Legno illegale? Finalmente l’Italia si adegua all’Europa

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Foto: Ec.europa.eu

Il legno illegale? E chi lo conosce? Basta non fare le leggi e non occorre neanche tenere gli occhi chiusi. Così l’Italia, fino alla scorsa settimana, rischiava una bella procedura d’infrazione dalla Commissione europea proprio durante il semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione. Nonostante, infatti, quello italiano sia uno dei mercati più importanti a livello internazionale per le importazioni di legname, si sono dovuti attendere quasi due anni dall’entrata in vigore del Regolamento Europeo del Legno (European Union Timber Regulation o EUTR) avvenuta il 3 marzo 2013 perché questo decreto attuativo fosse adottato anche nel nostro Paese, rischiando per questo la sanzione europea per inadempienza.

Quello italiano, diciamolo, non è stato un iter facile. È, infatti, passato un anno e mezzo prima che il Governo si decidesse a pubblicare, lo scorso ottobre, un primo piano attuativo dell’EUTR con un testo che a detta di Greenpeace “faceva acqua e non sembrava sufficiente a scoraggiare le importazioni di legname di origine dubbia”. Secondo l’ong le sanzioni previste erano inadeguate e punite soltanto con una sanzione amministrativa. Per gli ambientalisti occorreva prevedere anche la confisca del carico perché “In caso contrario, l’ammenda potrebbe risultare irrisoria, se confrontata con il ricavo dalla vendita” e alla gravità del reato.   

Il Regolamento EUTR è, infatti, una norma fondamentale per la lotta alla deforestazione illegale che sta compromettendo i polmoni verdi del Pianeta con ricadute devastanti sugli ecosistemi, l’inquinamento, il cambiamento climatico e la vita di migliaia di persone. La norma promossa dall'Unione prevede l’adozione di un sistema cosiddetto di “dovuta diligenza” da parte degli importatori, che dovranno mettere in atto tutte le misure necessarie per evitare che il legno di origine illegale finisca nei prodotti che commercializzano. L’EUTR richiede inoltre ad ogni Stato membro la definizione di sanzioni “efficaci, proporzionate e dissuasive” attraverso un decreto legge attuativo che possa perseguire e dare seguito alle decine di denunce delle associazioni ambientaliste che negli ultimi anni hanno segnalato numerose violazioni in materia. Insomma “Ce lo chiede l’Europa” e questa volta la richiesta, più che sensata, è stata almeno sulla carta realizzata.

Oltre a Greenpeace anche WWF, Terra! Legambiente e l’associazione Salva le Foreste hanno espresso soddisfazione per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 10 dicembre, del nuovo decreto-legge che finalmente introduce in Italia i meccanismi necessari all’applicazione del EUTR e proibisce, con misure e controlli più restrittivi, l’immissione e il commercio in Europa di legno e prodotti derivati provenienti dal taglio illegale. Ora che finalmente anche il nostro Paese è in possesso di una norma che permette di adeguarsi ai regolamenti comunitari, le associazioni ambientaliste ritengono di fondamentale importanza che si proceda all’immediata approvazione dei decreti ministeriali previsti e chiedono quindi un incontro con il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina. Per le associazioni il Ministero “deve dotarsi di una strategia operativa e di un piano di ispezioni per controllare il mercato nazionale. Inoltre, le autorità dovrebbero avviare subito una campagna di comunicazione per le decine di migliaia di aziende della filiera del legno interessate dal provvedimento, a beneficio anche di tutti i consumatori. È, infine, necessario promuovere un’efficace formazione per gli stessi addetti che dovranno svolgere i controlli e far rispettare la legge”.

Sì perché la legge non basta. Occorre farla rispettare visto che aggirare le regole europee nel 2014 è ancora possibile. Solo lo scorso mese di novembre una nave in arrivo dall’Amazzonica è stata fermata dagli attivisti di Greenpeace. La nave, battente bandiera francese, era carica di container pieni di listoni per la pavimentazione da esterno in Ipè, una specie di legno molto rara in Amazzonia, proveniente dalla ditta brasiliana Rainbow Trading e destinato alle aziende belghe Lemahieu e Omniplex. Appena due settimane prima, Greenpeace aveva denunciato la frode e la falsificazione dei documenti d’accompagnamento di legname tropicale da parte della Rainbow Trading, dopo due mesi di indagini sotto copertura nel cuore della foresta amazzonica, che hanno permesso di seguire il carico dal taglio illegale fino alle segherie dello stato del Parà  grazie ai GPS collocati nei camion del legname. 

Confrontando i movimenti dei camion segnati dal GPS con le mappe ufficiali, che registrano l’uso dei suoli, e le aree da cui veniva prelevato il legno con le concessioni per il taglio, Greenpeace ha potuto provare che questi camion prelevavano legno da aree di proprietà del governo federale dove secondo la legge brasiliana è proibito il taglio. “Il legname, veniva poi ripulito con falsi documenti di accompagnamento”. Ma nonostante le prove fornite dagli ambientalisti, le autorità olandesi hanno fatto scaricare il legname, che è partito per il Belgio pronto ad essere distribuito. È così che numerose aziende in Europa, comprese alcune aziende italiane, si ritrovano ancora oggi ad acquistare legno di dubbia provenienza. Ora la nuova legge obbliga tutte le aziende che operano in questa filiera ad applicare una rigorosa valutazione del rischio quando acquistano legno e il Ministero non ha più scuse per non agire. Cambierà il destino delle foreste o ancora una volta sarà “fatta una legge e trovato l’inganno”?

Alessandro Graziadei

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