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Non solo Steve Jobs ma anche alcuni cari amici

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Vorrei occupare questo spazio con un po' di arroganza. Per far memoria di alcuni amici o conoscenti che, recentemente, ci hanno lasciato. Mi scuso anticipatamente con i lettori. I fatti miei diventano, così, i fatti di tutti. Mi scuso anche con coloro che hanno perso recentemente i propri cari e non li hanno ritrovati nel breve elenco qui riportato. Ma la mia storia s'è intrecciata con queste persone e la mia penna vuol gettar un po' d'inchiostro a memoria.

Sono originario di Padova e la morte di Fabio Albarello mi ha colpito, sorpreso e addolorato. E' morto suicida come il suo compagno Andrea e sopra la sua tomba di Piazzola sul Brenta. Lo scrivo perché conosco quel mondo per certi versi straordinario e per altrettanti omofobo. Lo scrivo perché mi sento in colpa. Scrivo, parlo, narro troppo poco dei diritti di queste persone pur consapevole che siamo alla preistoria.

Ed a proposito di diritti un saluto va al prof. Antonio Cassese. Anche per me, come per tutti gli studenti di diritto internazionale, il giurista, scrittore, docente Cassese fu un faro.

Il 10 ottobre scorso aveva lasciato il suo incarico al Tribunale speciale per il Libano che guidava dal 2009. A livello internazionale si era battuto contro ogni violazione dei diritti fondamentali delle persone, ricoprendo prestigiosi incarichi tra i quali quello di presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti e di primo presidente del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia. Nel 2009 era stato nominato presidente del Tribunale speciale per il Libano....Qui il “senso di colpa” si attenua perché abbiamo ripreso il professore più volte. Dai temi ai paesi. Dal “reato di tortura, alla “pena di morte” Dai balcani al Sudan.

Mi ripeto. Ho origini venete. Recentemente ci ha lasciato uno dei poeti contemporanei più "cospicui": Andrea Zanzotto. Scrisse:“Già nella lontana infanzia, mi fu duro avvertire la situazione anomala della mia famiglia, in lotta con la precarietà. Si era reso difficilissimo il lavoro a mio padre per la sua opposizione al regime. Poteva mancare da un giorno all’altro il sostentamento”, raccontava. “Nel nostro paese pochi avevano votato contro il fascio nel plebiscito del 1929, e fra questi c’era mio padre, cosa che tutti sapevano. Ricordo che la maestra a scuola ci aveva presentato sulla lavagna la scheda elettorale col sì e tutti i bambini dovevano ricopiarla. Io invece, memore degli insegnamenti familiari, ho scritto no”. Prese parte alla Resistenza, dove militò in Giustizia e libertà, e si laureò in Lettere all’Università di Padova. Dopo un breve periodo in Francia e in Svizzera, si dedicò all’insegnamento. I primi riconoscimenti per i suoi componimenti arrivarono al Premio Babila. Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli e Vittorio Sereni, che componevano la giuria, decisero di premiare un gruppo di poesie, in seguito pubblicate con il titolo Dietro il paesaggio.

Prima di andarsene ha voluto donarci un epigramma: “in questo progresso scorsoio non so se vengo ingoiato o se ingoio. Qui è un caos, qui non c'è niente di stabile”. Mi piace ricordare la sua capacità di sintesi in questo dialogo “romantico” tra il vecchio ed il bambino. "Ti piace essere venuto a questo mondo?" Bamb.: Sì, perché c'è la STANDA". Gelo. Poi inizia la poesia sulla neve.

Si. Ho origini venete ma abito a Trento, ai piedi del monte Bondone. Qui la perdita che risale al mese scorso di Walter Bonatti non è passata inosservata. Bonatti dedicò la sua vita ancora all’alpinismo (sul Monte Bianco, in Patagonia, sul Cervino, nel Karakorum e su moltissime altre vette) che però abbandonò prestissimo. Dopo i 35 anni, ritiratosi dall’alpinismo estremo, iniziò a lavorare per il settimanale Epoca, affrontando viaggi di esplorazione in ogni luogo del pianeta (Pagagonia, Amazzonia, Australia, Isole Marchesi, Africa, Antartide…)

Ha scritto una ventina di libri in cui racconta le sue imprese e il suo speciale rapporto con la natura, la terra, la storia, il paesaggio, l’avventura. Michele Serra lo ricorda così: “Walter Bonatti era fatto della stessa materia delle montagne sulle quali si avventurava, di roccia, di cristallo, di ghiaccio”. Come peraltro molte persone che mi sono vicine in questo ambiente ostile: roccia, cristallo, ghiaccio.

Infine un'amica di Trento. Giovanna Collauto. Sono stato a salutarla. Le devo molto. Era interessata al mondo, ad Unimondo. Ci siamo incontrati più volte in RAI per narrare il mondo (allora si riusciva e si poteva). V'erano tutti i colleghi giornalisti del Trentino. A celebrarne la memoria l'amica Milena Di Camillo (l'amica di una vita, che ha salutato Giovanna con parole alte, vere e toccanti, commuovendosi e commuovendo) e la giovane figlia dell'imam Breigheche (che ha camminato con Giovanna lungo la via del dialogo interreligioso, della contaminazione delle fedi, delle culture). A salutare Giovanna v'era che don Marcello Farina un filosofo raccomandabile che ci teniamo stretto tra queste montagne.

Insomma, cari amici. Forse non famosi come Jobs o Simoncelli. Ma che vuoto hanno lasciato. Che vuoto.

Fabio Pipinato

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