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Mali: buone notizie su istruzione, salute, riforestazione e turismo responsabile

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Yacouba Sawadogo al lavoro - Foto: worldplantage

Scrivete Dogon Mali su Google. Guardate le foto. Ecco la risposta alla più alta concentrazione di antropologi. Siamo su uno degli ambienti più intatti e ricchi di saperi millenari del pianeta. Ove, peraltro, si stanno cercando vie autonome allo sviluppo. La terra dell’ex Ministro alla cultura Aminata Traoré già promotrice del World Social Forum di Bamako ed ospite alla nostra WSA.

Se guardiamo il Mali attraverso le lenti delle Guide di Unimondo scopriremo dal lato della Salute che il Mali è il paese ove si sta sperimentando l’altro sviluppo. Il vaccino contro la malaria sorto dalla cooperazione di ricercatori afro americani sta dando ottimi risultati.

Se leggiamo lo stesso paese dal lato della diplomazia scopriremo che il Presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, si è detto ottimista sulle sorti dei due italiani rapiti in Mauritania e degli altri 4 ostaggi europei (tre spagnoli ed un francese) che si troverebbero ancora nelle mani del Maghreb islamico nel nord del Paese.

Dal lato istruzione vi sono buone notizie. Dopo il successo del programma Scuole per l’Africa che ha coinvolto Angola, Malawi, Mozambico, Ruanda, Sudafrica e Zimbabwe sta per partire la seconda fase del progetto che coinvolgerà Etiopia, Madagascar, Mali, Niger e Burkina Faso.

Ma la buona notizia arriva dall’ambiente. Secondo Fabrizio Tonello dell’Università di Padova le risposte alla crisi ambientale descritta a Copenaghen non sono solo di monopolio dei governi, lobby petrolifere e carbonifere e nemmeno delle organizzazioni ambientaliste. Ma anche da parte dei contadini africani. La prova sta in alcune foto dal satellite che mostrano ampie zone verdi nella fascia sub sahariana più soggetta all’erosione e alla desertificazione: paesi come il Mali, il Niger, il Burkina Faso sono stati teatro di una silenziosa “rivoluzione verde” che ha visto i contadini riscoprire antiche tecniche per piantare e far crescere alberi dove prima c’erano solo lande desolate.

Tutto è iniziato con Yacouba Sawadogo che trovò il modo di reagire alla terribile siccità 1972-1984 scavando piccole buche nel terreno per accumulare la rara acqua piovana e aggiungendovi letame durante la stagione secca per migliorare al fertilità. Un risultato imprevisto fu la crescita spontanea di germogli di albero, provenienti dai semi contenuti nel letame, in mezzo alle coltivazioni di miglio e sorgo.

Sawadogo capì che questi alberi spontanei, proteggendo le piante circostanti con la loro ombra, raffreddando l’ambiente e consolidando il terreno con le loro radici, svolgevano un ruolo prezioso nel prevenire erosioni. La riforestazione faceva risalire le falde acquifere sotterranee, drammaticamente depauperate dalla siccità.

Il suoi raccolti, assai più ricchi di quelli dei vicini, convinsero prima decine, poi centinaia ed infine migliaia di contadini ad imitarlo. Il geografo Chris Reij ha dichiarato al settimanale USA “The Nation” che “Questa è probabilmente la più grande trasformazione ambientale positiva del Sahel e forse nell’intera Africa”.

La riforestazione semispontanea, a differenza dei progetti della Banca Mondiale, si basa su specie locali, resistenti al calore e alla scarsità d’acqua perché autoselezionate. Inoltre, queste tecniche di coltivazione non costano nulla e sono a disposizione anche dei contadini più poveri: non occorre alcun finanziamento, né costi amministrativi, né burocrazie gestionali. Infine, mobilitando i contadini stessi si ottengono risultati positivi saltando l’intermediazione dei governi, sempre fonte di corruzioni e di lungaggini.

Quando un paese da opportunità va rafforzata la cooperazione! Anche la cooperazione tra turismo responsabile e cooperazione internazionale va incentivata. In questa direzione va la collaborazione tra Centro Turistico Acli e Ipsia del Trentino. Che sono a proporre un inedito viaggio in Africa alla scoperta della storia e della tradizione Dogon in Mali (pdf), venendo a contatto con una popolazione dal sapere cosmogonico, un’architettura ricca di simbologie, dal ritmo giornaliero scandito dal battito nei mortai delle donne, da biblioteche dai saperi pesanti.

Non solo immergersi in una cultura millenaria ma tentare la cooperazione tra diversi. Parte del costo del tour andrà, infatti, in “sviluppo locale”: la costruzione di una scuola con annessa biblioteca per meglio conservare il cibo per la mente e la mensa per l’istruzione di centinaia di bambini. Siamo a Yassing, un villaggio della piana nel Paese Dogon, ai piedi della falesia. Un territorio che dal 1998 è incluso nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO.

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