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Non proprio un nonviolento

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Cossiga nel suo ufficio di Presidente della Repubblica - Foto: Wikipedia

Il dolore e il cordoglio per la scomparsa del Presidente Emerito della Repubblica italiana, Francesco Cossiga non dovrebbero far dimenticare che da Ministro dell’Interno egli ordinò una violenta repressione contro i movimenti studenteschi e giovanili con infiltrazioni violente e, peraltro, reoconfesse. Nel 1977 a Bologna venne ucciso Pierfrancesco Lorusso e a Roma sul ponte Garibaldi Giorgiana Masi. Omicidi sui quali non è stata ancor oggi fatta chiarezza alcuna nonostante ddl in attesa di approvazione.

Quando nel marzo del 1978 vi fu il rapimento Moro, Cossiga costituì subito due comitati di crisi, nei quali molti dei componenti facevano parte della P2, compreso Licio Gelli. A seguire la morte dello statista riconobbe i brigatisti come alcuno fece. Un riconoscimento reciproco. Dalla volontà di concedere la grazia a Renato Curcio fino alla lettera inviata agli avvocati brasiliani di Cesare Battisti, utilizzata per tentare di far ottenere l'asilo politico all'ex militante dei Proletari armati per il comunismo, condannato a quattro ergastoli per altrettanti omicidi.

Dal 1966 dirigeva un servizio segreto sovversivo di difesa atlantica, denominata Gladio, scoperta solo nel 1991. Il presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, ebbe a scrivere: «[...] se in sede giudiziaria un'illiceità penale della rete clandestina in sé considerata è stata motivatamente e fondatamente negata, non sono state affatto escluse possibili distorsioni dalle finalità istituzionali dichiarate della struttura, che ben possono essere andate al di là della sua già evidenziata utilizzazione a fini informativi...».

Nell'agosto del 1979 assumerà la presidenza di un governo che chiude definitivamente la fase della solidarietà nazionale del quale è Ministro del lavoro Claudio Donat Cattin, vicesegretario della Dc, uno dei leader storici del partito. Siamo nei mesi di un drammatica intensificazione delle attività terroristiche. Sono già caduti, tra gli altri Vittorio Bachelet, Giancarlo Galli, Emilio Alessandrini.

Un giovane brigatista, Roberto Sandalo, arrestato confesserà al giudice Caselli che uno dei capi dei killer è Marco Donat Cattin, figlio del ministro Claudio. E aggiunge che sarebbe riuscito a fuggire grazie all'aiuto del padre, messo sull'avviso dal presidente del Consiglio, Francesco Cossiga.

Come Capo di Stato colpì le sue picconate alla Costituzione e l’irriverenza verso il Generale Dalla Chiesa giustamente ricordate dal figlio Nando dalla Chiesa. Tra le esternazioni del Presidente, vi fu anche quella contro il magistrato Rosario Livatino, definito sprezzantemente giudice ragazzino. Livatino fu in seguito assassinato dalla mafia nel 1990.

Come scrive Miriam Mafai, Cossiga intervenne, con un ruolo decisivo, nella vita politica italiana quando, nell'autunno del 1998, il piccolo gruppo di parlamentari da lui creato, i cosiddetti "straccioni di Valmy" votarono, dopo la caduta di Prodi per opera di Bertinotti, a favore di Massimo D'Alema, consentendo così per la prima volta a un ex comunista di andare a Palazzo Chigi. E di fare la guerra del Kossovo che "Prodi - scriverà lo stesso Cossiga - non avrebbe mai fatto. Il disegno di Prodi è la realizzazione dei sogni di Dossetti. E ricordiamoci che Dossetti votò contro l'adesione dell'Italia alla Nato...".

Scrivo tutto ciò a memoria del compianto prof. Achille Ardigò – dossettiano e consigliere di Romano Prodi. Fu il primo garante di Unimondo assieme a Mons. Giovanni Nervo.

Una preghiera per chi ci ha lasciato.

Fabio Pipinato
(direttore di Unimondo)

 

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