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Onu: gli interventi dei paesi del Sud del mondo all’Assembla generale
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L’Assembla generale dell’Onu
Si è concluso ieri sera il dibattito alla 66ma Sessione dell’Assembla generale delle Nazioni Unite. L’agenzia di stampa MISNA ha riassunto gli interventi di numerosi rappresentanti di paesi del Sud del mondo. Ecco alcuni stralci dei loro interventi.
ANGOLA – Tra le cause di espansione dei conflitti su scala mondiale, il ministro degli Esteri angolano, Georges Rebelo Chikoti, ha individuato nelle “ingerenze esterne in violazione del diritto internazionale” uno dei principali ostacoli “agli sforzi di prevenzione ma anche di risoluzione pacifica”. Tornando sulla storia recente del paese, Chikoti ha sottolineato che “l’Angola ha pagato un prezzo molto alto per tali interferenze che per troppo tempo sono sfociate in un conflitto fratricida” e insistito sul fatto che la strada giusta da seguire nella risoluzione dei conflitti è in ogni caso quella del “multilateralismo”. Guardando allo scenario libico, ha chiesto al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di “promuovere una vera riconciliazione nazionale” e di “formare un governo inclusivo” , esprimendo rammarico per la “mancata cooperazione bilaterale tra Onu e Unione africana” durante il conflitto. Il ministro angolano ha anche sollecitato la ripresa dei negoziati per portare il popolo del Sahara occidentale sulla strada dell’autodeterminazione e invitato la comunità internazionale a trovare una soluzione al “più serio problema da affrontare”: la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
CENTRAFRICA – Nel suo intervento il ministro degli Esteri, Antoine Gambi, ha ricordato che la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici devono essere posti in cima alle priorità della comunità internazionale. Una particolare attenzione del governo di Bangui è rivolta alla protezione delle foreste tropicali, fonte vitale di risorse, “sempre più sottoposte ad attività dannose e distruttive, a calamità naturali e alla pressione demografica”. Come il problema della siccità anche quello della deforestazione è strettamente collegato alla carestia. Oltre alla sfida globale del disarmo nucleare e del terrorismo, Gambi ha individuato nelle aggressioni dei ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) una “fonte principale di preoccupazione per la sicurezza della popolazione e la stabilità del territorio”. Ha poi invitato tutti i paesi della regione, Sud Sudan compreso, ad “unirsi per lottare contro un nemico transfrontaliere dalle ambizioni poco chiare e che nuoce alla quiete e allo sviluppo di tutta l’area”. Il ministro centrafricano ha infine riconosciuto che dopo il ritiro, nel dicembre 2010, della missione Onu in Centrafrica e Ciad (Minurcat), “il rafforzamento delle capacità delle nostre forze di difesa e sicurezza che devono subentrare al contingente internazionale non si è ancora concretizzato”.
REPUBBLICA DEL CONGO – Dopo i cambiamenti geopolitici operati dalle rivolte della primavera araba, il ministro degli Esteri, Basile Ikouebé, ha aperto il proprio intervento sulla questione palestinese: “E’ giunta l’ora di rendere giustizia alle aspirazioni legittime di questo popolo” ha detto prima di parlare della situazione libica. Auspicando il ritorno alla pace e alla sicurezza in Libia, con conseguenze dirette per i paesi africani, ha chiesto alle nuove autorità di Tripoli di “tutelare i lavoratori migranti africani” e di “avviare un processo politico inclusivo per uscire dalla crisi”. Ikouebé ha anche fatto riferimento all’ “intollerabile situazione di non-Stato in Somalia, di guerra civile e crisi umanitaria in atto da più di 20 anni”: uno scenario che deve “richiamare l’attenzione internazionale”. In vista del vertice mondiale per lo sviluppo sostenibile che si terrà a Rio de Janeiro nel giugno 2012, il ministro congolese ha spiegato il forte impegno dei paesi dell’Africa centrale nella tutela delle foreste tropicali del Bacino del Congo, in lotta contro il diboscamento e traffico illegale di legno e per la promozione di un’industria di trasformazione locale. Ha reso omaggio al premio Nobel della Pace, la keniana Wangari Maathai, “militante all’avanguardia nella lotta per la protezione dell’ambiente”, deceduta ieri.
LIBERIA – A pochi giorni dalle elezioni presidenziali e legislative dell’11 ottobre, il vicepresidente Joseph Boakai ha presentato il voto imminente come “un test per la democrazia e la coabitazione pacifica”, ribadendo l’impegno delle autorità liberiane ad organizzare uno voto “libero, equo, trasparente e credibile”. Inoltre ha ricordato che la sicurezza ai confini della Liberia e in tutta l’Africa occidentale chiamata a fronteggiare vari traffici (droga, armi, munizioni e uomini) devono rappresentare una priorità di intervento con il sostegno della Cedeao/Ecowas. Anche la lotta alla carestia e al carovita vengono citate come settori di intervento primordiali attraverso il rilancio dell’agricoltura per assicurare la sicurezza alimentare alla popolazione, in particolare a bambini e madri.
SUDAN – Ha presentato la recente nascita del Sud Sudan come un “nuovo momento” per il Nord Sudan, che “ha scelto la pace e la stabilità nonostante la perdita di una cara porzione di terra” il ministro degli Esteri di Khartoum, Ali Ahmed Karti, precisando tuttavia che “nell’era della globalizzazione e della cooperazione non si tratta di un divorzio definitivo”. Ha anche confermato l’impegno di Khartoum a “risolvere tutti i problemi derivanti dall’accordo di pace col Sud: la questione dei confini e delle entrate petrolifere”. Karti ha presentato il presidente Omer al-Bashir come “un uomo di pace che merita rispetto invece delle accuse mosse dalla Corte penale internazionale” nei confronti di un “leader legittimo, scelto con elezioni libere e giuste”. Infine ha chiesto maggiore cooperazione regionale ed internazionale nella lotta ai traffici di droga, armi e beni di vario genere, “vera piaga per l’Africa occidentale”.
FILIPPINE – Eliminazione degli armamenti nucleari e lotta al traffico e alla circolazione di armi: sono essenziali per la garanzia di una stabilità mondiale secondo Libran N. Cabactulan, ambasciatore e rappresentante permanente presso le Nazioni Unite. Di vitale importanza è anche il sostegno allo sviluppo dei paesi del Sud del mondo, “assicurandoci che le regole del commercio mondiale abbiano tale fine” - ha aggiunto. Sottolineando la centralità della dignità della persona umana, il rappresentante di Manila ha ricordato i 10 milioni di migranti filippini che lavorano all’estero e insistito sull’importanza di contrastare il traffico delle persone.
THAILANDIA – “Per rispondere ai cambiamenti dei nostri tempi, dopo gli avvenimenti epocali nati dalla ‘primavera araba’, risulta più che mai essenziale una riforma dell’ordine mondiale. Deve essere più inclusivo e dare ascolto a tutti gli Stati e alle società civili” ha detto Surapong Tovichakchaikul, ministro degli Esteri del neo governo di Bangkok. A proposito del tema di questa sessione, la risoluzione dei conflitti attraverso la mediazione, il rappresentante tailandese ha insistito sull’importanza della “volontà politica”.
COREA DEL NORD – Molto schiette sono state le accuse di Pak Kil Yon, ministro degli Esteri: “Le relazioni internazionali sono segnate da logiche di potere e stanno diventando sempre più evidenti politiche tiranniche che ostacolano il principio di equità tra i paesi membri delle Nazioni Unite” ha detto. “Un piccolo gruppo di paesi – ha aggiunto – sta interferendo negli affari interni di alcune nazioni usando la forza per tentare di dominare alcune regioni di interesse strategico, con la giustificazione di dover proteggere i civili e di difendere la pace. Purtroppo. In questo processo, si fa un cattivo uso delle Nazioni Unite”. Pak Kil Yon ha espresso sostegno al riconoscimento dello Stato di Palestina. Ha anche sostenuto che il governo del “grande generale Kim Yong Il sta compiendo progressi senza precedenti in ambito economico, per migliorare le condizioni di vita della popolazione”. Buona parte dell’intervento è stata dedicata alla questione delle relazioni intercoreane.
MYANMAR – Ha sottolineato le riforme politiche intraprese dal suo paese, dotato per la prima volta di un governo civile nato da elezioni tenute lo scorso novembre il ministro degli Esteri U Wunna Maung Lwin. Dopo l’elenco di una serie di riforme economico-sociali che – ha sostenuto – dovrebbero aiutare la popolazione a contrastare l’aumento generale dei prezzi, il ministro ha ricordato gli sforzi del suo governo per un’apertura verso la comunità internazionale, la collaborazione con il consiglio dell’Onu per i diritti umani e i tentativi in atto per porre fine ai recenti scontri tra gruppi armati delle minoranze etniche e le forze armate nazionali. Alla comunità internazionale, ha chiesto un’azione concertata per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, dalle conseguenze significative per un paese agricolo come il Myanmar.
PAKISTAN – Dell’importanza del multilateralismo, nel rispetto delle differenze, ha parlato il ministro degli Esteri Hina Rabbani Khar, prima di affrontare i temi della guerra nel vicino Afghanistan e del terrorismo. “Pochissimi paesi sono stati colpiti dal terrorismo così intensamente come il Pakistan” ha detto la signora Rabbani Khar, elencando 30.000 vittime, tra civili e militari, negli ultimi dieci anni, e ribadendo l’impegno di Islamabad a lottare contro i gruppi terroristici.
ZAMBIA – Il segretario permanente presso il ministero degli Esteri, Lucy Mungoma, intervenuto a nome del neo-presidente Michael Sata ha chiamato la comunità internazionale a “risolvere ogni conflitto che riguarda il continente con gli strumenti messi a disposizione dalla stessa Unione africana (Ua)”; tra questi, ha ricordato la ‘Road map’ per una risoluzione pacifica della crisi in Libia. Alle nuove autorità di Tripoli chiede di “individuare e processare chi ha perpetrato atrocità nei confronti della popolazione nera, cittadini e migranti provenienti da diversi paesi dell’Africa occidentale”, che gli autori di crimini siano “legati al vecchio regime o al nuovo potere”. La Mungoma ha avvertito che “sarebbe tragico se nell’euforia della caduta di Gheddafi l’Onu dovesse chiudere gli occhi sulle atrocità che vengono ancora commesse”. A proposito delle presidenziali tenute in Zambia il 20 settembre, la rappresentante di Lusaka ha sottolineato che sono state “un trionfo per la democrazia e la stabilità politica del paese”. Ha comunicato che una delle priorità del governo Sata sarà quella di “tradurre la crescita economica sostenuta in una riduzione significativa della povertà e un miglioramento generale delle condizioni di vita per tutti i cittadini”.
BURKINA FASO – Il ministro degli esteri, Djibrill Ypene Bassole, ha spiegato i disordini sociali e le rivendicazioni che si sono verificati negli ultimi mesi in Burkina Faso come “la conseguenza diretta della difficile congiuntura economica nazionale ed internazionale che genera instabilità e mette a dura prova la coesione delle nostre società”, assicurando che il paese si è avviato sulla strada di “riforme politiche, istituzionali e sociali”.
MALAWI – Per Arthur Peter Mutharika, ministro degli Esteri di Lilongwe, come molti paesi dell’Africa sub sahariana anche il Malawi “molto vulnerabile, è stato colpito in pieno dalla recente crisi economica e finanziaria globale, con la conseguenza diretta dell’aumento dei prezzi del cibo nei paesi in via di sviluppo”. Le rivolte della primavera araba, che hanno segnato un “cambiamento epocale” hanno alimentato “altri problemi quali il rincaro del carburante”. Il ministro, che è anche fratello del presidente Mutharika, ha denunciato inoltre “il perdurare del colonialismo e dell’ingerenza straniera sotto ogni forma” in violazione aperta con “il diritto inalienabile delle persone all’autodeterminazione”.
BENIN – Nel suo intervento, il ministro degli Esteri, Nassirou Bako Arifari, ha ricollegato i “pesanti sacrifici” e “l’estrema povertà” patiti dai due terzi degli 800 milioni di persone che vivono nei paesi meno sviluppati all’ “incerta e cupa situazione economica internazionale”, chiedendo ai paesi del G20, che si riuniranno i primi di dicembre in Francia, di “rispettare gli impegni presi in termini di finanziamento per lo sviluppo dell’altra parte del pianeta”. Tra i finanziamenti ha auspicato che “la tassazione delle transazioni finanziarie possa concretizzarsi in tempi molto brevi”. A questo difficile contesto si aggiungono le ripercussioni negative del riscaldamento globale ma soprattutto, ha insistito il diplomatico beninese, “la nuova minaccia della pirateria marittima che con violenza ha colpito le nostre coste e le acque del Golfo di Guinea oltre al traffico di droga e falsi medicinali, vere piaghe per la regione”.
MAURITANIA – “La pace e la stabilità nella regione del Sahara è ipotecata in modo crescente dal crimine organizzato responsabile di rapimenti, terrorismo, traffici di droga, armi e esseri umani” ha detto Hamady Ould Hamady, ministro degli Esteri di Nouakchott, invitando i paesi vicini a “rafforzare la propria cooperazione per impedire ai gruppi terroristici di spostarsi liberamente e portare avanti le proprie attività illegali”.
VENEZUELA – Nazioni Unite asservite agli interessi degli Stati Uniti e responsabili “delle più spietate ingiustizie” nel mondo: non ha usato mezzi termini il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu attraverso una nota di cui ha dato lettura il ministro degli Esteri di Caracas, Nicolás Maduro. Chávez, in convalescenza a causa di un tumore diagnosticatogli in primavera, ha chiesto ai partecipanti di “frenare una nuova guerra imperialista” riferendosi alla Libia. L’attuale Onu, secondo Chávez, è in “crisi di credibilità” e “se il suo segretario generale, insieme al procuratore capo della Corte penale internazionale, partecipano a un atto di guerra, come è il caso della Libia – ha detto – non c’è nulla da sperare dall’attuale composizione di questa organizzazione”. Chávez ha criticato anche “l’appoggio dell’Onu a politiche internazionali contro la Libia o la Siria” e per il suo “fallimento storico” nella lotta alla fame nel Corno d’Africa. Ha quindi chiesto alla plenaria di “frenare Washington e i suoi interventi militari” rinnovando l’appello per la fine dell’embargo americano contro Cuba. La Casa Bianca, ha aggiunto, continua inoltre a frenare l’ascesa dei paesi emergenti. “Lo fa negoziando grandi interessi con i suoi soci e seguaci per dare al multipolarismo la direzione che vuole l’impero”.
URUGUAY – “Vergognosi e inaccettabili”. Danilo Astori, vice presidente dell’Uruguay, ha definito così gli abusi commessi dai ‘caschi blu’ inviati da Montevideo ad Haiti con la missione di stabilizzazione (Minustah), intervenendo all’Assemblea generale dell’Onu. Astori ha incentrato il suo discorso sulla “vocazione al servizio nei confronti della comunità internazionale” del suo paese, ricordando che il governo del presidente José Mujica destina circa il 30% delle sue forze operative di difesa alle operazioni di pace dell’Onu – “il volto più visibile delle Nazioni Unite” – il che ne fa “il principale contribuente, rispetto alla sua popolazione, e il decimo in termini assoluti”. In merito ai cinque ‘caschi blu’ uruguayani accusati di aver violentato e picchiato un giovane haitiano, Johnny Jean, alla fine di agosto nella base di Port Salut, “abbiamo agito con la massima severità e il rigore”, ha detto ancora Astori: i soldati sono agli arresti mentre due inchieste parallele – una della giustizia militare, un’altra della giustizia civile – stanno facendo il loro corso e il governo si è impegnato ad “arrivare fino alle ultime conseguenze per chiarire quanto accaduto e punire i colpevoli”. In qualità di presidente di turno del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, l’Uruguay si ripromette di “promuovere una nuova cultura del dialogo…rafforzando anche il ruolo dell’Alto commissario”, ha aggiunto Astori, proponendo la candidatura del suo paese per un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza, a partire dal 2016. Sulla Palestina, il vice presidente ha ricordato che Montevideo ha già riconosciuto a marzo lo Stato palestinese perché “questa popolazione ha il legittimo e pieno diritto” ad averlo: “Riteniamo che siano riunite le condizioni necessarie affinché questo riconoscimento sia universale”.
Fonte: agenzia MISNA






