NON SOLO AMERICA. Quel po’ di razzismo che si nasconde in ognuno di noi

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La mappa degli Stati Usa che chiedono una registrazione per il possesso di  armi negli Usa - Immagine: Remocontro.it

Obama, alla fine del suo mandato presidenziale, ritrova le parole e i valori civili che lo hanno fatto scegliere alla guida di quel difficile Paese. «Nessun individuo, nessuna istituzione è interamente immune dal pregiudizio razziale». Nè i poliziotti che sparano troppo facilmente sugli afroamericani, né gli afro americani in rivolta che sparano ai poliziotti per vendetta. Tragedia per l’intero Paese. E il primo presidente nero, di fronte ai familiari e ai colleghi dei poliziotti uccisi per vendetta, non si nasconde. «Non possiamo far orecchie da mercante e non tenere conto delle manifestazioni degli afroamericani, considerare quelle persone come paranoici e piantagrane, non possiamo metterle da parte come inquietudine politica o mettere l’etichetta del razzismo. Farlo significa negare la realtà».

Obama, con Bush accanto, davvero la strana coppia, ai funerali per riunire l’America. L’undicesima volta che vola in una città americana colpita da una strage. L’ultima un mese fa a Orlando, Florida, dove un americano di origine afghana radicalizzatosi negli States e proclamatosi fedele all’Isis ha ucciso 49 persone in un night club per gay. Ma a Dallas non è solo un questione di armi facili. Certo, l’ancora irrisolta questione della proliferazione delle armi, ma anche la sempre aperta questione razziale, che rischia di pesare sulla sua eredità politica. E questa volta deve fare l’acrobata di fronte ad una polizia vittima e imputata nello stesso tempo, falcidiata da un cecchino a Dallas ma nel mirino per i pregiudizi e la brutalità contro i neri, ultime, a Baton Rouge o in Minnesota. Intelligenza politica di Obama che non frena però le tensioni, le proteste e gli arresti in molte città americane, minacce alla polizia e una serie di recenti sparatorie contro le forze dell’ordine. Per questo Obama ha voluto che ci fosse pure il suo predecessore repubblicano, George W. Bush con la moglie Laura, anche lui pronto a parlare per dare l’immagine di un Paese comunque unito.

Non la pensa così Donald Trump, che ha rotto la tregua accusando la “debole leadership di Obama” e “la corrotta Hillary” della divisione del Paese, schierandosi prima di tutto con la polizia, come candidato di “legge e ordine”. Gli episodi di violenza della scorsa settimana potrebbero essere “solo l’inizio per questa estate”, ha ammonito, pronto a cavalcare il peggio come in tutta la sua campagna. Più equilibrata Hillary, che dopo aver incassato l’atteso appoggio di Bernie Sanders, ha chiesto rispetto per la legge ma anche che “ciascuno sia rispettato dalla legge”, promettendo di fare di più per evitare “la tragedia di uomini e donne e bambini neri uccisi in incidenti con la polizia”. Tensioni già in chiave elettorale alla vigilia delle convention di Cleveland e Philadelphia per i due candidati.

Afroamericani uccisi da agenti polizia

ALTON STERLING e PHILANDO CASTILE,
i due giovani afroamericani uccisi
in meno di 48 ore da agenti in Louisiana
e Minnesota sono solo le ultime vittime
dei metodi duri della polizia
nei confronti dei cittadini di colore
negli Stati Uniti.

PHILAND CASTILE, 32 anni
St. Paul, Minnesota, 6 luglio 2016
Era in auto con la fidanzata e una bambina quando è stato fermato da una volante e ucciso mentre
estraeva il portafogli e dopo aver dichiarato di aver con se una pistola.

ALTON STERLING, 37 anni
Baton Rouge, Louisiana, 5 luglio 2016
É colpito da una agente di polizia mentre vendeva cd musicali per strada. L’uomo stava minacciando i passanti con una pistola.

TRAYVON MARTIN, 17 anni
Florida, 26 febbraio 2012
Camminava con il cappuccio della felpa in testa, atteggiamento sospetto secondo il vigilante volontario che gli ha sparato al termine di una lite.

MICHAEL BROWN, 18 anni
St. Louis, Missouri
Colpito senza essere stato trovato in possesso di armi, era sospettato di aver commesso un furto in un negozio pochi minuti prima.

LAQUAN MCDONALD, 17 anni
Chicago, 20 ottobre 2014
Ucciso da un agente con 16 colpi di pistola. L’agente disse che temeva per la propria incolumità perché il ragazzo aveva un coltello.

TAMIR RICE, 12 anni
Cleveland, Ohio
Il ragazzino giocava con una pistola giocattolo e il poliziotto, pensando si trattasse di un’arma vera, ha fatto fuoco. L’agente non è stato perseguito penalmente.

FREDDIE GRAY, 25 anni
Baltimora, Maryland,12 aprile 2015
Dopo essere stato arrestato e caricato su un furgone della polizia con l’accusa di avere con sé un coltello a serramanico, il giovane è entrato in coma e poi deceduto per un trauma alla spina dorsale.

Ennio Remondino da Remocontro.it

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