni persona nella costruzione del mondo che abitiamo. Queste competenze, che la scuola è chiamata ad attivare, dovrebbero contribuire al pieno sviluppo della persona da maturare attraverso corrette e significative relazioni con gli altri e con la realtà ambientale e sociale.

Tra queste, “collaborare e partecipare” rappresenta uno dei pilastri fondanti perché basato sull’interazione, sulla comprensione dei diversi punti di vista, sulla valorizzazione delle proprie e altrui capacità, sulla gestione dei conflitti, sull’apprendimento comune, sulla realizzazione di progetti condivisi, sul riconoscimento dei diritti di ognuno.

Le competenze di cittadinanza fanno riferimento alla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, in particolare nelle competenze sociali e civiche che sono “personali, interpersonali e interculturali e riguardano tutte le forme di comportamento che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come anche risolvere i conflitti. La competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica”. 

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