Le contraddizioni internazionali: intervista a Luca Mercalli

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Luca Mercalli al MUSE (Museo delle Scienze di Trento)- Foto: In Medias Res

Nell’ultimo periodo si è parlato molto della 21° Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico e del futuro del clima e quindi delle sorti del nostro Pianeta. Nonostante le diverse opinioni espresse riguardo all’accordo sottoscritto a Parigi nel dicembre scorso, il lato positivo del tanto parlare è che finalmente l’opinione pubblica ha iniziato a informarsi e a rendersi conto della gravità del problema. Fino a qualche anno fa si sosteneva che i cambiamenti climatici sarebbero andati a influenzare le prossime generazioni; ci si aggrappava al pensiero tristemente egoista del “tanto non mi toccheranno in prima persona”, “chissà quante altre cose succederanno nei prossimi anni”, “tanto io non ci sarò più”. Ora però si ha sempre più la consapevolezza che i problemi non sono “futuri”, ma sempre più spaventosamente attuali. Ciò nonostante, non si può ancora dire che ci sia una totale presa di coscienza da parte della popolazione e dei politici della portata di questo argomento e soprattutto dell’urgenza di azioni concrete.

E' stata una sorpresa, piacevole ed inaspettata, vedere che un pubblico tanto numeroso ed attento, composto in gran parte da giovani, si sia presentato al MUSE (Museo delle Scienze di Trento) per la serata “Accordo sul Clima di Parigi: successo o fallimento?” , organizzata dal gruppo Marcia Globale per il Clima Trento. L’incontro, moderato dal climatologo dell’Osservatorio Trentino per il Clima Roberto Barbiero, ha proposto un alternarsi di interventi da parte degli ospiti Luca Mercalli, climatologo e meteorologo, presidente della Società Meteorologica Italiana e direttore della rivista Nimbus, e Cristina Dalla Torre, laureanda in Economia dell’Ambiente di Torino, delegata trentina al progetto dell’Agenzia di Stampa Giovanile a Parigi durante la COP21.

Al centro della discussione il nuovo accordo di Parigi. Abbiamo chiesto a Luca Mercalli di immedesimarsi nel ruolo di un professore e dare un giudizio sul tanto discusso documento siglato durante la ventunesima Conferenza delle Parti.

M: “Il documento strappa la sufficienza se si considerano le difficoltà che si incontrano nel mettere d’accordo tutti gli Stati del mondo. Sicuramente è il più grande accordo mai sottoscritto nella storia dell’uomo, poiché ha raggruppato tutti i governi mondiali che, con la loro partecipazione, in qualche modo hanno aderito e riconosciuto la drammaticità del problema dei cambiamenti climatici ambientali. Per la prima volta c’è stato un riconoscimento dell’esigenza di fare qualcosa. Pertanto l’accordo si può considerare pienamente sufficiente sul piano dello sforzo diplomatico fatto.

Merita invece tutt’altro voto se considerato dal punto di vista fisico. Se la natura potesse parlare del rapporto che ha attualmente e che prevede di avere con noi esseri umani, non ne sarebbe di certo soddisfatta e tranquilla. In questo caso le scelte riportate all’interno del documento sono ancora troppo poche e troppo deboli. Numericamente, le proposte avanzate dai singoli paesi per ridurre le emissioni climalteranti non riescono a garantire il limite di aumento di temperatura entro i 2°C entro fine secolo. Si è molto più vicini infatti alla soglia dei 3°C rispetto ai 2°C. Per non parlare del preambolo dell’accordo che dichiara di impegnarsi a mantenere l’aumento di 1.5°C: decisamente fantaclimatologia.

Facendo quindi una media, l’accordo strappa un 6 meno meno, una sufficienza assolutamente da consolidare. Perchè? Perchè si è fatto troppo poco e troppo tardi!

Sulla base di questi intenti positivi si deve assolutamente scendere più profondamente nel merito delle modalità tecnologiche e finanziarie con le quali raggiungere effettivamente una riduzione concreta di queste emissioni.”

Spesso si rischia di rimanere molto lontani dalla realtà locale e questi accordi internazionali non vengono tradotti in azioni politiche che i cittadini comprendono facilmente. Per scendere a un livello più nazionale-europeo e collegare i problemi ambientali con le scelte di governo vorremmo chiedere un commento, da Lei piemontese a noi trentini, sul progetto Treni ad Alta Velocità.

M: “Il progetto Alta Velocità, in particolare per il trasporto merci (TAV), viene spesso propagandato come una delle soluzioni ai problemi ambientali, sostenendo che la rotaia consumi meno energia rispetto alla gomma. In realtà, facendo bene i calcoli, ci sono enormi dubbi sulla positività di questo risultato ed è quindi necessario sincerarsi che questa affermazione propagandistica corrisponda al vero. I mezzi tecnici per accertarsi che il bilancio energetico di queste opere sia effettivamente favorevole ci sono; resta però necessario che questa analisi sia imparziale e non provenga dal governo proponente, ma da una struttura terza. Dai primi calcoli effettuati attraverso i pochi mezzi volontari che i comitati hanno a disposizione, risulterebbe che queste opere vadano a consumare più risorse e più energia di quanto promettano di toglierne spostando il traffico stradale sulle linee ferroviarie.

Il secondo punto da prendere in considerazione quando si parla di questo progetto è l’ideologia e il pensiero che si nasconde dietro: indipendentemente dagli aspetti tecnologici prima citati, questo genere di grandi opere continua a sposare la logica della crescita infinita. Il pensiero sotteso è quello di cambiare il modo e la modalità, mantenendo però costante l’aspetto fondamentale del consumismo: trasportare e quindi consumare sempre di più. Ancora una volta questi tipi di progetti risultano vecchi e obsoleti e non riescono a comprendere la novità del futuro, che è quella di ridurre e di contrarre e non di espandere l’economia all’infinito.

La stessa Unione Europea risulta essere in contraddizione poiché da un lato promuove un’economia circolare che prevede una forte riduzione dell’utilizzo delle materie prime e della produzione di rifiuti, mirando quindi a una diminuzione dei consumi e del transito di merci. Allo stesso tempo, però, finanzia e supporta queste grandi opere che comportano un aumento dello stesso transito e quindi un risultato completamente opposto all’idea di limitazione degli impatti ambientali.

La contraddizione è evidente tra questi due scenari, sta a noi decidere quale vogliamo percorrere".

E le contraddizioni non ci sono solo a livello europeo: l'Italia definisce le sue politiche ambientali come verdi e sostenibili ma, dall'altra parte, dopo la presunta positività delle Valutazioni di Impatto Ambientale, autorizza la ricerca di idrocarburi nell'Adriatico.

M: "Il tema delle trivellazioni è molto attuale e a questo ho dedicato parte della seconda puntata del mio programma televisivo Scala Mercalli, che andrà in onda da sabato 27 febbraio su Rai 3". 

Le risposte di Luca Mercalli sono precise e decise e lasciano trasparire un alto grado di preoccupazione. Intraprendere delle strade veramente sostenibili a livello ambientale è la sfida che oggigiorno tutti i governi, ma soprattutto tutti noi, dobbiamo saper affrontare. L’altra grande sfida riguarda la lotta contro la cattiva informazione. Informarsi ed essere consapevoli è il primo passo per il cambiamento.

A fine febbraio riprenderanno le puntate di “Scala Mercalli” e andranno in onda contemporaneamente al programma di Maria De Filippi che, stando al sondaggio svolto da Demopolis e pubblicato sull’Espresso nel 2015, risulta essere la persona che più ispira fiducia agli adolescenti d’oggi.

Speriamo che i dati del 2016 ci mostrino un cambio di tendenza e che nuovi modelli  culturali sostituiscano quelli attuali. Anche da questi dettagli potremo comprendere il cammino che abbiamo deciso di percorrere. 

Sara Cattani

In Medias Res

L'associazione In Medias Res nasce nel Luglio del 2015 a Trento come naturale prosecuzione del progetto di media-attivismo "Agenzia di Stampa Giovanile", realizzato da un collettivo formato da giovani con background e formazione differenti. Il progetto nasce in seno all'associazione Jangada nel 2012 e in collaborazione con l'associazione Viração Educomunicação in Brasile, in concomitanza con il Summit Rio+20 e cresce entrando in contatto e collaborando negli anni con diversi enti e associazioni a livello locale ed internazionale (tra gli altri l’Assessorato alla Cooperazione e allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento, l'Universita di Trento, l'Osservatorio Trentino sul Clima, il consorzio dei Comuni della provincia di Trento BIM dell’Adige, la Fundación TierraVida in Argentina e la Rete+Tu). L'associazione si occupa principalemtene di divulgazione libera e indipendente di tematiche legate all'ambiente, alla società e all'economia attraverso la pubblicazione di articoli e video (negli ultimi anni ha realizzato reportages durante le Conferenze delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici - COP18 di Doha, COP19 di Varsavia, COP20 di Lima), percorsi formativi nelle scuole e laboratori e eventi aperti alla cittadinanza.

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