Povertà sanitaria: sempre più famiglie e bambini non accedono a farmaci e cure

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Foto: Pixabay.com

Disuguaglianze nell’accesso ai farmaci e un generale peggioramento delle condizioni di salute che affliggono le categorie della popolazione più vulnerabili, ovvero le famiglie indigenti e i bambini: sono le conseguenze della povertà sanitaria, che continua ad aumentare nel nostro Paese. Ad affermarlo, il nuovo rapporto “Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci”, realizzato dall'Osservatorio Donazione Farmaci (ODF) della Fondazione Banco Farmaceutico Onlus con il contributo incondizionato di IBSA, e presentato il 16 novembre a Roma presso la sede dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco. “Riscontriamo una fatica del paese a rispondere a quel bene fondamentale che è la salute – commenta Mario Melazzini, direttore generale di Aifa – Il Rapporto ODF 2017 ci conferma la necessità di compiere un ulteriore sforzo per sostenere quella straordinaria e complessa macchina che risponde al nome di Servizio sanitario nazionale, una risorsa che costituisce un unicum tutto italiano e che troppo spesso diamo per scontata”.

Sia all'interno che all'esterno del perimetro del Ssn, infatti, persistono sacche di cittadini italiani e stranieri che rinunciano alle cure o alle prestazioni mediche per ragioni che hanno a che fare con il proprio reddito, e che per questo si rivolgono agli enti assistenziali, ovvero organizzazioni senza scopo di lucro sostenute dal Banco Farmaceutico che sopperiscono ai vuoti dello Stato in materia di assistenza (un sistema che Luca Pesenti, direttore della ricerca Odf e coordinatore dell’incontro ha soprannominato “servizio sanitario solidale”). Il report conta 1.722 enti, la cui richiesta di medicinali quest’anno è cresciuta del 9,7% (contro l’8,3% del 2016 e l’1,3% del 2015). Complessivamente, gli enti aiutati hanno fornito farmaci a oltre 580 mila utenti. “Si tratta mediamente del 12% dei poveri assoluti italiani, percentuale che sale al 21% al Nord” si legge.

Per quanto riguarda l’identità dei poveri assistiti, oltre all’aumento degli stranieri (+6,3%), quest’anno il dato definito “più preoccupante” riguarda l’aumento dei minori (+3.2%): gli under 18, in particolare, rappresentano infatti il 21,6% degli utenti, con una crescita maggiore che si evidenzia tra i minorenni italiani (+4,5% in un anno, contro il +1,5% dei minori stranieri). “Esistono tanti minori in condizioni di salute critica: malnutrizione, infestazioni da scabbia e pidocchi, infezioni gastrointestinali acute. Per questo la donazione del farmaco pediatrico dovrebbe crescere, così come dovrebbe essere ripensata l’accoglienza di nuclei familiari in condizioni di disagio” commenta Lucia Ercoli, direttrice dell’associazione di medici volontari “Medicina solidale”, riferendosi in particolare a contesti di disagio abitativo quali occupazioni, insediamenti informali e baraccopoli in cui sono assiepate centinaia di persone tra migranti, rom ma anche nuclei famigliari italiani.  “Non si può risolvere tutto con gli sgomberi, senza organizzare un’alternativa – spiega – Non dimentichiamo che in condizioni di promiscuità e sovraffollamento, le patologie crescono, si riacutizzano e possono diventare un problema per la collettività”. Migliore invece la situazione degli anziani assistiti, che risultano essere diminuiti rispetto all’anno precedente, e sono quasi prevalentemente italiani, mentre gli adulti rappresentano la componente maggiore dei poveri assistiti: il 65,2% del totale.

“Un altro dato particolarmente preoccupante – sottolinea ancora Melazzini – è l’aumento del divario tra le famiglie povere e quelle che non lo sono: per quest’ultime la spesa sanitaria media annua si attesta a circa 695 euro all'anno, mentre quella delle persone indigenti è di circa 106 euro, in calo di 17 euro rispetto allo scorso anno”. C’è da dire, però, che anche chi non è povero spesso riscontra delle difficoltà nel curarsi: secondo un'indagine commissionata sempre da Banco Farmaceutico a Doxa, un individuo su tre è stato costretto a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami. Il 16% ha cumulato tutte le tipologie di rinuncia. “Rinuncia soprattutto chi ha un titolo di studio basso, chi ha più figli e chi vive al Sud. Rinunciano casalinghe, pensionati e – più di tutti – i lavoratori atipici (51,2%)”. E se in questo caso si parla di medicinali e prestazioni non coperti dal Servizio sanitario nazionale, anche dentro il perimetro degli utenti coperti i problemi non mancano: più del 10% degli intervistati ha infatti rinunciato a visite ospedaliere o a esami del sangue, non potendosi permettere il ticket. Nel complesso, nel 2015 è cresciuto di un milione, arrivando a oltre 13 milioni, il numero di italiani che hanno limitato visite ed esami per motivi economici: sono 20 famiglie non povere e 42 famiglie povere su cento.

E’ qui che si inseriscono i già citati enti assistenziali, così come le iniziative di solidarietà come la Giornata di Raccolta del Farmaco, in cui ogni anno, nel mese di febbraio, migliaia di volontari di Banco Farmaceutico sono presenti nelle oltre 3.600 farmacie aderenti in tutta Italia, e invitano i cittadini a donare farmaci per gli enti assistenziali della propria città. Quest’anno, il raccolto generato dalla Giornata, pari a oltre 275 mila confezioni, ha permesso di coprire il 36,2% del fabbisogno degli enti. “Un aiuto ancora parziale, per questo dobbiamo aumentare le donazioni” commenta Giancarlo Rovati, ordinario di sociologia generale presso l’Università Cattolica. “Si tratta di medicinali senza ricetta ma non per questo sono meno utili, anzi, alleviano molti problemi e molte persone povere non possono permetterseli” aggiunge Silvano Cella, docente di farmacologia presso l’Università degli studi di Milano, che durante l’incontro romano ha approfondito il tema, presente nel Rapporto, delle cosiddette “malattie socialmente trasmesse” come il diabete mellito e le malattie psicotrope, studiate su un campione di 12 mila persone tra migranti irregolari e italiani poveri: “Si tratta di malattie almeno in parte trasmissibili attraverso comportamenti malsani che derivano da degrado sociale economico e culturale, a prescindere dall’etnia”.

L’accesso al farmaco è un diritto di tutti” affermano le organizzazioni coinvolte, che auspicano un rafforzamento del gioco di squadra e del dialogo con le istituzioni, la politica, gli stakeholder, senza mai dimenticare l’attenzione alla persona. “In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, il Terzo Settore e il mondo della solidarietà hanno bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione – afferma Sergio Daniotti presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus – Il nostro contributo è a disposizione delle istituzioni in termini di dati, analisi e previsioni”. 

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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