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Protesta conto Banca Mondiale e FMI
La Campagna italiana CRBM e altre realtà della società civile internazionale quali Christian Aid, il Bretton Woods Project, ActionAid, Eurodad e Third World Network lanciano oggi, a poche ore dall’apertura degli "Spring Meetings 2010" di Banca Mondiale (WB) e Fondo Monetario Internazionale (IMF), il loro nuovo rapporto “Bottom Lines, Better Lives?” (in .pdf). La pubblicazione, che si concentra sulle banche multilaterali di sviluppo e in particolare sulla Banca mondiale, evidenzia come tali organismi favoriscano in maniera enorme gli interessi delle compagnie private del ricco Nord del mondo che agiscono nei Paesi in via di sviluppo. "Si è passati da finanziamenti per quattro miliardi di dollari l’anno nel 1990 agli attuali 40 miliardi, in buona parte per progetti che non riescono a tenere in debita considerazione le implicazioni socio-ambientali e di lotta alla povertà legati alla loro realizzazione" - evidenzia il comunicato della CRBM.
Secondo le Ong, l’approccio di questi organismi "si basa troppo sull’attrarre investimenti diretti esteri, piuttosto che aiutare l’economia locale dei Paesi del Sud del mondo, mentre la selezione, il monitoraggio e le valutazioni tecniche dei progetti hanno reso prioritari i ritorni commerciali rispetto a quelli socio-ambientali". Non a caso le analisi interne delle varie banche di sviluppo confermano con regolarità l’inadeguatezza di tale approccio. Inoltre nel rapporto si critica senza mezzi termini "l’esteso utilizzo di intermediari come istituti di credito privati o compagnie di private equity da parte delle stesse banche".
Un esempio lampante, che dà pianamente ragione alle tesi delle Ong, è stato fornito dalla recentissima sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che ha stabilito che il progetto della cartiera di Uy Metsa Botnia, al confine tra Uruguay e Argentina, finanziato con 370 milioni di dollari della Banca Mondiale viola il diritto internazionale. Il peso politico, oltre che economico, della Banca Mondiale si fece sentire, tanto che pure due grandi istituti di credito privati (la svedese Nordea e la francese Credite Agricole) e l’assicuratore pubblico finlandese (la Finnvera) si convinsero a sostenere il progetto, che così poté disporre dei fondi necessari per il suo completamento.
“Questa deriva è stata chiaramente esasperata nel corso degli ultimi due anni dalla presidenza di Robert Zoellick” - ha commentato Elena Gerebizza della CRBM, presente a Washington. “Arrivato direttamente dalla più che discussa banca d'affari americana, la Goldman Sachs, il presidente intende rendere la banca una merchant bank per lo sviluppo, peccato che i poveri abbiano bisogno di altro. Su queste basi i governi europei dovrebbero ripensare se e come finanziare la Banca” - ha concluso la Gerebizza.
La campagna CRBM si aggiunge inoltre al coro delle numerose Ong che si oppongono alla richiesta del presidente della Banca mondiale di aumentare di almeno 58 miliardi di dollari il capitale dell’istituzione. Le tante realtà della società civile internazionale temono che quei fondi possano essere impiegati per continuare a finanziare progetti per l’estrazione di combustibili fossili. Non a caso a inizio aprile i direttori esecutivi della Banca hanno approvato un finanziamento di 3,75 miliardi di dollari alla Eskom per la costruzione di una megacentrale a carbone a Medupi, in Sudafrica. Un’opera alla cui realizzazione si oppongono le popolazioni locali e almeno 200 gruppi sparsi per il Pianeta e che ha creato dei malumori anche all’interno della stesso board, visto che Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Olanda e Norvegia si sono astenute al momento della votazione.
Ciò nonostante la World Bank continua a sbandierare l’importanza del suo ruolo nella gestione della cosiddetta finanza climatica e il suo impegno contro il surriscaldamento globale. "Eppure - spiega la CRBM -tra il 2007 e il 2009 circa la metà del portafoglio energetico dell’istituzione è andato a progetti per l’estrazione dei combustibili fossili e oltre sei miliardi per impianti a carbone, la risorsa più inquinante attualmente a disposizione. Solo il 16% dei fondi a disposizione sono andati alle fonti rinnovabili e il 20%a opere per l’efficienza energetica. Inoltre le Ong critivano l'approccio della Banca che è basato sulla produzione ad ampia scala e sull’esportazione dell’energia prodotta, a discapito degli interessi delle popolazioni locali, che spesso subiscono solo le conseguenze negative dal punto di vista socio-ambientale dei progetti finanziati.
“Oggi una coalizione molto ampia della società civile, dai gruppi di sviluppo agli ambientalisti, chiede alla Banca una vera svolta” - ha dichiarato Elena Gerebizza della CRBM, presente a Washington. “Come ha anche evidenziato il Congresso americano, è giunto il tempo di fare prima le riforme e poi finanziare la Banca. E' chiaro che bisogna smettere di spendere le scarse risorse per lo sviluppo per i combustibili fossili, non solo per far fronte all'emergenza climatica ma per aiutare i più poveri del pianeta a perseguire un diverso e più giusto modello di sviluppo” - ha concluso la Gerebizza. [GB]






