La passione non ha un traguardo

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Il monte Kenya - Foto: Håkon Dahlm

Ho incontrato Sergio Martini a casa sua. A Lizzanella, un sobborgo di Rovereto (Trento). Entro. Lui è molto cordiale anche se non ci sa fare. La sua abitazione sembra una bottega di commercio equo con artigianato da metà mondo: Tibet, India, Cile e, naturalmente, Kenya.

Per fortuna, non parla molto. Anch’io non parlo molto (però scrivo) e sono piuttosto insofferente quando qualcuno ti riversa fiumi di parole. Insomma, l’incontro tra due taciturni. Il suo “Io” è piuttosto modesto se si pensa che è stato 30 volte sopra gli 8000 metri. A differenza di alcuni suoi colleghi non svetta. Anzi. Non si trova affatto a suo agio né con un microfono in mano e né su un palcoscenico.

Alcun convenevole. Passo al sodo. Lo invito ad un incontro pubblico: 2 aprile a Ravina di Trento (il sobborgo ove ha sede Unimondo) per il ventennale di un’associazione locale: l’Allergia al fine di narrare il suo ultimo viaggio in Kenya. “No. Non son fatto per queste cose”. Non sono un marpione, uno scalatore di palcoscenici.

Torna ancora il silenzio. Lui rovista tra le sue cose ed io guardo i suoi oggetti. Non ho affatto l’impressione d’“esser in più”. Mi sento a casa. Anzi. In rifugio.

Un caffè? Certo. Si avvia verso la cucina. Manipola la moka temendo di non riuscire a farlo come si deve. Intanto narra della sua salita sul Monte Kenya assieme a mio fratello Gabriele (presidente di Unimondo e da 17 anni missionario a Nyahururu, all’equatore).

“Certo che è un paesaggio un po’ insolito” – dice Sergio. Si arriva in cima, dopo esser entrati nel parco dell’Unesco, attraversata la palude verticale, dormito in una stalla che non è degna nemmeno del nome bivacco e, scoprire, che non vi sono montagne attorno. Immense pianure”. Siamo sul Monte di Dio.

Martini, per i pochissimi che ancora non lo conoscono, è l’ottavo alpinista al mondo ed il terzo italiano, dopo Reinhold Messner e Fausto De Stefani ad aver scalato tutti e quattordici giganti sopra gli ottomila metri dal 1976 all’anno 2000. Abbiate pazienza, un breve riassunto, per chi non è del giro, gli altri passino pure al successivo capoverso: a soli 17 anni (1966), ha scalato lo spigolo nord dell’Agner nella Valle Agordina. A 19 ha fatto la verticale Micheluzzi della Marmolada. Tra il 1971 ed il 1972 è salito sul Fitz Roy in Patagonia. Nel 1976 l’Himalaya. Nel 1983 il K2 mentre nel 1985 il Makalu. L’anno seguente Nanga Parbat e, quindi l’Annapurna. Il 1987 fu la volta del Gasherbrum II mentre nel 1988 con un distacco di soli 12 giorni fu la volta di Shisha Pangma e Cho Oyu. Nel 1989 ha scalato il Dhaulagiri. Quattro anni dopo raggiunse la vetta del Broad Peak. Con l’Everest, raggiunto nell’anno 2000 dal lato Nepalese, Martini concluse tutte le 14 vette sopra gli 8000 metri.

Bevendo un caffè più forte ed abbondante del solito parliamo dei suoi e dei nostri 8.000. Il significato di “nostri” lo capirete solo a fine articolo. Abbiate pazienza. Sfogliamo un calendario con bellissime foto di tutte le 14 vette. “Adesso sto facendo il secondo giro”. Certo! Eh che Diamine! Ripartirà per il Nepal il 3 o il 4 di aprile. “Ormai è la mia vita. Non posso farne a meno”. Giusto ieri ho fatto le piccole dolomiti sopra Rovereto con gli sci tra i camosci….e via narrando.

Poi tocca a me, topo di biblioteca. Gli narro dei nostri 8.000 fan su facebook e del progetto di piantare un albero per ogni fan in Kenya, ove lui è stato. Ha verificato di persona la deforestazione tanto che gli elefanti, da sempre nascosti in foresta, si vedono comunemente aumentando il conflitto con i contadini che si ritrovano gli orti devastati.

Con lo stesso entusiasmo parliamo di solidarietà internazionale e del sostegno a distanza delle scuole sia del Nepal che del Kenya.

Il clima si scalda. Lui accetta di diventare testimonial per Unimondo accompagnandoci a scalare virtualmente l’Himalaya dagli attuali 8.000 fan sino a 8.848. L’altezza dell’Everest. 1 fan 1 metro. Per ogni nuovo fan di Unimondo su Facebook saliremo in quota di un metro. E pianteremo un albero in Kenya. Io non sono insistente ma non sopporto molto quando mi si dice di no. Accetta “volentieri” anche di esser presente all’incontro del 2 aprile, purché lo si faccia intervenire per pochi minuti. Giusto un saluto. Si trova più a proprio agio ove v’è silenzio, sopra gli 8000. Anche noi a dire il vero.

Fabio Pipinato

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