Le ricette della nonna

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Foto: O.aolcdn.com

Ci sono cose che le generazioni le separano, allontanandole oltre il naturale avvicendarsi degli anni. Una di queste di solito è la tecnologia: da un lato anziani pressoché digitanalfabeti, dall’altro nativi digitali, aggrappati a una connessione internet per dare senso al proprio stare al mondo, soprattutto quando se ne abitano le periferie. Ma ci sono anche cose che vecchi e giovani li avvicinano, come per esempio il cibo, anche quando è quello della tradizione. Perché si attivano piccoli e spontanei passaggi di consegne, di ricordi, di ricette, di identità che tracciano lievi confini al proprio vissuto.

Quella di oggi è una storia di tenerezza e famiglia, di cucina e di povertà, di cure e di ricchezza, che accorcia la distanza tra gli anni di una bisnonna e quelli di un bisnipote, tra le videocamere e le pentole di argilla messe a scaldare sul fuoco. Mastanamma ha 106 anni ed è una nonna ancora in forma, che dà indicazioni su come cucinare al meglio i piatti tipici indiani che accompagnano la famiglia nei propri giorni di lavoro e di festa. Lui, Laxman, vuole stare al passo con la modernità, e prova a seguire un’idea che in poco tempo gli fa battere i record di YouTube: coinvolgere la nonna in piccole video ricette. Sul canale Country Foods aperto con un amico, i video pubblicati superano i 40 milioni di visualizzazioni e gli iscritti sono oltre 255 mila: cosa avranno mai di tanto speciale, ci chiediamo? Perché sono filmati evidentemente girati da un autodidatta, hanno un ritmo per niente incalzante e probabilmente su un blog di cucina sarebbero bastate qualche foto e un paio di didascalie per condividere ingredienti e procedimento. Qui invece il tempo è quello dell’attesa, dell’olio da scaldare e delle cipolle da soffriggere, della cottura da seguire con attenzione e delle correzioni di sale da fare. E’ il tempo della lentezza, del cucinare come rito di comunità al pari della condivisione del cibo, del rispetto degli anziani e di un piatto di foglie da cui servirsi insieme alla famiglia e al vicinato. E’ il tempo di un sorriso imbarazzato che apre ogni puntata, il tempo di una smorfia corrucciata quando la qualità degli ingredienti non è quella desiderata.

La bisnonna chef non è una cuoca professionista ma, suo malgrado, è diventata una star della cucina che spopola sul web senza probabilmente rendersi esattamente conto di cosa significhi: perché lei continua la sua vita di sempre lontana dalle telecamere nell’area di Tenali, nell’India centro-orientale, fa il bucato a mano ogni mattina, rassetta la capanna, predispone i ceppi per cucinare e prepara gli ingredienti necessari per il ristoro dei suoi cari, maneggiando con disinvoltura pentole e piastre incandescenti. E non sono solo i colore sgargianti del cibo o dei suoi sari con cui si presenta davanti allo schermo sempre curata e in ordine: è piuttosto il colore del suo sguardo a catturare il pubblico, mentre con convinzione Mastanamma raccomanda il suo ingrediente principale: la lentezza. Ed è una delle spezie di cui il bisnipote ha scelto di non correggere le dosi: i video trasmettono la calma della cucina, la fermezza di una vita di difficoltà e ostacoli che la bisnonna del web ha affrontato con tenacia e che si intravede tra le rughe che le disegnano il volto: un matrimonio nell’età che dovrebbe essere della scuola e dei giochi, un marito venuto presto a mancare, figli uccisi dal colera. Eppure Mastanamma difende con caparbietà la sua indipendenza nella capanna dove vive da una vita, muovendosi con mani esperte e una resistenza d’animo e di fisico, temprato dal lavoro duro di una vita, quello della raccoglitrice di riso.

Dal mondo sono arrivati inviti, sostegno economico e ringraziamenti, incoraggiamenti e complimenti. Ma forse è proprio in lei che leggiamo l’insegnamento più prezioso e il ringraziamento più composto: lo leggiamo nel tempo di quel pollice alzato davanti allo schermo abbracciata al nipote, come una diva impacciata eppure a suo agio che, mentre imbocca gli uomini di casa con assaggi del cibo ancora fumante, scompone le storie di generazioni in piccoli gesti di cura, con un divertimento leggero degli occhi.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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