Muore il professor Papisca, vivono i diritti umani

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Antonio Papisca - Foto: Mattinopadova.gelocal.it

All'alba del 16 maggio è scomparso il prof. Antonio Papisca, docente di relazioni internazionali. È stato docente mio e di mio figlio, a testimonianza che all'Università di Padova era un'Istituzione plurigenerazionale.

Chi lo ricorda lo associa al prof. Marco Mascia. Una coppia inscindibile. Il prof. Papisca fondò il centro studi e formazione sui diritti della persona e dei popoli, poi denominato Ateneo dei diritti umani. Aveva infatti la mania dei nomi lunghi e complicati. Se gli potevamo dare un 30 e lode in relazioni internazionali meritava uno zero in marketing. A Rovereto, infatti, presso la Fondazione Opera Campana dei caduti fondò l'Università Internazionale dei popoli per la Pace – UNIP con la quale collaborai. Qui v'era il fratello di Marco Mascia – Matteo – a far da antenna ed il giurista Paolo De Stefani.

Ma attenzione. Chi ha rudimenti di diritti umani sa bene che tutti questi nomi non sono casuali. Papisca era infatti affezionato alla “carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli” che considerava il miglior documento dopo la DUDU – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Per lui il 1945/48 fu più importante del 1492 – scoperta dell'America. Era straordinariamente innamorato di questo periodo prolifico ove si riconosceva la soggettività giuridica internazionale della persona.

Il professore fu preside di Scienze Politiche dal 1980 al 1983 e uno dei maggiori esperti sul “diritto alla pace” tant'è che l'ha introdotto in sede Onu dopo decenni di studio e intenso lavoro diplomatico con Stati e personalità impensabili come ha narrato Unimondo. Chi ha avuto la sfortuna di lavorare con me sa bene che mi autodefinivo “Papischiano di ferro” tant'è che l'ultimo paper sul cosmopolitismo il prof. almeno un paio di volte. Per cui la venerazione non è postuma. Tra le tante iniziative del professore v'è il master Europeo in Diritti Umani e democratizzazione (41 Università europee a Venezia) e l'Annuario dei diritti umani. Imperdibile la newsletter “Pace Diritti Umani” che c'informava puntualmente sulle attività del Centro e su ciò che accadeva dentro le Istituzioni.

Ma il prof. non era solo un cattedratico (Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace") ma anche un attivista, un pacifista. Lo si vedeva alle manifestazioni di piazza e alle marce per la pace della Perugia Assisi (chiamato dalla tavola per la Pace a stendere il manifesto). Politicamente s'era sbilanciato in aula una sola volta a favore del Movimento Federalista Europeo. Soffriva un po' per il suo “disimpegno politico” auspicando il nostro. Era infatti di Cittadella e praticava a Padova;. il suo “far politica” era la fucina universitaria di giovani e di specializzandi sui “diritti umani”; una valanga di persone preparatissime, tanto motivate quanto frustrate dall'ignoranza istituzionale (molti comuni per la pace lo erano più a parole che nella pratica attiva). Ricordo che il professor intervenne al tribunale di Verona, nel processo di primo grado contro i nonviolenti che bloccarono il treno della morte stendendosi sui binari che, con precedenza assoluta, portava armi verso Livorno. Intervenne a difesa dei pacifisti con una vera e propria lectio magistralis sul diritto panumano dei diritti umani dalla città all'Onu (suo slogan) che stese il giudice, la giuria ed il pubblico ministero. Tutti assolti.

Papisca era un uomo di fede. Lo s'incontrava anche in Chiesa ed era invitato come testimone privilegiato alla “giornata della pace” nelle diverse diocesi della Chiesa Cattolica d'inizio anno. Considerava la Chiesa come attore di pace e mediazione. Io ho frequentato Scienze Politiche – Relazioni Internazionali all'Università di Padova da esterno. Studiavo a casa e davo esami come molti studenti lavoratori; ma al suo corso era impossibile rimanere assenti. L'aula scoppiava di studenti decine di minuti prima dell'arrivo del prof. e non volava una mosca. Ricordo che non era amato da molti colleghi che criticavano il suo approccio centrato sulla persona come soggetto di diritto internazionale.

A differenza di qualche procuratore della Repubblica e qualche politicante dell'ultima ora fu uno strenuo difensore del lavoro delle ONG e OING riconosciute nell'Ecosoc – Consiglio Economico e sociale delle Nazioni Unite. A suo avviso solo con il raccordo tra organizzazioni internazionali a livello governativo (come le Nazioni Unite o l'Unione Europea alle quali conferiva con coraggio accademico più luci che ombre) e la società civile si potrà intravvedere il raggiungimento di obiettivi comuni come gli obiettivi del millennio. Da bypassare lo stato armato, confinario, burocrate ed ora sovranista che finanzierà sempre la guerra, sottraendo risorse importanti alle proprie popolazioni. Una preghiera. 

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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