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Libera: appello 'Niente regali alle mafie', contro la vendita dei beni confiscati

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Il manifesto dell'appello di Libera

L'associazione Libera ha lanciato un appello online contro norma - approvata a maggioranza al Senato nell’ambito del maxi-emendamento presentato dal governo alla Legge Finanziaria - che prevede la vendita dei beni confiscati ai mafiosi. L'appello "Niente regali alle mafie: i beni confiscati sono cosa nostra!" chiede al Governo e al Parlamento di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.

"Con l'emendamento votato al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività" - aveva commentato don Luigi Ciotti, in occasione del voto al Senato. "Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia" - concludeva il presidente di Libera.

L'appello ricorda che tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. "Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente" - scrive don Ciotti.

Con l'emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, si prevede invece la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. "E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato" - segnala l'appello. "La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni". Per queste ragioni Libera chiede al Governo e al Parlamento di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.

L'associazione chiede inoltre di "rafforzare l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan" e di introdurre "norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti". E che "vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie". "Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti 'cosa nostra'" - conclude l'appello.

In una lettera ai presidenti delle associazioni nazionali don Ciotti sottolinea che "è importante una reazione di tutto il mondo dell'antimafia sociale. Inoltre è in preparazione una mobilitazione a sostegno dell'appello. Martedì 24 novembre a Roma, presso la bottega della legalità “Pio La Torre” in via dei prefetti 23, Libera organizzerà “un'asta simbolica” dove verrano “svenduti” alcuni beni confiscati. Sabato 28, tutti i coordinamenti di Libera, le associazioni che fanno parte della rete, e tutte le soggettività della società responsabile intenti a difendere la legge 109/96, organizzeranno un presidio in ogni provincia dove ci sono beni confiscati che possono essere oggetto di vendita e si raccoglieranno le firme per il ritiro dell'emendamento.

Al 30 giugno scorso, sono 8933 i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata dal 1982, quando entrò in vigore la legge Rognoni-La Torre. Di questi 5407 sono stati destinati allo Stato o ai Comuni per finalità istituzionali e/o sociali, 313 sono usciti dalla gestione del Demanio per vari motivi (tra cui revoca della confisca, esecuzione immobiliare, espropriazione), mentre 3213 sono ancora quelli da destinare. Questi 3213 beni immobili per i quali deve ancora intervenire il decreto di destinazione potranno essere venduti se la riforma alla legge 109/96 passerà anche alla Camera. [GB].

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