Poveri per errore, solidali per scelta

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Immagine: K. Haring ®

Lo ha detto ancora una volta Papa Francesco, ricordando parecchie volte negli ultimi mesi come la povertà non sia in Italia e nel mondo un lontano ricordo bensì una triste realtà e come sia necessario rimettere la persona e la sua dignità al centro. Lo ha fatto facendo autocritica, partendo cioè proprio dal sistema Chiesa e dalla sua ormai insopportabile opulenza. Lo ha fatto chiedendo di aiutare e di accogliere chi ha bisogno, con semplicità.

Non appare invece semplice la situazione della spesa pubblica nel nostro paese come ben evidenziato dalla ricerca presentata dalla Fondazione Zancan dal titolo Cittadinanza generativa. La lotta alla povertà -  rapporto 2015 .

Non ha usato mezzi termini Cesare Dosi, Presidente della Fondazione e Professore a Padova di scienza delle Finanze nello stendere la presentazione dello studio "È giunto finalmente il momento di considerare la povertà come un enorme e inaccettabile spreco di energie, intelligenze, creatività ed è venuto quindi anche il momento di guardare alle misure di contrasto della povertà non come a un costo a fondo perduto, ma come un investimento comunitario il cui rendimento dipende anche dalla capacità di coinvolgere i beneficiari immediati degli interventi, dando quindi piena e coerente attuazione ai dettami della nostra Costituzione, che pone accanto al principio della solidarietà sociale il dovere di ogni cittadino di concorrere al progresso materiale e spirituale della società".

Sulla stessa linea il direttore della fondazione Tiziano Vecchiato che nel suo intervento ha allertato tutti a fare attenzione alle trappole dell’assistenzialismo tout-court. Per Vecchiato "E’ ormai un’esigenza palese andare oltre quell’assistenzialismo che non responsabilizza socialmente chi lo riceve altrimenti il rischio è quello di rendere poco efficaci gli aiuti e ferire la dignità di chi li riceve, provocando nel contempo un’enorme dispersione di risorse in mille rivoli sterili".

In parole semplici, è tempo di aiutare ad emergere le capacità di chi viene assistito facendo in modo che possa ripartire e fare la sua parte nella società. Non a caso infatti ricorre spesso un richiamo ad un auspicabile incontro tra diritti e doveri sociali.” Corresponsabilizzare i poveri per migliorare permanentemente il loro vivere diviene una priorità anche a causa dei dati emersi dal rapporto riguardanti i casi di povertà nel Belpaese.

In un mondo dove l’1% della popolazione nel 2016 avrà più ricchezza del restante 99% , tre milioni di famiglie italiane sono in difficoltà nel sostenere le spese dell'abitazione e si sono trovate, almeno una volta nel 2014, in arretrato con il pagamento di mutuo o di un affitto o delle utenze. E mentre le novità legate ai mutui non lasciano ben sperare per il futuro, rimane molto elevata (dati OCSE) la quota dei disoccupati di lungo corso: la percentuale era salita al 60% nel quarto trimestre 2013 – era al 45% nel quarto trimestre 2007; anche i cosiddetti working poor - poveri che lavorano -  sono cresciuti del 50% dal 2008 al 2013. Secondo il Censis, inoltre ben 17 milioni di italiani sono a rischio povertà o esclusione sociale e mentre nell’ultima legge di stabilità anche il mirabolante governo Renzi ha dovuto riconoscere che il problema esiste e che povertà economica ed educativa si nutrono e accrescono a vicenda ,i neet, giovani tra i 15 e i 29 che non studiano e non lavorano e spesso vivono in uno stato di inedia permanente, hanno raggiunto il numero di 2 milioni e mezzo e la disoccupazione giovanile viaggia infelicemente verso il 40%.

Ovvio intuire come servano soluzioni strutturali e non pannicelli caldi. Termini come reddito di inclusione sociale o minimo vitale, impensabili fino a pochissimi anni, fa sono oggi - e per fortuna - una consuetudine anche tra gli studiosi di finanza ed economia, ormai consapevoli che le misure una tantum come la famigerata e spesso inutile social card sono da considerarsi definitivamente sul viale del tramonto.

E se Draghi cerca per l’ennesima volta, a suo dire, di far ripartire la macroeconomia tagliando tassi e facendo volare verso le banche un’altra manciata di (nostri)miliardi, riuscendo per ora a far volare solo i titoli bancari in borsa, nell’infinitamente piccolo “i poveri” si organizzano, come dimostra l’apertura del primo Market solidale attivato in provincia di Sondrio portato avanti da ben 25 volontari per aiutare chi a seguito di un problema, come ad esempio la perdita del lavoro, potrà vedere preservata la dignità di mettere onestamene un pasto in tavola. Perché la povertà può derivare anche dagli sbagli altrui o da politiche statali fallimentari, ma la solidarietà resta di certo una delle poche soluzioni davvero concrete per aiutare chi ha bisogno.

Fabio Pizzi

Laureato in Studi Storici e Filologico Letterari all’Università di Trento, scrive fin da piccolo per passione e, da qualche anno, anche per lavoro. Per questo si ritiene parecchio fortunato. Appassionato di storia e politica è attivo nell’associazionismo fin da giovanissimo soprattutto nelle associazioni locali e nelle Acli Trentine.  Ama il cinema, l’arte e la tecnologia, la satira, la musica, il bosco e il mare. Su tutto, sua moglie, la famiglia e i suoi veri amici. Dice e scrive quello che pensa, filtrandolo il meno possibile e prendendo spesso posizione. Questo gli ha portato in dote parecchie polemiche, qualche complimento e il rispetto di se stesso.  

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