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La risposta alla crisi? Cooperazione!

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L’ingranaggio della crisi non si cambia da soli – Foto: robbisaet.wordpress.com

La cooperazione, secondo l’ultimo rapporto Censis, è in salute. Si; certo, non ha mai avuto crescite roboanti, dalle quali è bene diffidare, ma ha sempre conosciuto un lento ma graduale sviluppo da quando, nel 1854, nacque nel Regno di Sardegna e precisamente a Torino (alcuni operai si misero assieme per una cooperazione di consumo....una sorta di Gas dei nostri tempi). Questo trend ha avuto una accelerazione nell’ultimo decennio quando molte imprese profit chiudevano i battenti. Il periodo ha visto un incremento di quasi dieci mila unità. Il 2012 chiude con 80.844 coop. Non male. Trattasi della risposta italiana all’anno internazionale delle cooperative.

Le coop hanno mostrato una vitalità molto più accentuata rispetto al sistema delle imprese nel suo complesso: a fronte infatti di un incremento del numero delle imprese italiane del 7,7% le cooperative hanno segnato un balzo in avanti del 14,2% facendo crescere il ruolo che tale segmento riveste nello sviluppo economico del Paese: se nel 2001 su 1000 imprese attive si contavano 14,2 cooperative nel 2011 il valore è salito a 15,2, accreditando la cooperazione come un’area estremamente dinamica e vitale del ricco e poliedrico panorama imprenditoriale italiano.

Il positivo trend di crescita non s’è interrotto nel 2008, mentre crollava la Lehman Brothers, ma ha iniziato a mostrare evidenti segnali di affaticamento, vedendo lentamente ridurre le proprie fila; la cooperazione invece ha continuato a crescere a ritmi estremamente sostenuti. Solo tra 2010 e 2011 si è segnalata una leggera flessione rispetto all’anno precedente, che ha riportato il numero delle cooperative sulla soglia delle 80 mila; perdita che tuttavia è stata recuperata nei primi tre trimestri del 2012.

Ma quello che in un momento critico di passaggio come l’attuale appare il tratto distintivo della cooperazione italiana è la capacità che questa ha mostrato negli ultimi anni non solo di garantire la tenuta occupazionale ma di continuare a costituire un bacino prezioso e per certi versi unico di nuove opportunità di lavoro. Ciò spiega la presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano alla presentazione del rapporto Censis che ha fotografato lo stato della cooperazione in Italia. What else? Sembrava dire George alla presentazione del rapporto.

Si stima che dal 2007 al 2011 l’occupazione creata dalle coop italiane sia aumentata dell’8% facendo lievitare il numero degli occupati tra soci e non soci da 1 milione 213 mila a 1 milione 310 mila. Nell’ultimo anno, poi, il valore è cresciuto ulteriormente, attestandosi al terzo trimestre a quota 1 milione 341 mila (+2,8% rispetto al terzo trimestre del 2011).

Si tratta di un dato in totale controtendenza con quello che è il ben noto quadro di sistema, considerato che nello stesso arco di tempo l’occupazione in forza presso le imprese è diminuita del 2,3% mentre il mercato del lavoro nel suo complesso ha subìto una perdita di posti di lavoro pari all’1,2%. Anche tra 2010 e 2011 il numero dei lavoratori ha continuato a crescere, malgrado gli effetti della crisi abbiano iniziato a farsi sentire anche sulle dinamiche che hanno interessato le cooperative, segnando un saldo positivo dell’1,9%, e portando l’incidenza complessiva dell’occupazione creata dalle cooperative sul totale del sistema imprese al 7,2%.

L’andamento di lungo periodo trova spiegazione nella solidità intrinseca del modello cooperativo e nella sua logica di crescita incrementale che se da un lato risulta più rigida nello sfruttare le accelerazioni di mercato, quando si presentano, dall’altro lato riesce a difendersi con maggiore fermezza alle dinamiche negative proprio attraverso i suoi meccanismi compensativi interni. Meccanismi che sembrano aver ben funzionato anche nell’ultimo anno, visto che al terzo trimestre 2012 la cooperazione segnava rispetto allo stesso periodo del 2011 un ulteriore crescita del 2,8%.

Non si può non chiamare in causa, nello spiegare i risultati occupazionali raggiunti dalla cooperazione nell’ultimo quadriennio, anche la proverbiale capacità della cooperazione italiana di andare a scovare e dare risposta a quegli spazi emergenti di domanda, sociale e non, inevasi dal pubblico finendo, proprio nei momenti di maggiore difficoltà, per trovare nel proprio ruolo nuove ed impensabili opportunità di crescita. È emblematico da questo punto di vista che a trainare l’aumento dell’occupazione sia stato proprio il settore della cooperazione sociale, considerata la “cenerentola della cooperazione” che ha registrato tra 2007 e 2011 un vero e proprio boom, con una crescita del numero dei lavoratori del 17,3%. Crescita che non si è arrestata nemmeno nell’ultimo anno (tra terzo trimestre 2011 e 2012) segnando un balzo in avanti del 4,3%.

Una ricetta che funziona pure nella dimensione locale, anzi che parte dal piccolo per arrivare al grande. I big della “cooperazione sociale” del Trentino, per esempio, hanno voluto incontrare e quasi sfidare i big dell’industria italiana e transnazionale. Con l’aiuto del nostro portale e della Fondazione San Zeno hanno invitato sia Ferrero che Veronesi patron di Intimissimi e Calzedonia. Il match è durato un paio d’ore alla Manifattura Tabacchi di Rovereto ma le coop. Sociali non ha mai abbassato la guardia. Ed i numeri danno anche a loro ragione.

Tornando al rapporto possiamo notare che anche l’ampia area del terziario non immediatamente afferente al sociale, comprendente commercio e distribuzione, logistica e trasporti, ma anche credito, servizi alle imprese, ha registrato un trend di crescita molto positivo, per molti versi anticiclico, con un 9,4% nell’ultimo quadriennio, e 3,4% tra 2011 e 2012.

Meno dinamico è stato l’andamento del settore agricolo rimasto sostanzialmente fermo (+0,5%) nel quadriennio, e non ancora in grado di invertire lo stato di affaticamento in cui versa, considerato che tra 2011 e 2012 ha registrato una perdita in termini occupazionali del 3,8%.

Al contrario, l’ultimo anno sembra aprire spiragli di ripresa per tutto il settore manifatturiero che, colpito profondamente dalla congiuntura ha registrato un calo complessivo degli addetti del 3,6%; calo che sarebbe stato ancora più pesante, se l’inversione di tendenza nel 2011 non avesse prodotto un incremento occupazionale del 4,3%, confermata nel 2012 (1,5%). Mentre non sembra essere intenzionata a cessare la crisi che ha investito il comparto edile. Con il 9,3% in meno di occupazione in soli quattro anni, anche il 2012 sembra caratterizzato dal segno meno (-1,6%), allineando le performance della cooperazione a quelle medie di settore, investito da una crisi strutturale senza precedenti.

Fabio Pipinato

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