OGM: agli stati la libertà di vietarli

Stampa

Il Parlamento europeo (PE) ha approvato durante la seduta plenaria di Strasburgo della scorsa settimana una nuova normativa che permetterà agli Stati membri di limitare o vietare la coltura di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio, anche dopo l'approvazione a livello europeo.

La legislazione, informalmente concordata dal PE e dal Consiglio a dicembre 2014, era stata originariamente presentata nel 2010, ma era rimasta in sospeso a causa del disaccordo tra Stati membri. Quello degli OGM è infatti un tema che divide gli stati UE, con paesi come la Spagna e il Regno Unito a favore e l'Italia e l'Austria fortemente contrari.

Approvata con 480 voti favorevoli, 159 contrari e 58 astensioni, la normativa entrerà in vigore nella primavera del 2015 e permetterà agli stati di bloccare la coltivazione degli OGM non solo durante la fase di autorizzazione di nuove varietà a livello comunitario, ma anche successivamente.

Secondo Frédérique Ries, eurodeputata belga e relatrice del PE per la direttiva sulle colture OGM, questa normativa era necessaria “in risposta alle crescenti preoccupazioni dei cittadini europei, come dimostra l'Eurobarometro”. I dati del sondaggio europeo del 2010 rivelavano infatti un alto livello di scetticismo dei cittadini europei in tema di OGM, con il 61% dei cittadini europei dichiaratisi contrari.

Un giudizio favorevole per la normativa è giunto inoltre dalla Coldiretti. Secondo il presidente  Roberto Moncalvo “Siamo di fronte ad un importante e atteso riconoscimento della sovranità degli Stati di fronte al pressing e alle ripetute provocazioni delle multinazionali del biotech”. 

Delusione invece da parte dei Verdi europei, che hanno valutato la decisione come un segnale di abbandono della missione dell'Ue di proteggere la salute dei cittadini. Secondo Monica Frassoni, Presidente di Green Italia e Co-Presidente dei Verdi europei, la nuova normativa è certamente una vittoria in quanto l'Italia avrà i mezzi per vietare l'introduzione degli OGM, ma il compromesso finale è comunque insoddisfacente, anche perché non ha introdotto alcun miglioramento nella procedura UE di autorizzazione degli OGM.

Un'altra critica alla normativa, sollevata da Matthias Groote, portavoce del gruppo S&D su Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare, riguarda l'assenza di un meccanismo di compensazione finanziaria per gli agricoltori che abbiano subito delle contaminazioni di OGM.

Attualmente è possibile coltivare OGM in Europa dopo che questi siano stati autorizzati a livello comunitario, a seguito di una valutazione del rischio effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (AESA). Dopo l'autorizzazione, i singoli paesi dell'UE possono solo vietare il prodotto geneticamente modificato sul loro territorio attraverso clausola di salvaguardia,  dimostrando cioè che l'OGM può nuocere alle persone o all'ambiente.

Ad oggi solo un prodotto transgenico, il mais MON 810 della Monsanto è coltivato nell'UE in Spagna, Portogallo, Romania e Slovacchia. In alcuni paesi (Austria, Bulgaria, Grecia, Germania, Ungheria, Italia, Lussemburgo e Polonia) delle clausole di salvaguardia sono state adottate per vietarne la coltivazione nei loro territori.

Valentina Pavarotti

Ultime notizie

Voglio diventare assistente sessuale

21 Febbraio 2018
Un giorno potrebbero volerlo fare anche i nostri figli. E noi come reagiremo? (Anna Molinari)

Braccio di ferro tra "presidenti" in Kenya

20 Febbraio 2018
Cinquanta anni di lotte di potere con sullo sfondo, oggi come allora, la gente incapace di liberarsi della componente etnica. (Pierino Marinelli)

Diaspore Med-Africane: un ruolo attivo per l’integrazione

19 Febbraio 2018
E’ cominciata con la lettura dei nomi delle sei persone ferite nella sparatoria fascista di Macerata il convegno nazionale sul ruolo delle diaspore Med-Africane in Italia. (Anna Toro)

Fare comunità. I quartieri si colorano

18 Febbraio 2018
A Treviso un progetto di sviluppo di comunità promosso in sinergia tra il pubblico e il privato sociale diventa un film documentario. (Raffaella Bonora)

La Patagonia cilena tra parchi naturali, popoli indigeni e allevamenti...

17 Febbraio 2018
A fine gennaio l’uscente presidenta del Chile, Michelle Bachelet, ha firmato i decreti che creano ufficialmente la Red de Parques Nacionales de la Patagonia. (Michela Giovannini)