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Pime: basta strumentalizzazioni sul rapimento di p. Bossi

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Una foto di p. Bossi, il missionario rapito nelle Filippine

In un comunicato, il Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) dopo aver ringraziato "tutti coloro che pregano e lavorano per la liberazione di p. Giancarlo Bossi, rapito il 10 giugno a Payao, nell'isola di Mindanao" afferma che "Il PIME non vuole essere coinvolto in polemiche politiche e si spiace che la vita di una persona venga strumentalizzata". Secondo i responsabili del PIME nelle Filippine, "le polemiche di questi giorni in Italia rischiano di essere controproducenti, rendendo ancora più difficile la liberazione del nostro confratello". "Onde evitare qualsiasi illazione, d'ora in poi il PIME esprimerà le sue posizioni attraverso comunicati ufficiali" - conclude il comunicato.

Nei giorni scorsi i missionari avevano comunicato che "a noi viene il sospetto che il nome (e cognome) italiano di Giancarlo, venga usato per altri scopi. Lo troviamo ora anche incollato alla manifestazione del 4 luglio. Non sappiamo come ci sia entrato, anche perchè nelle Filippine non c'è 'persecuzione' dei cattolici visto che siamo cattolici all'89%". La manifestazione promossa dal vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, dal titolo "Salviamo i cristiani del Medio Oriente" afferma che "in quasi tutti i paesi musulmani, dall'Algeria al Pakistan, dall'Indonesia alla Nigeria, dall'Arabia Saudita alla Somalia, i cristiani sono vittime di vessazioni e discriminazioni" intenderebbe essere "una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell'insieme della nostra civiltà umana". A tutt'oggi il PIME non ha ricevuto alcuna rivendicazione, né è a conoscenza di chi siano i rapitori e nel comunicato odierno il Superiore Generale del PIME afferma che "guardare all'accaduto come a un conflitto fra cristiani e musulmani è al momento ingiustificato".

La polemica sulla "disattenzione del Governo italiano" per il rapimento del missionario è stata lanciata da Luca Volonté (Udc) e subito cavalcata dal leghista Roberto Calderoli e da Isabella Bertolini a Fabrizio Cicchitto di Forza Italia. La Farnesina ha replicato con una lunga nota nella quale si contestano le accuse precisando che "con la necessaria discrezione" sono state attuate "tutte le misure adottate in casi analoghi". Il ministero degli Esteri ha ricordato l'impegno dell'ambasciatore italiano a Manila, Rubens Anna Fedele, e l'invio di esperti nelle Filippine - tra cui l'ex sottosegretario Margherita Boniver - con una conclusione quanto mai netta: "Non aiutano le polemiche su una presunta carenza di impegno delle istituzioni e degli organismi che stanno seguendo il caso, che tendono ad accreditare l'idea di 'classifiche' o 'serie' dei connazionali rapiti all'estero. Tali gratuite speculazioni non sono confacenti alla serietà delle circostanze ne' contribuiscono in alcun modo a favorire la rapida e felice conclusione del caso".

Il comunicato odierno del PIME sottolinea che "fin dai primi giorni il governo italiano si è mobilitato nelle Filippine con l'ambasciatore, in Italia con l'unità di crisi del Ministero degli Esteri, per offrire al PIME tutto il sostegno necessario" e evidenzia che "proprio da domani una delegazione dell'unità di crisi giungerà a Mindanao per lavorare con le autorità locali politiche ed ecclesiali, insieme ai missionari del PIME". I missionari del Pime nelle Filippine hanno aperto un blog per raccogliere informazioni sul missionario rapito, ma in Italia l'Istituto missionario del Pime ha deciso di non farsi promotore di iniziative di piazza per la liberazione del missionario rapito e finora ha ritenuto opportuno organizzare solo una fiaccolata ad Abbiategrasso, paese natale di p. Bossi.

Nei giorni scorsi anche la sorella del missionario rapito, Pinuccia Bossi ha lanciato un appello affinchè si evitino polemiche e ha invitato la Farnesina a continuare il dialogo con il governo filippino al fine di fare ritornare a casa il missionario. Pinuccia Bossi ha confermato che la famiglia è in costante contatto con la Farnesina: "Sia noi che il governo sappiamo che certe situazioni devono essere trattate con la massima delicatezza e in questo l'assenza di polemiche e la tranquillità saranno di grande aiuto". La sorella del sacerdote ha quindi ribadito la necessità del dialogo: "L'appello è sempre quello: noi crediamo nel dialogo. So che la Farnesina e il governo filippino stanno affrontando tutto questo con il dialogo. Escludiamo nel modo più assoluto l'uso delle armi, questo assolutamente non lo vogliamo". [GB]

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