Paesi Bassi, non solo tulipani

Stampa

Foto: Novella Benedetti ®

Il primo momento all'aeroporto di Schiphol già ci aveva messo di buon umore: lo stereotipo che avevamo in mente per i Paesi Bassi (leggendo la guida abbiamo scoperto che Olanda è il nome di due province, non del Paese) viaggiava un po' sulla stessa linea di quello dei tedeschi: precisione, ordine, serietà, rigore. Invece, sulla piattaforma in attesa del treno che ci avrebbe portato in città, le prime avvisaglie che le cose non stavano proprio così: lo stesso binario era diviso in lunghezza, 13a e 13b. Una persona delle ferrovie, dopo alcuni minuti che aspettavamo, ci fa spostare tutti più in giù con grandi urla e cenni delle braccia. Passano altri minuti, e un'altra persona delle ferrovia si mette a urlare e fare altri grandi cenni con le braccia: dal binario 13b dobbiamo spostarci al 12 (in generale), cioè quello opposto. Iniziamo ad ascoltare le voci agli altoparlanti della stazione, ed in effetti in alcuni casi, quando stava arrivando un treno il messaggio era: “Si avvisano i signori passeggeri che il treno arriverà al binario 1. Oppure al binario 2”.

Ecco,in questa storiella per me ci sono i Paesi Bassi e gli olandesi, cugini tranquilli dei tedeschi: tutto è molto organizzato, ma se ogni tanto qualcosa non funziona o non va come era stato inizialmente pensato, c'è un piano B pronto. L'anno passato a lavorare in Germania mi aveva insegnato che lì non ci sono piani B, semplicemente perché non servono: le cose devono funzionare e quindi funzionano, punto.

Amsterdam ci ha accolti con un meteo abbastanza clemente: tante nuvole, cieli immensi e bianchi; poca pioggia. In città si respira un'aria di grande accoglienza e tranquillità: i negozi in genere sono aperti 6 o 7 ore al giorno, con orario ridotto sabato e domenica. La tranquillità di cui parlo non è solo un qualcosa che si percepisce, ma che puoi vivere ogni volta che entri in un negozio, in un locale, o quando chiedi informazioni ed è fatta di piaccoli dettagli. Una dottoranda italiana ci racconta che era rimasta stupita quando, dopo aver fatto la spesa al supermercato e apprestandosi a pagare, la cassiera le aveva chiesto se “aveva trovato tutto quello di cui aveva bisogno”. Sono piccoli gesti, che però fanno capire la frenesia con cui viviamo - almeno nel nord Italia. Le cassiere ti salutano, ma poi devono proseguire con il loro lavoro ed in fretta (spesso hanno un tot. di battiture al minuto che devono rispettare). Se chiacchierano con te, lo fanno solo perché da anni vai nello stesso posto e ormai ci si conosce, ma comunque lo fanno mentre lavorano. In questa corsa però ci si perde un pezzo importante, fatto delle piccole relazioni che si creano in un piccolo momento di condivisione: alla fine sono questi piccoli pezzettini che formano il grande quadro.

Questa tranquillità si rispecchia non solo nei modi di comportarsi, o nelle leggi implementate (sono legali droghe leggere, prostituzione, matrimoni omosessuali con diritto all'adozione, eutanasia anche per i bambini sopra i 12 anni) ma in tutte le facilitazioni presenti per i turisti, come le schede che durano più giorni con cui puoi utilizzare tutti i mezzi e visitare fino a tre musei al giorno: una rete che ti semplifica non poco la vita. In tutto il Paese la capitale del turismo è proprio Amsterdam; una guida ci spiega che però è una città un po' particolare e molto liberale. Nelle altre città la situazione non è la stessa. Sarà anche per il numero di stranieri che la abitano, mi domando? Secondo la World Population Review ci convivono 176 nazionalità diverse – e solo il 49,5% dei circa 800.000 abitanti sono olandesi. Tutti gli altri vengono dall'estero: nel XX secolo il gruppo di immigrati più numeroso proveniva dall'Indonesia, ex colonia che si è resa indipendente dai Paesi Bassi all'indomani della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni '60 si sono susseguiti migranti economici da Italia, Spagna, Marocco e Turchia; negli anni '70 è stata la volta dell'indipendenza di un'altra ex colonia, il Suriname – con conseguenti flussi migratori. Ci sono poi state ondate migratorie da Asia, Europa, America, e Africa; e la Terza Guerra Mondiale a pezzi non si è fatta attendere in questo. Per quanto riguarda i richiedenti asilo, il Paese aveva vissuto gli arrivi dalla Ex Yugoslavia durante gli anni '90; sono seguiti gli afgani, e poi gli iracheni. Dal 2015 si è visto un aumento a picco del numero di richiedenti asilo dalla Siriae dall'Eritrea (fonte: Statistics Netherlands, ente governativo olandese per la statistica). La reazione della popolazione? Dipende: il 77% degli olandesi ritiene che si dovrebbero accogliere i rifugiati che sono scappati per via delle guerre e delle persecuzioni; l'8% si esprime in maniera contraria, ed il 15% è neutrale. La situazione cambia se parliamo di migranti economici:la metà della popolazione olandese ritiene che i migranti economici provenienti da Paesi fuori dell'Europa non dovrebbe avere il permesso di vivere e lavorare nei Paesi Bassi - solo il 24% si esprime a favore. Tolleranza e accoglienza sì, ma fino a un certo punto. Si può forse spiegare analizzando i numeri: i Paesi Bassi hanno una superficie simile alla Svizzera, circa 41mila metri quadrati; con una popolazione di 17 milioni di persone, la densità di abitanti è di388 al metro quadrato (in Italia viaggiamo sui 200 abitanti al metro quadrato). Se la popolazione aumenta ancora, come ci si può organizzare? Ci sarà la stessa ricchezza per tutti?

Incuriosita, sono andata alla ricerca dei dati italiani: l'ultima ricerca sulla percezione degli italiani verso gli stranieri risale al 2012, con dati che fanno riferimento al 2011 (nei Paesi Bassi questi dati vengono analizzati su base annuale). Secondo l'ISTAT, “l’atteggiamento che i rispondenti ritengono proprio degli italiani nei confronti degli immigrati è prevalentemente descritto come diffidente (60,1%), quando non apertamente ostile (6,9%) o indifferente (15,8%). Solo il 17,2% pensa che gli italiani siano amichevoli e comprensivi nei confronti degli immigrati. La tendenza ad essere sospettosi e maldisposti non è però unilaterale, dal momento che anche l’atteggiamento degli immigrati nei confronti degli italiani è prevalentemente descritto come diffidente (53,2%), indifferente (20,9%) o apertamente ostile (9,6%). Solo il 16,4% giudica, invece, l’atteggiamento degli immigrati nei confronti degli italiani positivamente, riconoscendolo come amichevole e comprensivo”.

Penso a quanto gli esseri umani possano essere influenzati anche dall'ambiente che li circonda.Se dietro di te ci sono solo pianure sterminate (il punto più alto dei Paesi Bassi è il Vaalserberg, 321 m.s.l.m.) e davanti a te si stende l'orizzonte immenso del mare, quanto chiusa può essere la tua mentalità? Io sono trentina, ed ho studiato a Trieste: due terre di confine che condividono lo stesso passato storico nell'Impero Austro-Ungarico. Eppure l'ambiente ha contribuito a forgiare personalità, tratti culturali ed identitari profondamente diversi.

Grandi pianure, tante biciclette: vicino alla stazione centrale ce n'è un grandissimo parcheggio, su più piani. Ogni anno circa 20.000 bici – ci dice una guida – cadono ogni anno per sbaglio nei canali, e la città ha organizzato un servizio apposta per ripescarle. Capita anche con le macchine, ci ha assicurato la stessa guida; e comunque c'è un sistema di recupero. Non ho capito tanto il senso dell'umorismo olandese, quindi non saprei dire se è uno scherzo o se la guida parlasse sul serio.

Lati negativi? Sicuramente ce ne saranno, anche se noi ne abbiamo visti pochi. Anche se non si parla olandese, in genere le persone capiscono ed hanno un buon livello di inglese. Non hanno vissuto il fascismo, con la traduzione forzata di qualsiasi cosa in nome dell'italianità: tutti i film ed i programmi in televisione (tranne quelli per bambini) sono in lingua originale, con i sottotitoli. Niente che sia per adulti viene doppiato. Oltre a questo, l'olandese appartiene alla grande famiglia delle lingue germaniche: l'inglese ha una costruzione simile, e tante parole hanno la stessa radice. È un po' come lo spagnolo per noi italiani:anche se non lo studiamo qualcosa capiamo; se poi avessimo la maggior parte dei programmi televisivi in questa lingua, allora con ogni probabilità lo parleremmo anche bene. L'inglese è una lingua così diffusa, che tendenzialmente se la parli riesci a trovare lavoro anche senza sapere una parola di olandese. Abbiamo trovato una ragazza di Brescia che è emigrata in cerca di fortuna con il suo compagno: per trovare lavoro in un bar (con regolare contratto, e pagato bene – ci ha assicurato) ci ha messo un'ora e mezza. Parla inglese, e non una parola di olandese. Al suo compagno è andata un po' peggio: gli ci è voluto un giorno e mezzo. Addirittura! Sorrido, e provo ad immaginarmi una persona che venga in Italia a cercare lavoro, senza parlare una parola di italiano.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

Ultime notizie

Salute mentale: catene che persistono, vicine e lontane da noi

26 Maggio 2018
In Africa la salute mentale è stata storicamente trascurata dalle agende politiche. (Anna Toro)

Montagne più sicure anche per il cuore

25 Maggio 2018
Da un libro sulla salute per chi ama andare in montagna, un aiuto concreto per l'acquisto di defibrillatori destinati ai rifugi di montagna. (Novella Benedetti)

Il potere della musica tra le macerie

24 Maggio 2018
In Siria la speranza vive anche grazie a un piccolo gesto di un giovane pianista. (Michele Focaroli)

Sempre più pesticidi nelle acque italiane: l’agricoltura sconta gli errori del passato

24 Maggio 2018
Stando all’ultimo rapporto dell’Ispra, sono 259 i pesticidi che hanno contaminato le acque italiane nel biennio 2015-16. A far la parte del leone sono gli erbicidi, a cominciare dal...

Rifugiati? L’Uganda sceglie di continuare ad accogliere

23 Maggio 2018
L’Uganda è il primo Paese africano nell’accoglienza di rifugiati. (Miriam Rossi)