La situazione in Sud Sudan peggiora

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Foto: Un.org

Il 13 dicembre scorso, in relazione ad una riunione della commissione di sicurezza per il Sud Sudan, Ban-Ki-Moon ha detto che “la situazione in Sud Sudan può degenerare rapidamente verso un genocidio”.

Con queste durissime parole il Segretario dell’ONU ha voluto semplicemente mettere al corrente il mondo che una nuova strage sta per essere perpetrata sotto gli occhi di tutti e di nessuno.

Da oltre due mesi il presidente sud-sudanese Salva Kiir aveva comunicato all’ONU che l’invio di ulteriori forze di interdizione tra il suo esercito e quello “ribelle” dell’ex primo-vicepresidente Riek Machar non sarebbe stato tollerato: sarebbe stata considerata una azione inutile e di intervento non autorizzato da parte di forze indesiderate.

Quale sia la situazione reale è abbastanza facile a dirsi, anche se pochissime fonti di “informazione” ne parlano. Il presidente Salva Kiir, ora solo al potere, con un governo completamente al suo servizio, sta cercando di chiudere la “questione” politico militare con il suo avversario di sempre, il gen. Riek Machar, attualmente in esilio in Sud Africa (dice lui per cure, ma ci si trova da quando è scappato, tra l’8 e il 9 luglio, dopo un passaggio in Sudan).

Omar-al-Bashir, presidente del Sudan (ricercato dalla polizia internazionale per il genocidio in Darfur, ma mai arrestato, nemmeno all’aeroporto di Città del Capo, in occasione di una riunione del Consiglio dell’Unione Africana, la scorsa estate), sta ora colloquiando, più o meno amabilmente, con Salva Kiir, a proposito dei pozzi petroliferi al confine tra i due paesi: sta quindi facendo affari con colui contro il quale ha scatenato una guerra di due anni dopo l’indipendenza concessa.

Il presidente ugandese Museveni è stato nei gironi scorsi a Juba, inatteso (e forse anche indesiderato) ospite di Salva Kiir, probabilmente per trattare un aiuto contro Riek Machar, considerato nemico personale anche del presidente ugandese. Ricordiamo che spesso Museveni ha dichiarato che le sue truppe non si ritireranno dal Sud Sudan, in quanto vi si trovano “per difendere gli interessi strategici dell’Uganda”.

E’ triste considerare che l’Uganda ha truppe in diversi paesi africani: Sud Sudan, appunto, ma anche in Congo, in Mali, in Somalia, in Rwanda, in Kenya, in Etiopia e così via… Sono tutte truppe che difendono “interessi strategici ugandesi”? Allora viene da considerare che l’Uganda abbia un potere analogo, militarmente parlando, simile a quello degli Stati Uniti o della Gran Bretagna o della Russia…

Il pericolo, riscontrato da Ban-Ki-Moon, assolutamente oggettivo, è che si stia creando un’alleanza strategica per spartirsi il Sud Sudan, lasciando al popolo la fame e la povertà, e magari anche la siccità di questo terribile anno, e spartendosi i soldi del petrolio del nord, nonché quelli dei paesi occidentali che continuano imperterriti a proporre soluzioni pacifiche di giorno, consegnando nuove armi la notte.

Negli ultimi mesi quasi tutte le grandi ONG hanno ritirato personale e strutture, dove possibile, per evitare ritorsioni e danni vari. Ormai in Sud Sudan i “bianchi” sono pochi, quasi tutti missionari, laici e religiosi, medici o infermieri, che non guardano alla propria vita personale o alla fama delle ONG, ma che cercano con ogni mezzo di difendere le popolazioni dalle atrocità dei loro governanti.

Il Segretario Ban-Ki-Moon ha specificato, nel suo discorso di martedì 13 dicembre, che “bisogna bloccare la consegna di altre armi a questo paese”, perché, come dicevamo all’inizio, la degenerazione verso il genocidio è in corso ed è troppo veloce.

Insomma, un continuo ripetere la stessa cosa, sia da Ban-Ki-Moon, sia da Papa Francesco: basta con il finanziamento, la costruzione ed il commercio delle armi...

Che il mondo apra gli occhi e non lasci fare, anche in Sud Sudan, quello che è stato fatto in Siria, in Libia, in Yemen…

Paolo Merlo

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