La vetta mancata

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Foto: PAT

Un libro per raccogliere fondi e destinare dei defibrillatori nei rifugi di montagna: l'idea è partita da Massimo Dorigoni, poeta e scrittore trentino. L'ha presentata al Tavolo della Montagna, che l'ha sostenuta fin da subito. Iva Berasi, direttrice dell'Accademia della Montagna, ha affermato: “Il Soccorso Alpino Trentino , il Collegio delle Guide alpine del Trentino, la Società Alpinisti Tridentini, l'Associazione Gestori Rifugi del Trentino e Accademia della Montagna del Trentino hanno firmato nel dicembre 2014 un protocollo d'intesa per l'istituzione di un "tavolo degli enti rappresentativi del mondo della montagna” che, in modo unitario e continuativo nel tempo, realizzi iniziative finalizzate alla prevenzione degli incidenti in montagna". Coordinatore del tavolo è Accademia della Montagna. Gli enti citati hanno ritenuto che per realizzare un’efficace opera di prevenzione degli infortuni in montagna non si possa più agire da soli, ma che sia necessaria un’azione sinergica e continuativa nel tempo tra tutte le principali istituzioni rappresentative del mondo della montagna. Gli “Enti ed Associazioni” sopra denominati hanno inteso quindi attivare una collaborazione continuativa nel tempo finalizzata a portare avanti una politica della montagna diretta a realizzare azioni che possano contribuire ad aumentare il grado di consapevolezza e di conoscenza delle persone che, a vario titolo, frequentano il territorio alpino; e promuovere campagne e iniziative formative di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica finalizzate alla prevenzione degli incidenti in montagna. Hanno promosso una campagna "Prudenti sul sentiero "; un'altra " Prudenti in falesia" con la partecipazione dell'alpinista Adam Ondra e ora la campagna "Rifugio Cardioprotetto " con l'obiettivo di acquistare attraverso la vendita del libro " Montagne senza vetta "almeno 10 defibrillatori automatici per altrettanti rifugi”. Il libro è stato presentato al Trento Film Festival 2017 e successivamente in occasione della Giornata Europea del Rifugio 2017.

Massimo, com'è nata l'idea di questo libro?

Da un'esperienza personale, nel mio caso con mio papà. Eravamo in montagna e lui si è sentito poco bene, non ce la faceva più ad andare avanti. Abbiamo quindi scelto di tornare indietro pensando fosse un qualcosa legato alla quota. Siamo scesi, ha fatto delle visite mediche e lo hanno operato due volte al cuore. Ho pensato che se in quel frangente avesse avuto bisogno di un defibrillatore, sarebbe stato un problema perché nessuno dei due rifugi vicini ne avevano. Da questa esperienza è nata un po' l'idea: è un pensiero che è rimasto nel cassetto della mente per tanti anni. L'altro tassello del puzzle è che lavoro come operatore sanitario; e poi amo scrivere ed andare in montagna: ho quindi unito tutti questi aspetti ed è nata una riflessione.

Di che tipo?

Diciamo che vado in montagna. A volte capita di non arrivare in cima e di dover tornare indietro. Cosa significa non arrivare in cima? A volte pur di arrivare in cima non si bada allo stato di salute, ci sono persone che si spingono oltre senza pensare alle conseguenze, e magari senza neanche l'attrezzatura giusta. Forse non si conoscono i propri limiti, o non si valuta che la montagna può far male...anche se in realtà siamo noi che ci facciamo male.

Quanto ci hai messo a scrivere il libro?

Un paio d'anni: perché l'autore di questo libro non sono solo io ma siamo in 23, tutte persone che esprimono delle riflessioni. Siamo guide alpine, amanti della montagna, alpinisti. Parliamo della vetta mancata: è un po' un argomento tabù e questo forse è un po' particolare. L'idea era di lanciare un messaggio anche ai semplici turisti: se io vado in Patagonia e spendo tempo, denaro e torno senza aver raggiunto la vetta – allora ecco, non è detto che chi va in montagna la domenica non possa dire “guarda, oggi non va, torno indietro”.

Chi sono gli autori?

Essendo stato già istruttore di alpinismo ho proposto quest'idea a dei miei amici, che hanno accettato; poi c'è stato un po' di passaparola. Sono tutte persone che hanno insegnato con me o comunque persone coinvolte nel mondo della montagna. Alcuni erano i miei maestri ed è stata una grande emozione poter lavorare fianco a fianco. Adesso stiamo organizzando delle serate per presentare il libro e parlare del progetto dei defibrillatori. Un altro aspetto interessante è che gli autori del libro coprono una fascia di età che va dai 20 ai 75 anni, è un libro che copre 3 generazioni. 

Prima di intraprendere la scrittura vi eravate confrontati sul tema?

Il tema è partito da Tamara Lunger, un'alpinista molto valida che è tornata dall'Himalaya senza raggiungere la vetta. Ecco, nonostante questo lei l'ha presa non come una sconfitta – tanto da scrivere un libro, “Io, gli ottomila e la felicità”. Non ne ha fatto un dramma come in tanti avrebbero fatto, ed è stata comunque contenta per i suoi compagni di avventura. Il suo libro, questa sua riflessione sulla mancata vetta ha avuto molto eco. Ci siamo sentiti, le ho parlato del progetto e le ho chiesto di fare una prefazione al libro, proprio per mandare un messaggio, volto ad aiutiamo sia le persone che frequentano la montagna sia le persone che potrebbero aver bisogno del defibrillatore. Volevamo far trasparire il lato umano dell'alpinismo.

Era la tua “prima volta” nella scrittura?

La prima volta in questo tipo di avventure: mettere insieme tante persone, coordinare il tutto. Prima avevo scritto alcuni libri, tra cui uno di poesie in dialetto, “La tor de Babele”, i cui ricavati sono andati in beneficienza, per il terremoto in Nepal. E poi ho altri due libri in cantiere: un secondo di poesie ed uno di racconti di montagna.

Come si può acquistare il libro?

Ci sono diversi modi: durante le presentazioni – la prossima sarà il 3 agosto alle 18 a San Martino di Castrozza, in occasione di DolomitIncontri ; si può chiedere sui rifugi, alla libreria l’Ancora di via S. Croce a Trento , ad Accademia della Montagna 0461493175 /segreteria@accademiamontagna.tn.it ma anche contattare me ( Chi fosse interessato comunque a sostenere il progetto può fare un bonifico intestato a ASSOCIAZIONE PERNICI DEL LA PIOF - IBAN IT14R0812320800000000332280

Quando tirerete le somme sul progetto?

Finita la stagione faremo il punto per vedere quanti defibrillatori possiamo comprare: il nostro obiettivo è 10. Adesso dobbiamo decidere se poi destinarli ai rifugi più lontani – come avevo ipotizzato inizialmente – oppure ai più frequentati – dove le probabilità che qualcuno si senta male sono maggiori. Basta che anche solo uno serva per salvare una vita, e già avremo raggiunto il risultato.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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