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Ong: "dietro la fame ci sono le speculazioni finanziarie sui prodotti agricoli"

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Contadini in Rwanda - Foto: ©FAO

"Nel momento in cui la Fao rende noto che il numero degli affamati ha superato 1 miliardo di persone toccando la cifra più alta dagli anni '70, le speculazioni finanziarie sul cibo e le commodities agricole sono in spaventosa crescita e mettono in pericolo la sovranità dei paesi sulle proprie terre". Lo denunciano Mani Tese e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale che puntano il dito su chi continua a fare profitti sulla pelle degli affamati.

"E' paradossale - commenta il coordinatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale Antonio Tricarico - che in nome della sicurezza alimentare le principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, abbiano promosso negli ultimi anni gli investimenti privati in agricoltura che poi si sono rivelati predatori della stessa risorsa terra contro i poveri contadini dei Sud del mondo. Al centro di questa ennesima rapina sotto gli occhi di tutti vi sono ancora fondi privati, talvolta sostenuti da fondi pubblici, fuori di ogni controllo, il cui operato ha dato il via alla drammatica crisi finanziaria mondiale che viviamo. Per aiutare davvero i poveri contadini del Sud è necessario mettere in discussione il concetto di investimenti esteri in agricoltura e ripristinare un controllo dei capitali in ogni paese".

La crescita della fame coincide con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo. Si sta diffondendo un nuovo tipo di colonialismo, si chiama "land grab", ovvero l'incetta di terre o l’affitto di terre. "Un business agricolo - spiega Mani Tese - nato a seguito della crisi alimentare e ambientale, che garantisce alti tassi di guadagno per gli investitori (solitamente Paesi del Nord del mondo), ma toglie terre coltivabili alle popolazioni che ne hanno più bisogno. Non esiste un'ipotesi di controllo su questo fenomeno".
A sostenere questo commercio sono anche le previsioni di alti profitti che molti investitori che operano sul mercato finanziario, prevedono di ottenere. È per questo, oltre ai Paesi emergenti che cercano la propria sicurezza alimentare ed energetica, si sono lanciati all’acquisto delle terre anche investitori istituzionali, attraverso fondi come gli Hedge Found (Fondi speculativi) e i Private Equity. Tali fondi infatti promettono ritorni di investimento dell’ordine del 20-30%. Nulla di strano se non generasse contraddizioni enormi.

"Come nel caso del Sudan - spiega la CRBM - che ha ceduto per 99 anni 1,5 milioni di ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. In Sudan ci sono 5,6 milioni di affamati, che dipendono dagli aiuti alimentari internazionali. La maggiore disponibilità di terre si concentra in Paesi molto poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati, costituita prevalentemente da piccoli contadini senza terra e pastori, che vedranno destinati, per decine di anni, ad un altro Paese enormi estensioni di terreni".

Per questo dopo aver celebrato ieri la "Giornata mondiale delle donne rurali", a partire da oggi, 'Giornata mondiale dell'alimentazione', l'associazione Mani Tese ha lanciato la campagna "Io mangio locale. Senza speculazioni aggiunte". "E' una campagna nata per sostenere il diritto di tutti i popoli alla sovranità alimentare, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche agricole ed alimentari e a combattere la fame e la povertà attraverso il rafforzamento dei propri mercati locali" - spiega l'associazione. Il 17 e 18 ottobre Mani Tese sarà nelle piazze di oltre 30 città italiane per affermare la concretezza di percorsi e scelte che possano garantire il diritto al cibo a tutto il pianeta.

Nei giorni scorsi ActionAid ha presentato il rapporto Chi sta veramente combattendo la fame (in inglese in .pdf), con una classifica dei Paesi più virtuosi nella lotta alla fame. “Questa classifica – ha spiegato Marco De Ponte di ActionAid – valuta non solo i risultati raggiunti dai governi, ma anche le politiche e gli impegni che essi hanno preso per sconfiggere la fame”. I Paesi in via di sviluppo sono stati infatti valutati sulla base del loro impegno a garantire il diritto al cibo, agli investimenti in agricoltura e protezione sociale e sulle azioni per salvaguardare la nutrizione infantile. Per quanto riguarda invece i Paesi industrializzati, la loro valutazione si è basata sugli impegni per un’agricoltura sostenibile e per quanto riguarda il modo di affrontare la sfida dei cambiamenti climatici.

Per richiamare i capi di stato e di governo alle proprie responsabilità per sconfiggere la fame e contrastare i cambiamenti climatici la Campagna del Millennio dell'Onu invita da oggi al 18 ottobre a partecipare alla mobilitazione "Stand Up! Take action!". Nei giorni scorsi la campagna italiana ha presentato a Roma il programma delle giornate di mobilitazione e le precise richieste al Governo italiano. [GB]

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