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Missionari: iniziative e lettera a Obama per non dimenticare il dramma del Congo

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Sfollati in R.D.Congo - Foto: ©Amnesty International

Dopo il clamore suscitato poche settimane fa dalle accuse ai missionari, la situazione drammatica della Repubblica democratica del Congo è tornata puntualmente nel dimenticatoio. All'inizio del nuovo anno giunge dunque opportuna la proposta di un «gesto di pace» avanzata dalla 'Rete pace per il Congo', legata al mondo missionario e rilanciata da MissiOnline.

Insieme a un comunicato che fa il punto della situazione nella regione del Kivu, viene proposta a tutti la sottoscrizione online di una lettera al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama (da firmare entro lunedì 25 gennaio) su questa guerra dimenticata, da accompagnare con qualche forma di partecipazione personale al dramma vissuto da queste popolazioni africane.

Nella sua analisi la 'Rete pace per il Congo' denuncia che "la crisi gira intorno allo sfruttamento illegale delle risorse minerarie della R.D.Congo (cassiterite, coltan, oro, wolfram, petrolio e gas metano) in cui sono implicati note multinazionali occidentali e società minerarie con sede in Europa, Canada, Stati Uniti e Asia" (si veda l'inchiesta di Rai Report).

"Ultimamente - sottolinea la lettera al Presidente Obama - si sono aggiunti nuovi fatti e motivi forti d’insicurezza denunciati da documenti di diversi organismi internazionali per i diritti umani, della Società civile e delle confessioni religiose. In particolare, il recente Rapporto di esperti al Consiglio di Sicurezza (testo completo in .pdf) denuncia il fallimento delle operazioni militari nel Nord e Sud Kivu, Umoja wetu e Kimya 2, e il peggioramento della situazione umanitaria.

Nonostante la presenza delle forze internazionali (Monuc) la popolazione è presa in ostaggio ed è sotto choc. Alla lunga serie di massacri, stupri, incendi di villaggi, sequestri, furti, saccheggi di cui è vittima, si aggiunge la destabilizzazione organizzata delle forze vive della società, delle comunità religiose e la repressione di giornalisti, sindacalisti, operatori sociali. Il rapporto prova che il Kivu è abbandonato ai predatori e che la guerra è anzitutto “la guerra per il controllo dei minerali”. L’esportazione fraudolenta è aumentata in modo significativo da gennaio 2009, dopo gli accordi Kigali-Kinshasa, avvenuti senza l’accordo dei rispettivi Parlamenti.

"E’ urgente oggi - prosegue la lettera - un cambiamento di rapporti. La soluzione delle armi finora adottata ha creato e continua a creare un mare di sofferenza. L’intervento umanitario non cura le cause profonde della crisi. Il sovrappopolamento di alcuni Stati non può essere risolto con sanguinose guerre d’aggressione. Il problema è politico e la soluzione è diplomatica e politica. Va riattivata e potenziata quella pressione internazionale, che mostrò la sua efficacia con l’arresto di Nkunda nel gennaio 2009.

A nome di una popolazione che ha fin troppo sofferto, le chiediamo di adoperarsi affinché:

  1. Gli Stati Uniti rivedano criticamente la loro politica di questo ventennio nella Regione dei Grandi Laghi, considerando il prezzo che essa è costata e costata alle popolazioni della R.D.Congo e della Regione.
  2. Gli Stati Uniti rinuncino e si oppongano alla militarizzazione della Regione che ha già causato tanta miseria alla popolazione civile.
  3. Gli Stati Uniti cessino il sostegno interessato ai regimi ugandese e ruandese, condizionando l’aiuto a una vera apertura democratica e al rispetto dei diritti economici, politici e territoriali dei Paesi della Regione. All’occorrenza, si decidano anche sanzioni.
  4. La politica riprenda il suo ruolo nei confronti dell’economia e alle multinazionali venga chiesto conto della correttezza del loro agire in Paesi terzi. In particolare, venga utilizzato lo strumento della tracciabilità delle materie prime esportate e vengano previste sanzioni adeguate.
  5. Si dia fiducia al potenziale umano della Regione, aprendo un dialogo con le forze vive della società civile e valorizzando i capi locali oggi esautorati".

"Soltanto nel rispetto dei diritti dei popoli come l’integrità territoriale e la sovranità economica, potrà realizzarsi quella mobilità che permetterà a tutti gli abitanti della regione di avere uno spazio vitale. E’ l’ora del dialogo e della vera politica anche nel Congo e nella Regione dei Grandi Laghi.
La soluzione della crisi porterà vantaggio non solo a questi Paesi, ma anche a quelli con cui essi collaborano" - conclude la lettera al Presidente Obama chiedendo il suo contributo alla pace della regione.

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