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Onu: Consiglio di Sicurezza decisivo per futuro stato del Kosovo

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Consiglio di Sicurezza dell'Onu

Ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha cominiciato ad esaminare il rapporto redatto dalla missione Onu sullo stato del Kosovo ufficialmente presentato dal Segretario Generale Kofi Annan. Il rapporto mette in evidenza quanti progressi sono stati fatti in Kosovo rispetto a ciascun "standard" chiave che si suppone debba raggiungere. Tra questi i diritti umani ed i diritti delle minoranze. "Con tutta probabilità il Consiglio di Sicurezza dichiarerà che sono stati fatti sufficienti progressi da permettere una valutazione più approfondita di questi ultimi e Annan nominerà per questo un inviato speciale. Il rapporto dell'inviato, dando per assunto che sia positivo, darà avvio alla fase successiva" - scrive Tim Judah di IWPR in un articolo tradotto dall'Osservatorio sui Balcani. Va ricordato che dall'intervento della Nato nel 1999, il Kosovo "de facto" è separato dalla Serbia e Montenegro, ma giuridicamente è ancora considerato una parte di questo paese.

Una possibilità è che il Consiglio di Sicurezza imponga una soluzione, dando per scontato che la Serbia e gli albanesi del Kosovo non siano in grado di accordarsi tra loro. Questa imposizione potrebbe prendere la forma di una "indipendenza condizionata". Questo implica che l'autorità serba non ritornerà in Kosovo e che non vi sia alcuna divisione territoriale. Indipendenza condizionata potrebbe anche significare ad esempio che mentre il Kosovo otterrebbe un seggio presso le Nazioni Unite, un funzionario internazionale, che assomigli all'attuale Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina, potrà essere nominato con il potere di veto rispetto all'adozione di determinate leggi. Ai territori dove risiedono in maggioranza serbi o anche altre minoranze verrebbe data ampia autonomia ed una presenza militare internazionale rimarrebbe in Kosovo.

La Svizzera ha chiesto un rapido avvio di colloqui sul futuro del Kosovo. Lo ha detto ieri in un discorso davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu a New York l'ambasciatore svizzero presso le Nazioni Unite Peter Maurer. "È arrivato il momento di condurre colloqui - ha affermato Maurer. Un reinserimento della provincia a maggioranza di etnia albanese sotto la sovranità della Serbia e Montenegro non è "né auspicabile, né realistico" - ha aggiunto l'ambasciatore. Secondo l'ambasciatore elvetico "gli sviluppi in direzione di un'indipendenza formale devono avvenire sotto lo stretto accompagnamento della comunità internazionale. Non si può semplicemente imporre a Belgrado l'indipendenza della provincia". La Svizzera è disposta ad assumere un ruolo proficuo quale mediatrice e sostiene attivamente il dialogo tra Belgrado e Pristina.

"L'Onu ha compiuto un lavoro sostanziale per stabilire un'ampia autonomia e autogestione del Kosovo. Per quanto concerne la situazione delle minoranze, del rispetto dei diritti umani e del funzionamento delle istituzioni democratiche rimane però ancora molto da fare" - ha detto Maurer. La Confederazione vede nella decentralizzazione del potere una via per garantire i diritti e le chances anche ai serbi, che rappresentano il 10% della popolazione. Anche quando sarà chiarito lo status del Kosovo, sarà ancora necessaria una presenza internazionale massiccia a causa della cattiva situazione economica e dell'infrastruttura - ha concluso l'ambasciatore. [GB]

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