Nonostante le bombe: la Siria e la politica dal basso

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Omar Aziz - Foto: anarchistnews.org

Strutturare la partecipazione politica "dal basso": quante volte sentiamo aleggiare questo nobile proposito sopra le nostre teste? Tante, troppe, e troppo spesso a vanvera; così, come sempre accade quando la ripetuta evocazione di un concetto politico diventa un puro esercizio di retorica spicciola, quel concetto perde di valore e le nostre menti distratte faticano sempre di più a distinguere il grano dal loglio, l'artificio dialettico dalla realtà dei fatti. Perché poi, al netto della "notiziabilità" degli eventi e delle analisi di contesto, sono le persone a fare la differenza, ed è la loro tenacia nel volerla mettere in piedi davvero, la "partecipazione dal basso" , a scavare il profondo solco che divide la retorica dai fatti.

Per questo, proprio per misurare la profondità di quel solco, è utile guardare alla preziosa esperienza della società civile in Siria: cercando per un momento di andare oltre i meri (seppur necessari) aggiornamenti su un terribile conflitto che è appena entrato nel suo ottavo anno, diventa possibile toccare con mano i frutti di una resistenza civile che, sotto le bombe, è stata ed è in grado di immaginare e costruire tutti i giorni una dinamica rivoluzionaria più che mai concreta che fa dell'orizzontalità e della partecipazione non semplici orpelli stilistici, ma i due elementi cardine dell'agire politico.

PORTARE LA RIVOLUZIONE NELLA VITA QUOTIDIANA: OMAR AZIZ - Nato il 18 febbraio del 1949 in una famiglia borghese del quartiere damasceno di al-Amara, Omar Aziz è stato un intellettuale siriano la cui storia personale è emblematica. Economista e informatico, formatosi in Francia, Aziz avvia una carriera di successo in Arabia Saudita nel campo dell' information technology. Nel 2011, appena i primi vagiti della rivolta siriana iniziano a far sentire il proprio peso, Aziz decide di tornare in Siria; una scelta in controtendenza, dato che quello è il momento in cui la maggior parte delle persone sono costrette a fuggire: lui decide invece di tornare proprio mentre tanti se ne vanno. Seguendo il triste destino di tanti altri dissidenti, pensatori indipendenti o attivisti anti-Assad, Aziz viene prelevato da casa sua e incarcerato il 20 novembre 2012: dopo tre mesi di dura prigionia nelle celle del regime, morirà di infarto il 17 febbraio del 2013 nel carcere di Adra.

La figura di Omar Aziz ci è stata restituita in tutte le sue sfaccettature dal libro “Prima che parli il fucile” (Mesogea) - a cura del Collettivo Idrisi - , che ha saputo riportare il pensiero e la vita dell'intellettuale siriano fornendone un quadro esaustivo, con suoi scritti, testimonianze (particolarmente emozionante quella della moglie Nada) e esempi concreti su come e dove è stato applicato il modello politico da lui ideato. Prendendo le mosse da un'impostazione teorica che si avvicina al pensiero anarchico, Aziz individua come presupposto sine qua non di una reale liberazione della società siriana non un generico cambiamento "di popolo", bensì l'evoluzione del singolo dentro a una collettività.

Come affrancarsi realmente dalla morsa di un potere autocratico che non concede la libera espressione della società civile, o che se finge di "aprire" alle istanze sociali lo fa solo per mezzo di mere rappresentazioni, in cui l'associazionismo dal basso è inscatolato quando non represso? L'unico modo, nell'impianto teorico di Omar Aziz, è quello che passa per la riappropriazione del proprio tempo e del proprio spazio, che vengono prima sottratti e poi redistribuiti dal potere, che dunque li gestisce e li controlla spogliando la popolazione della propria indipendenza. Come risulta evidente da quello che è il suo scritto fondamentale, “Pagine che fondano l’idea dei Consigli Locali” – “A discussion paper on local councils” - , "recuperare l'indipendenza del proprio tempo specifico" significa in primo luogo fare un lavoro su sé stessi, e inscrivere la coraggiosa esperienza della rivolta in un percorso di lungo periodo: è il concetto di "Rivoluzione come cammino".

La peculiarità della figura di Aziz emerge anche sotto diversi aspetti, non ultimi quelli più legati alla sua biografia. I genitori erano entrambi benestanti, la madre in particolare era un avvocato, tra le prime ad esercitare in Siria, che fu anche tra le protagoniste delle lotte per i diritti della donna per le strade della Siria negli anni '50. Estrazione borghese, dicevamo, e mai come in questo caso possiamo parlare di "borghesia illuminata": proprio quella classe che, alla rivolta del 2011, non ha partecipato se non in esigua minoranza, preferendo la fuga o spesso il silenzio. La ragione è da individuare nella natura stessa della rivolta, che è nata come ribellione di povera gente, le cui fila erano formate in stragrande maggioranza dalle componenti rurali o comunque, se di città, provenienti dalle periferie impoverite. Anche in questo senso, dunque, Omar Aziz va controcorrente. Ma se è importante raccogliere le forze e il coraggio per sfidare un regime con un oliato ed efficiente sistema di repressione, altrettanto importante è, da subito, dare una forma alle modalità di partecipazione politica.

In questo senso è evidente che l'esigenza è di strutturare le istanze di cambiamento incanalando l'agire politico su tre strade, ognuna necessaria e indispensabile:

1) integrare la critica e la lotta con proposte, idee e progetti concreti, accompagnando sempre la concretezza all'impianto teorico;

2) rappresentare in prima persona le istanze di cambiamento dando spazio ad un divenire politico orizzontale, che rifiuti tanto referenti esterni quanto differenziazioni gerarchiche interne;

3) inserire l'agire rivoluzionario nella vita di tutti i giorni, spezzando definitivamente la scissione autocratica tra "tempo del potere" e "tempo della rivoluzione" e organizzando in autonomia le attività di mutua solidarietà e reciproco sostegno.

DAI COMITATI DI COORDINAMENTO AI CONSIGLI LOCALI - Sin dall'inizio della rivolta siriana, l'esigenza di integrare la lotta al regime di Assad con la pianificazione di un'alternativa politica dal basso ha dovuto accompagnarsi al difficile lavoro quotidiano di documentare i fatti: le dimostrazioni di piazza, la repressione del regime, la nascita delle associazioni della società civile. Questa, non a caso, è stata la funzione fondamentale dei primi coordinamenti nati nel 2011, ovvero raccontare, descrivere, fare testimonianza, fornire visibilità al susseguirsi degli eventi e al progredire della lotta anti-Assad. Data la complessità della Siria, Paese che vede al suo interno notevoli differenze, ogni quartiere e villaggio che si ribellava al potere autocratico del regime lo faceva secondo le sue specifiche modalità, perché specifiche erano le esigenze della popolazione locale e i criteri con cui soddisfarle; così si sono via via formati, quartiere per quartiere, nuclei operativi che hanno preso il nome di Comitati Locali, e che hanno presto aggiunto all'attività di documentazione quella del mutuo soccorso e di prestazione delle prime cure.

La cooperazione tra le persone si è rinforzata man mano, perfezionandosi giorno dopo giorno e dando luogo a quella solidarietà virtuosa di cui ha scritto Omar Aziz. Non solo primo soccorso, non solo la documentazione - sempre più professionale - dei fatti, ma anche la reciproca ospitalità e la capacità di riunirsi per individuare insieme una comune linea di posizionamento politico, questione certo non facile considerando l'eterogeneità a cui si accennava sopra. La crescita della consapevolezza politica è stato il passo decisivo per agire in maniera più organica, così che la cooperazione tra i diversi Comitati ha dato vita ai Comitati di Coordinamento Locale in Siria, prodotto politico molto più maturo e strutturato perché in grado di fare rete tra le diverse e sfaccettate realtà locali ed elaborare una linea politica e d'azione unitaria, mantenendo al contempo un profilo lontano da un'impostazione gerarchizzata.

Come ha scritto Lorenzo Declich nel suo "Siria. La rivoluzione rimossa" (Edizioni Alegre, 2017), "Dal punto di vista politico i Comitati di Coordinamento Locale sono la parte più autentica della rivoluzione siriana" , e questo sia per la tenacia con cui hanno messo su una struttura di vera e propria assistenza sociale - e in piena guerra - sia per l'irremovibile contrarietà alla presa delle armi, secondo un profilo non violento che fa del rifiuto della militarizzazione la condizione indispensabile per inscrivere il laboratorio rivoluzionario nel lungo periodo.

In un processo di consapevolezza politica sempre più incessante e "adulto", dai Comitati di Coordinamento Locale si sono andati costituendo i Consigli Locali, passaggio che contiene il vero salto di qualità politico delle organizzazioni, perché si tratta di strutture che, alla documentazione e alle cure, alla solidarietà in emergenza e alla pianificazione delle manifestazioni, hanno saputo farsi vere e proprie amministrazioni, elette e, considerando il contesto disperato, addirittura funzionanti. Omar Aziz è stato il fondatore del primo Consiglio Locale in assoluto, quello di Barzeh - nei pressi di Damasco; nel giro di poco tempo, i Consigli Locali si siano moltiplicati in tutta la Siria fino a contare più di cento esempi in tutto il Paese. Gestione degli acquedotti, manutenzione e gestione degli allacci dell'elettricità, accoglienza e protezione delle migliaia di sfollati sono i punti più luminosi di un'esperienza che ha saputo farsi carico dei bisogni delle persone e, con tutte le imperfezioni e gli errori del caso, ha tentato e tenta, se non di soddisfarli, perlomeno di alleviarli.

In questi giorni leggiamo le notizie della capitolazione della resistenza della Ghouta orientale, ampio sobborgo di Damasco ribelle ad Assad e da pochi giorni riconquistato dalle truppe governative dopo settimane di bombardamenti che hanno causato una catastrofe umanitaria. Ed è amaro pensare che è proprio una città della Ghouta orientale, Douma, che ha visto inverarsi uno dei Consigli Locali più efficienti e avanzati, in grado addirittura di progettare un sistema di tassazione progressiva. Nonostante le speculazioni e gli interessi esterni che hanno man mano oscurato e inquinato la pacifica rivolta di popolo del 2011, al netto della geopolitica e dei bollettini di guerra, l'esperienza dell'associazionismo siriano rimane un esempio luminoso di resistenza civile ed elaborazione politica. La "politica dal basso", quella vera.

Michele Focaroli

Classe 1988, Roma, nato, cresciuto e allevato in mezzo ai giornali, che - insieme al caffè - a casa non sono mancati mai, nemmeno per un giorno. Ho studiato Relazioni Internazionali, unendo così la passione per lo studio a quello per la scrittura, che pratico con continuità da qualche anno. Da tempo mi occupo prevalentemente di Medio Oriente, cercando di far emergere, oltre al quadro geopolitico, il contesto sociale e le istanze delle popolazioni locali. Essenziale, in questo senso, è stato l'anno di Servizio Civile in FOCSIV, che mi ha insegnato a coniugare la professionalità con la passione, e a non perdere mai d'occhio la centralità delle persone. Mi piace approfondire, problematizzare, mettermi alla prova; cerco di ascoltare e di capire prima di parlare e di scrivere. Appena posso mi piace viaggiare, e, più di tutto, amo la musica, che riempie la mia testa e le mie mani ogni giorno: la ascolto, provo a scriverla, poi con la chitarra cerco di darle una forma.

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