McDonald’s tra gli sponsor dell’evento: Expo si trasforma in un campo di battaglia

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Foto: Slowfood.it

È del 27 febbraio la notizia che McDonald’s è uno degli sponsor ufficiali di Expo 2015, dove avrà uno spazio di tutto riguardo: un ristorante da 300 posti per 400 metri quadrati più 200 di terrazza, in cui proporre menù speciali preparati con ricette dal mondo. Ma, soprattutto, punterà su un progetto dal nome “Fattore Futuro” che consiste in un ingaggio per 20 agricoltori under 40, cui il colosso mondiale offrirà l’opportunità di rientrare fra i propri fornitori italiani – nelle filiere carne bovina, carne avicola, pane, insalata, patate, latte e frutta – per i prossimi tre anni. McDonald’s non se la canta né se la suona da sola, comunque. Il progetto Fattore Futuro, infatti, gode del patrocinio del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali italiano e a questo proposito il Ministro Maurizio Martina ha dichiarato che «questo progetto rappresenta un’occasione per sperimentare nuovi rapporti di lavoro con i giovani imprenditori agricoli, puntando sull’innovazione che incarnano, dando loro stabilità anche nel medio periodo e contribuendo al ricambio generazionale in un settore chiave come quello agroalimentare» e che è proprio sui giovani che bisogna puntare per sviluppare il settore, introducendovi «un fondamentale contributo in termini di tecnologie, saper fare e sperimentazione». Ma siamo davvero sicuri di voler affidare alla multinazionale McDonald’s il compito fornire le risposte sul futuro dei giovani in agricoltura?

La contraddizione stride. E fa male. Expo 2015 si è posta un obiettivo ambizioso come pochi: interrogarsi su un tema cruciale qual è il nutrire il pianeta in futuro. In questa ottica, la presenza di McDonald’s suona più come un autogol clamoroso che non come una affermazione del diritto di confrontare liberamente le varie tesi, che Expo vorrebbe garantire. La presenza di McDonald’s significa che il pianeta potremo continuare a ingozzarlo a fast food o a junk food – chiamatelo come volete – senza curarci troppo del suo stato di benessere. Con i suoi 36.000 ristoranti dislocati in 120 Paesi del mondo McDonald’s lo sta già “nutrendo”, il pianeta, dando ogni giorno da mangiare a 70 milioni di persone e foraggiando un tipo di agricoltura che è tutto il contrario rispetto a quella che da sempre molte organizzazioni, tra cui evidentemente anche Slow Food, s’impegnano a sostenere. D’altra parte, la presenza di Slow Food e di altre organizzazioni della società civile racconterà una storia completamente diversa: quella di un pianeta che può e deve nutrirsi salvaguardando la biodiversità, tutelando le piccole produzioni, promuovendo il rispetto nei confronti delle risorse naturali e delle comunità contadine.

Chiediamoci se dare uguale dignità e ugual peso a queste due visioni possa avere un senso, una giustificazione. Noi continuiamo a pensare che per nutrire il pianeta sia indispensabile ragionare in termini di sostenibilità sociale, economica e ambientale in termini di accesso a un cibo buono, pulito e giusto per tutti. E continuiamo a pensare che le multinazionali non possano in alcun modo farsi portavoce di una qualsiasi risposta o proporre una qualsivoglia soluzione su come nutriremo il pianeta. Questo, nonostante le campagne di comunicazione attraverso cui si mettono in luce il sostegno alle produzioni locali, ai giovani contadini. Questo, nonostante gli spot realizzati da un regista da Oscar, dove si punta proprio sulla capacità di McDonald’s di generare nuovi posti di lavoro per i giovani.

No. Per noi la politica dell’ugual peso in questo caso è sbagliata e manca completamente di coerenza, ed è gravissimo avere scelto come interlocutori della visione sul futuro alimentare del pianeta coloro che sono tra i maggiori responsabili dei problemi e delle contraddizioni insanabili del sistema alimentare attuale. Un evento come Expo dovrebbe fornire linee guida, orientamenti e non farsi cassa di risonanza di visioni antitetiche che mai e poi mai potranno essere considerate risposte, tutte ugualmente valide, alla stessa domanda. Come si fa a promuovere la Carta di Milano, accogliendo le parole di Papa Francesco e di Carlo Petrini come un punto di riferimento e poi spingersi non solo ad accogliere McDonald’s, ma addirittura costruirci assieme un progetto che ambisce a essere contributo di contenuti?

Expo rischia fortemente di perdere una grande occasione: quella di sensibilizzare milioni di visitatori a prestare maggiore attenzione verso un cibo più sostenibile, più equo, più sano; quella di indicare una rotta su come nutrire il pianeta nei prossimi anni. Quella di dare delle risposte. La presenza di McDonald’s, come quella di Coca-Cola, e di chissà quanti altri che cosa dicono invece a questi milioni di visitatori? Che nutrire il pianeta o ingozzarlo, prendersene cura o esaurirne le risorse sembrano essere la stessa cosa.

Da Slowfood.it

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