Pergine Spettacolo Aperto: l'edizione 2018

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Nasce nel 1976 Pergine Spettacolo Aperto, il primo Festival in Trentino. Da allora ne ha fatta di strada, tanto da essere considerato uno dei migliori eventi di questo tipo a livello nazionale. Abbiamo intervistato Carla Esperanza Tommasini, la sua nuova direttrice: DAMS a Bologna e master a Londra, dopo gli studi inizia a lavorare come artista – fino a quando nasce una collaborazione con lo Spill Festival di Londra, dove cambia ruolo ed è assistente al direttore artistico. Gli anni successivi la vedono impegnata in vari progetti internazionali: da Berlino al sud dell'India, passando per la Siria e la Turchia. Rientra in Italia dopo tre anni in quest'ultimo Paese: “Sento che posso dare di più sostenendo gli artisti che non come artista: mi piace lavorare con loro, creare insieme, lavorare sul processo. Di conseguenza anche il Festival si è spostato sempre di più, creando dei percorsi artistici e produttivi in cui si dialoga e si calibrano aspettative ed idee”, afferma.

Partiamo dall'inizio: com'è il programma di quest'anno?

Al momento è ancora riservato: la conferenza stampa sarà il 5 giugno - lì usciremo con tutte le informazioni dettagliate. Ci sono tuttavia una serie di progetti a cui teniamo e di cui abbiamo già iniziato a parlare.

Qualche anticipazione?

Il Festival si svolgerà dal 6 al 15 luglio; attualmente stiamo lavorando ad un rinnovamento dell'identità per avvicinarci al pubblico locale. Vogliamo lavorare radicati nella comunità, conservando comunque uno sguardo non solo locale, ma internazionale. Stiamo rinnovando il sito web e rilanciando la comunicazione: l'idea è di semplificarla. Pergine Spettacolo Aperto ha una lunga storia ed è cambiato tanto negli anni – così cambierà anche il modo di presentarsi.

Cosa intendi con “semplificare la comunicazione”?

Si chiamerà “Pergine Festival”, mantenendo questa dicitura insieme a Pergine Spettacolo Aperto, in linea con un discorso di accessibilità che per noi è importante. E quando parlo di accessibilità non mi riferisco solo alle persone con disabilità, l'idea è di rendere accessibile quello che facciamo comunicandolo bene, anche a livello di cosa facciamo. Il nostro programma prevede performance multiformi, spesso ibride e quindi stiamo cercando di rendere più accessibili queste proposte. Quest'anno partirà quindi un percorso di riconnessione al territorio che porteremo avanti anche in futuro.

Qual è stato un momento fondamentale in questa lunga traiettoria?

Un momento importante di cambiamento è stato nel 2013, quando abbiamo perso la nostra casa - il Teatro Tenda di Pergine. Questo passaggio è stato complicato e le persone si sono trovate un po' spaesate:  abbiamo dovuto ripensare alla proposta, ed il Festival si è ridotto a 9-10 giorni compatti, comunque in linea con i festival in Italia.

Pergine Spettacolo Aperto ha sempre avuto un tema. Quale sarà quello di quest'anno?

Più che un tema sarà un filo rosso o un focus che attraverserà tutto il programma in maniera trasversale. Ci concentreremo sulla comunità su cosa vuol dire esserlo, sul senso di appartenenza: dal co-creare, condividendo un orizzonte, allo stare insieme ed essere una multitudine. Il Festival non è più un contenitore da riempire come in passato, ma piuttosto una traccia su cui poi far rispondere le sensibilità degli artisti. In termini di contenuti ci concentreremo su lavori teatrali che hanno una forte componente partecipativa e dove il pubblico diventa protagonista. Ci saranno dei progetti “people specific”: il più grosso è parte di una rete europea ed è iniziato lo scorso anno.

Parlacene.

Si chiama “A manual on work and happiness” e ragiona sulla relazione che intercorre tra lavoro e felicità, un tema centrale nel mondo di oggi. Si tratta di una collaborazione internazionale – oltre a noi partecipano infatti ARTEMREDE, una rete di teatri portoghese; il Teatro Regionale Pubblico di Patrasso; il centro di residenze artistiche L’ARBORETO. Ci si avvale della partecipazione diretta delle comunità locali dei tre paesi – Italia, Portogallo, Grecia. Il progetto vede nell'indagine del tema uno strumento per innescare l'impegno e la partecipazione al dibattito, nel tentativo di avvicinare le persone alle arti performative. Infatti proprio pochi giorni fa ero in Grecia per la prima di questo progetto – che oltre alla rete di cui ti ho parlato vede la partecipazione di una compagnia teatrale portoghese, mala voadora e Pablo Gisbert, artista e scrittore catalano.

Come si concretizzerà questo progetto a Pergine?

La compagnia portoghese verrà qui in Italia, e si fermerà per tutto il mese di giugno a lavorare con 20 abitanti di Pergine selezionati, senza un background artistico o attoriale. Poi naturalmente c'è il bando Open, alla settima edizione. Quest'anno ci dedicheremo sempre allo Spazio Urbano ed uno di questi progetti prevede un microcinema in una 500 che verrà installato per tutta la settimana. Ci si saranno poi degli artisti – i “Full of beans” - che lavoreranno sulle comunità di immigrati che vivono a Pergine.

In cosa consiste il bando Open?

Nasce da varie esperienze all'estero ed in Italia: nel 2011 ho iniziato a collaborare con il Festival e l'anno successivo ho proposto questo bando perché mi sembrava un valido strumento per cercare sul territorio locale e nazionale nuove creatività, dando anche un appoggio economico. Il primo anno è stato dedicato solo agli artisti trentini; il secondo anno è stato aperto all'Alto Adige; dal terzo anno in poi il bando è diventato di portata nazionale ma abbiamo comunque mantenuto almeno un posto agli artisti della regione. Negli anni è servito molto ad aprirci a collaborazioni con altre realtà ed istituzioni. Alcuni progetti nati da noi sono stati poi replicati in altri festival, segno che l'idea funziona. Oltre al bando Open ne ospiteremo anche un altro - “Next Trentino” - per sostenere la produzione di compagnie trentine. Qui le proposte produttive  selezionate tramite bando saranno accompagnate fino alla realizzazione di uno spettacolo completo che verrà presentato in autunno a Trento.

L'idea è quella di sostenere la creatività, con un occhio di riguardo a quella locale.

Sì, credo sia importante far vedere cosa produciamo in Trentino coi nostri artisti e dare un sostegno più articolato sia a livello economico ma anche un accompagnamento, una sorta di affiancamento alle compagnie attraverso un direttore, un operatore, ecc. che possa quasi essere uno sguardo critico perché l'obiettivo è che poi queste compagnie riescano a crescere e ad imporsi anche a livello nazionale.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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