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Mine: tutti gli stati firmino Ottawa, l'Italia ripristini il fondo per lo sminamento

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Sensibilizzazione sulle mine in Angola - Foto: ©ICBL

"I governi rinnovino l'impegno a bandire le mine antipersona e mettere fine alla devastazione causata dall'uso indiscriminato di tali armi che pregiudicano la ricostruzione, danneggiano l'ambiente e causano feriti e morti a distanza di decenni dalla fine della guerra". Lo ha chiesto il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, in occasione dell'odierna "Giornata mondiale per l'azione contro le mine". Ban Ki-Moon ha sollecitato gli "sforzi collettivi comuni su tutti i fronti" per un mondo "esente dalle minacce causate dalle mine terrestri e dai residuati bellici inesplosi".

"Ho visitato molti paesi che affrontano ogni giorno il flagello delle mine anti-persona - scrive il Segretario generale dell'Onu. Ho visto la devastazione causata dall'uso indiscriminato di tali armi, che pregiudicano la ricostruzione, danneggiano l'ambiente e causano feriti e morti a distanza di decenni dalla fine della guerra. Le circostanze possono variare dall'Iraq al Sudan, dal Libano allo Zimbabwe, dall'Afghanistan alla Repubblica Democratica del Congo. Ciò che non cambia è la costante minaccia alla vita e agli arti". Negli ultimi vent'anni l'assistenza delle Nazioni Unite nell'azione anti-mine ha riguardato più di 50 paesi e territori. "Recentemente, gli specialisti anti-mina dell'Onu sono stati fra i primi operatori internazionali a riprendere le attività umanitarie a Gaza, dove i residuati bellici inesplosi della guerra continuano a rappresentare una seria minaccia" - ricorda Ban.

In occasione delle giornata, la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) ha chiesto a tutti i Governi di aderire al Trattato di Ottawa e al recente Trattato per la messa al bando delle bombe cluster. "L'adesione globale al al Trattato di Ottawa e alla Convenzione sulle munizioni cluster è l'unico mezzo effettivo per porre fine all'uso di mine antipersona e alle munizioni cluster e per dare piena attenzione alle conseguenze dell'uso di questi ordigni" - sottolinea l'appello della International Campaign to Ban Landmines (ICBL). Adottato nel 1997, il Trattato di Ottawa è entrato in vigore l’1 marzo 1999. Sebbene 156 Paesi del mondo vi abbiano aderito al Trattato ancora 39 Stati restano fuori dal Trattato, tra cui alcune potenze mondiali come Cina, Russia e Stati Uniti.

La Campagna Italiana contro le Mine rinnova l'appello al Governo a ripristinare subito il fondo destinato allo sminamento umanitario cancellato dall'ultima Finanziaria: il fondo è stato istituito per legge nel 2001. "L’Italia ci deve ascoltare. Servono ancora fondi per la bonifica dei terreni minati e per l’assistenza e la reintegrazione socio-economica delle vittime di mine e ordigni inesplosi". E' stato l'appello alle autorità italiane della giovane cambogiana Song Kosal, rimasta vittima di una mina all’età di sei anni. Durante la sua visita in Italia, Song Kosal, Ambasciatrice per i Giovani della Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine, ha incontrato Papa Benedetto XVI, partecipato ad una riunione con il Sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Scotti, e all’incontro "Gioventù in azione: i giovani difendono i diritti umani" presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio. All’evento, tenutosi oggi, hanno presenziato più di 350 studenti di scuole medie e superiori romane che avevano partecipato al percorso di educazione allo sviluppo e alla cooperazione "Non c’è pace con le mine" promosso dalla Campagna Italiana Contro le Mine.

Lo scorso dicembre un centinaio di nazioni - tra cui l'Italia - hanno firmato a Oslo la Convenzione internazionale che mette al bando le 'cluster munition', o bombe a grappolo. Seppur manchino anche in questo caso all'appello alcuni tra i maggiori produttori dei micidiali ordigni - tra cui Stati Uniti, Cina, Russia, Israele, India e Pakistan che hanno disertato fin dall'inizio il 'processo di Oslo'- la Convenzione vieta la produzione, la vendita e l'immagazzinamento degli ordigni di questo tipo. Va segnalato che nelle scorse settimane, il presidente Obama ha firmato una legge che proibisce quasi ogni tipo di esportazione di questi ordigni dagli Stati Uniti. "Una decisione che avvicina gli Stati Uniti alla posizione dei 95 stati che hanno già firmato la Convenzione sulle munizioni cluster" - commentava la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL).

Secondo la 'Cluster Munition Coalition' (Cmc), solo gli Stati Uniti possiedono tra i 700 e gli 800 milioni di bombe a grappolo: ogni bomba può contenere fino a 650 sub-munizioni che, in base alle ricerche più accreditate, vengono disseminate per un raggio di diverse centinaia di metri e fino al 40% restano inesplose e pronte a detonare sul terreno e le cui vittime sono per almeno il 60% dei casi i bambini. Si calcola che nel mondo circa 100mila persone - nella quasi totalità civili - siano state uccise o mutilate dagli ordigni a grappolo negli ultimi 43 anni: più di un quarto delle vittime sono bambini che scambiano le bombe per giocattoli o lattine. [GB]

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