Obiettivo: disimparare

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Lucio e Anna (assieme alla loro piccola figlia Gaia) - Foto: Unlearning

Disimparare. Un atto di ribellione verso tutto ciò che ci viene chiesto di eseguire, immagazzinare, apprendere, fare e rifare e strafare, principalmente con il risultato più evidente (previsto?) di farci perdere il conto e il senso di quello che importa. E chi se lo ricorda più cosa importa? Dai discorsi per strada alle stanze dei bottoni rimbalzano le stesse parole: crescita, lavoro, crisi, ripresa, deficit, e altre analoghe espressioni che utilizziamo senza farle nostre, senza che ci appartengano realmente. Produciamo cose, pensieri e azioni che ci rispecchiano ben poco, gonfi di nozioni e argomentazioni che reggono la struttura dei nostri castelli in aria dove, senza accorgercene, stiamo insegnando ai nostri figli a crescere e dove loro stessi andranno ad abitare.

E allora disimparare diventa una necessità, un’impellente esigenza che non si può più trascurare. Diventa un modo diverso per giocarsi le carte della propria esistenza, per provare un po’ meno a sopravvivere e un po’ di più a vivere. Partendo da una domanda come questa, ad esempio: “E se lasciassimo la zona “comfort” della nostra esistenza?”. Cosa succederebbe? Quali cambiamenti avrebbero luogo nel nostro quotidiano? Con quali risultati?

Se lo sono chiesti Lucio e Anna (assieme alla loro piccola figlia Gaia) quando hanno deciso che sì, valeva la pena esplorare fino in fondo le risposte che intravedevano al di là degli interrogativi, a costo di sembrare un po’ “strani”, sopra le righe - o meglio “fuori dalle righe”. Se lo sono chiesti e poi sono partiti, con più domande che certezze, ma con una gran voglia di ridare autenticità a un percorso individuale, familiare e generazionale che meritava più di quanto stessero riuscendo a dedicare. Che uno dei risultati di questo viaggio sia un documentario autoprodotto che si chiama proprio Unlearning (Disimparando) è un ottimo argomento, ma come in molti casi anche in questo vale più la strada della mèta. Allora facciamo un passo indietro su quel cammino.

Quel cammino è un viaggio (senza macchina ma con il carpooling) che madre, padre e figlia hanno percorso in 6 mesi con poche centinaia di euro e tante abilità da scambiare, barattare, condividere. Un percorso che ha permesso ad Anna e Lucio di sentirsi - e scoprirsi - molto più che “un’ansiosa insegnante in aspettativa” e un “regista televisivo stanco di format ripetitivi”. Essenzialmente 6 mesi di incontri, in cui le relazioni hanno ripreso la centralità di cui avevano bisogno: le relazioni intrafamiliari ma soprattutto quelle extrafamiliari, nate da nuovi incontri e nuove possibilità che si sono aperte una volta abbandonati i retaggi culturali di cui lo zaino era pieno alla partenza. Un turbinio di spunti e occasioni che hanno reso la loro “squadra” più forte e affiatata, che li ha portati a vivere in ecovillaggi, a conoscere comunità e famiglie itineranti, a vendere zucchero filato e a zappare la terra in cambio di vitto e alloggio.

Un documentario sui nuovi hippie questo Unlearning? No, anzi! Una pietra preziosa incastonata nella quotidiana indifferenza relazionale che permea rapporti interpersonali apatici, sfiancati da preoccupazioni e traguardi troppo lontani e irraggiungibili, anziché motivati dalle piccole conquiste quotidiane. Una storia che ci racconta di fiducia, di piccoli passi silenziosi e leggeri che allontanano dall’omologazione al ribasso o, peggio ancora, al rialzo (che fa indebitare per l’ultimo modello di smartphone e contemporaneamente mangiare junk food).

Un inno alle differenze che può farci pensare “Io non ce la farei mai”, ma che può portarci con lo stesso grado di possibilità - e forse più - una ventata di buon umore e una sferzata di sana energia. E che può soprattutto riproporci, mentre li accompagniamo virtualmente in questo viaggio, una domanda fondamentale: come vedremo la nostra “vecchia” vita al ritorno? E, soprattutto, la vorremo ancora?

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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